Tiene banco in questi mesi la vicenda relativa all’impianto consortile dell’Industria Acqua Siracusana (IAS).

In queste ore il primo cittadino di Priolo Gargallo, Pippo Gianni, si recherà dal procuratore aggiunto Fabio Scavone per portare a conoscenza la disamina dei tecnici del Comune sull’impianto di depurazione IAS.

L’impianto obsoleto risale agli anni ’80, e si occupa del trattamento delle acque di scarico e dello smaltimento dei fanghi conseguenti al trattamento delle acque reflue del polo petrolchimico siracusano, è inadeguato. Secondo la relazione mancano le autorizzazioni e le condizioni strutturali sono fatiscenti. L’impianto è di proprietà della Regione, socio di maggioranza, dei Comuni di Siracusa, Priolo e Melilli a cui si uniscono le aziende del petrolchimico come soci privati. Un depuratore già oggetto di inchieste della Procura di Siracusa.

Lo scorso 9 ottobre durante l’incontro che si è svolto a Palermo, si è parlato delle varie tematiche del piano industriale della società che gestisce il depuratore consortile di Priolo Gargallo.  Il dirigente generale dell’Irsap Francesco Gallo, aveva reso noto ai presenti che sono in corso di svolgimento tutti gli atti propedeutici all’emanazione di un bando pubblico per la gestione dell’impianto di depurazione di Priolo. Però sul versante siracusano il presidente dell’Irsap Maria Grazia Brandara fa come il gambero: un passo avanti e due indietro poiché dopo quell’incontro c’è il silenzio, per non parlare della confusione che regna sovrana nei soci, insomma un bel rompicapo, nessuno assume decisioni.

«Non è più possibile continuare a giocare con la vita delle persone. Non è accettabile – ha detto il sindaco Pippo Gianni – continuare ad avere un impianto simile nel territorio. Il problema dei miasmi non è solo relativo ai cattivi odori, ma alle sostanze che contengono le particelle al loro interno. Sostanze che spesso portano a malattie tumorali”. Dai controlli effettuati dal Comune di Priolo Gargallo, Arpa e Libero Consorzio Comunale di Siracusa sarebbe emerso che l’impianto è sprovvisto dell’autorizzazione allo scarico (scaduta nel 2014) e quella alle emissioni linea fanghi (DM gennaio 2014). Presenta anche «calcestruzzo armato delle vasche ammalorato con i ferri di armatura a vista e macro fessurazioni; la stazione dell’acido solforico versa in condizioni di avanzato stato di deterioramento. E’ inconcepibile che l’impianto non sia mai stato sottoposto, in circa trent’anni, all’adeguamento necessario per diminuire l’impatto ambientale» ha concluso Gianni.

Legambiente denuncia da anni l’assenza di investimenti e manutenzione. “Da Palermo devono affrontare subito la questione, devono trovare i soldi per ammodernare il depuratore consortile. Se va in tilt o si ferma – avverte Enzo Parisi di Legambiente – si ferma la zona industriale”.

Nel 2013 sono state ultimate le operazioni di smaltimento dei fanghi dall’impianto di depurazione biologico consortile di Priolo. Si tratta di 270 mila tonnellate di fanghi di provenienza industriale stoccati nel corso di una decina di anni. L’intervento è costato quasi 70 milioni di euro.

Intanto per permettere l’identificazione delle aree sorgenti delle emissioni il Cnr, organismo scientifico pubblico, interpellato da Confindustria, ha presentato un progetto che consente di evidenziare le modalità di diffusione di odorigeni in atmosfera.

Fonte http://www.libertasicilia.it/priolo-sullias-le-mani-della-procura-aretusea/

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