L’ uomo della scorta, alto, grosso e con il codino, lo vedi spesso al piano terra di Palazzo d’ Orleans. È il segnale che lui, il senatore, è su. Anche se gli addetti alla portineria, i commessi, lo negano a volte agli estranei. Beppe Lumia è una presenza discreta ma assidua, nella sede della presidenza della Regione. Al punto da ricevere i suoi ospiti, specie nelle giornate di venerdì e lunedì, nella stanza attigua a quella di Crocetta.

Un particolare che la dice lunga sul ruolo di colui che è stato definito il Richelieu dell’esecutivo regionale o, ancora peggio, una sorta di governatore-ombra. A confermare questa posizione centrale, nei rapporti fra l’amministrazione e il mondo dell’impresa, le ultime dichiarazioni del magistrato Nicolò Marino, ex assessore della giunta Crocetta. Che ha raccontato di un incontro fortemente voluto da Lumia, una “convocazione” dello stesso Marino al cospetto dei vertici di Confindustria: in quell’occasione il presidente Montante avrebbe espresso rimostranze per il comportamento dell’assessore, che aveva denunciato ingerenze degli industriali sull’azione di governo, parlando pubblicamente di «antimafia fittizia di settori dell’imprenditoria ».

Quell’episodio, racconta l’ex pm, sarebbe stato «l’inizio della fine» della sua esperienza di governo. Ora Montante (con Ivan Lo Bello) ha querelato Marino parlando di «ricostruzioni fanil tasiose», ma i due esponenti confindustriali non negano l’incontro, anzi alle persone più vicine parlano di «iniziativa autonoma di Lumia». E il presidente della commissione Antimafia dell’Ars, Nello Musumeci, ha convocato Crocetta per fare luce sulla vicenda.

Lumia c’è sempre, nelle trame di potere che avvolgono Palazzo d’Orleans. Sin dai tempi del governatore Raffaele Lombardo (poi condannato in primo grado per associazione mafiosa) che nel corso di una convention a Catania, nel giugno del 2011, definì il senatore del Pd, seduto in prima fila, «un fratello ». Per finire ai tempi nostri, a quella compagnia puntuale regalata da Lumia a Crocetta, nei vertici di maggioranza che hanno portato alla nuova giunta come nella missione d’affari a Doha. Sì, il senatore era pure laggiù, nel Qatar, accanto alle massime autorità siciliane. Come sempre, senza fare rumore.
D’altronde, il pallino per gli affari Lumia l’ha sempre avuto. Gli amici e i nemici (sempre di più, come si conviene ai potenti) lo definiscono un grande promotore d’investimenti. Il più recente quello di Gela, dove l’accordo fra Eni e Regione per salvare l’occupazione del Petrolchimico prevede il sostegno, da parte del colosso dell’energia, del progetto “Ciliegino” della coop Agroverde e dell’imprenditore Stefano Italiano. Un progetto caro a Crocetta e Lumia, che parteciparono alla posa della prima pietra. Poi il cantiere si è fermato per mancanza di fondi privati.

«Lumia? Negli anni scorsi è stato il referente politico delle cooperative», dice l’ex deputato Franco Piro, uno che non ha mai amato il concittadino senatore (entrambi sono di Termini Imerese). Certa è solo l’amicizia di Lumia con Francesco Agnello, avvocato palermitano cui nome è legato a una serie di società — da “Sviluppo Palermo” a “Sviluppo Licata” — che si occupano di facilitare l’insediamento della grande distribuzione, coop soprattutto. Agnello è stato indagato nell’inchiesta sul cosiddetto “sistema Penati”, dalla quale è uscito per prescrizione. Nei verbali il ruolo dell’avvocato viene definito così da Giuseppe Pasini, il grande accusatore di Penati: «Un rappresentante di politici di centrosinistra che si era proposto come mediatore tra noi e le cooperative che erano intenzionate ad acquistare una parte delle aree Falck». Lo stesso Agnello è stato compagno di cordata di Montante nel progetto di riqualificazione della stazione Lolli, a Palermo: la società è stata di recente ceduta a Rosario Basile, un altro esponente di Confindustria, nominato da Crocetta alla guida dell’Irfis.

Ma altre vicende hanno visto l’interesse di Lumia e Agnello, dal porto turistico di Termini Imerese (lo ricorda sempre Piro, che fu vicesindaco della città) a una beauty farm vicino a Bagheria di cui parlò nel 2005 il pentito Francesco Campanella. Ora, attenzione, c’è pure una buona dose di leggenda attorno alla figura del senatore che da cinque anni darebbe le carte nella politica regionale, e anche attorno all’asse con la Confindustria di Montante che pure ha spesso scricchiolato. Quel che rimane è una storia di potere, all’ombra dell’antimafia, che accordi politici, verbali giudiziari e rivelazioni di incontri segreti non smettono di sostanziare.

fonte https://palermo.repubblica.it/politica/2018/11/29/news/lumia_il_senatore_della_porta_accanto-212977081/

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