Vi raccontiamo oggi la storia di un fedele emissario di Antonello Montante, un tale che fa di nome Alessio e di cognome Lattuca. Rappresentante di una fantomatica associazione di categoria, Confimpresa Euromed, i cui iscritti si contano sulle dita di una mano. Quando gli iscritti non riusciva a trovarli il Lattuca cosa faceva? Ma naturalmente se li inventava! Peccato che la Procura della Repubblica di Catania lo sta perseguendo penalmente ed, a luglio dello scorso anno, ha chiuso le indagini a suo carico, contestandogli 29 false iscrizioni che gli servivano per ottenere più seggi nei consigli camerali. E più seggi significa anche ottenere più incarichi, più appalti e più soldi. A denunciare la sua pratica ‘truffaldina’ è stata, tra gli altri, Patrizia Di Dio,

presidente della Confcommercio di Palermo. Tra gli associati del Lattuca figurava addirittura anche la stessa Di Dio, con la sua Cida Srl, l’impresa che realizza e distribuisce la collezione di capi per donna con il marchio “La Vie en rose”. Il metodo di Lattuca era semplicissimo. Gli servivano dieci, cento, mille iscrizioni? Gli bastava prendere a casaccio un elenco di imprese ed iscriverle, a loro insaputa, ed il gioco era fatto. Ciò che per altri era un impedimento, per il funambolico Lattuca e sua figlia, collocata stabilmente da Antonello Montante, dentro la Camera di Commercio di Caltanissetta, era un giovamento. In cambio egli continua ad ottenere 40 mila euro (importo massimo previsto dalla legge per evitare di fare gare d’appalto), per ogni sua singola iniziativa, per così dire imprenditoriale. Dalle molteplici attività d’impresa, di cui nessuno conosce la loro reale valenza, la famiglia Lattuca ne ricava innegabili benefici! Come risulta assai evidente siamo alla presenza di un altro soggetto che faceva parte della servitù di Montante e che, come si legge in un Atto di Sindacato Ispettivo, il n° 4-05434, pubblicato il 9 marzo 2016, discusso nella seduta parlamentare n. 588 a firma dei senatori

GAETTI , BERTOROTTA , GIARRUSSO , SANTANGELO , CATALFO ed indirizzato all’allora Ministro dello Sviluppo Economico il Lattuca ha contribuito a determinare: “…i nuovi assetti di potere in una molteplicità di organismi, enti e società, tra le quali le società aeroportuali GESAP di Palermo e SAC di Catania, in cui è notorio che si aggirano ingenti affari e note lobby affaristiche e mafiose”. Tra questi ‘lobbisti’, individuati dai suddetti parlamentari ce n’è uno, Salvatore Totò Navarra che, in Sicilia, con l’avvento di Montante è diventato ‘il re delle pulizie’, con fatturati di qualche decina di milioni di euro l’anno, grazie alle commesse pubbliche, ottenute con gara o senza gara, di cui aveva il monopolio, non solo presso l’aeroporto di Fontanarossa, con delle propaggini nell’aeroporto di Comiso, ma anche presso l’Università di Catania ed oltre. La sua fortuna è dovuta, seppure in minima parte, anche alle false iscrizioni del Lattuca che, nel suo piccolo, ha contribuito a determinare la governance di aeroporti, porti e tanto altro ancora. Anche il Navarra fa parte del cosiddetto ‘Sistema Montante’, alla sbarra presso il Tribunale di Caltanissetta. Ma la storia di Lattuca è segnata da alcuni particolari servigi che ha assicurato ad Antonello Montante. Nell’estate del 2016 egli, tramite l’ex funzionario di banca, Enzo Grilletto, ha chiesto di incontrare l’editore Giuseppe Deni, titolare di un blog di informazione, Sicilia Cronaca, i cui pesantissimi articoli davano terribilmente fastidio al Montante, ‘padre-padrone’ del Lattuca. Uno di questi servizi lo abbiamo riproposto recentemente su Italy Flash e lo potete leggere cliccando sul seguenti link : http://www.italyflash.it/2018/11/26/il-presunto-mafioso-antonello-montante-chiama-lassessora-regionale-mariella-lo-bello-risponde/,peraltro.

L’editore Deni, l’intermediario Grilletto ed il Lattuca si incontrarono al bar La Vela di San Leone. In quell’occasione il Deni rifiutò l’offerta del Lattuca, consistente in qualcosa come centomila euro, per disfarsi di quel sito d’informazione. Ma quel rifiuto costò caro al Deni al quale, qualche mese dopo, la Questura di Agrigento notificò un avviso orale, un provvedimento di Polizia con cui gli veniva impedito di proseguire la sua attività di informazione. Avviso revocato alcune settimane dopo dalla stessa Questura agrigentina. La notizia di quell’avviso veniva riportata

da un solo giornale, Grandangolo, del giornalista Franco Castaldo che era un uomo al servizio, o per meglio dire, come si legge in un’informativa della Questura di Caltanissetta, ‘asservito’ ad Antonello Montante ed al suo successore, alla presidenza di Confindustria Sicilia, Giuseppe Catanzaro. Tra l’altro il Castaldo è stato intercettato mentre parlava al telefono col Montante. Nel corso di quella conversazione, che risale al periodo in cui il Lattuca tentò di far sparire il blog Sicilia Cronaca per conto di Montante, il Castaldo concertava col Montante di pubblicare una serie di articoli da cui doveva emergere che Deni e l’autore di quegli articoli, ovvero il sottoscritto, visto che davamo fastidio alla lobby di Confindustria Sicilia, dovevamo essere additati quali espressione della mafia agrigentina, al servizio di due fuoriusciti di Confindustria, l’imprenditore Marco Venturi ed il dirigente regionale, Alfonso Cicero. Come si può leggere testualmente nell’informativa della Polizia nissena:

“In data 6.8.2016, veniva intercettata la conversaz ione nr. 1537604 delle ore 15.55, in cui il MONTANTE chiedeva al CASTALDO Francesco di occuparsi – quando glielo avrebbe detto lui – della stesura di uno o più articoli contro PETROTTO, DENI, VENTURI e CICERO, rappresentandogli che aveva presentato una denuncia molto corposa nei loro confronti alla Procura di Agrigento e alla Polizia Postale. Il MONTANTE gli preannunciava che gli avrebbe fornito le carte e gli anticipava che doveva parlare di una vera e propria “associazione” composta da “fuoriusciti da Confindustria” che avevano dovuto fare tutto ciò che avevano fatto contro di lui perché avevano dovuto cedere alle pressioni della mafia agrigentina. Il CASTALDO lo rassicurava dicendogli che “aveva capito alla perfezione”.

Ma che il Montante non ci poteva sonno e che doveva a tutti i costi spazzare via, in un modo o nell’altro, il blog di Deni dove scrivevo, emerge da altri passaggi dell’Ordinanza di custodia cautelare che lo riguarda, la N. 1699/2014 R.G. notizie di reato N. 1160/2015 R.G.l.P.

Da pag. 602 a pag. 603 di detta ordinanza si legge:

“Il 18 luglio 2016, infatti, (conversazione progr. nr. 612 delle ore 10.41) il MONTANTE raggiungeva telefonicamente il DI SIMONE(ndr. Il capo della sua security sotto processo assieme a lui e ad altri 21 soggetti che facevano parte della sua rete di spionaggio) e inizialmente lo redarguiva per l’incuria che aveva percepito nella trattazione di una denuncia da sporgere nei confronti di giornalisti del quotidiano on line “Sicilia Cronaca” (che nei giorni precedenti aveva pubblicato pesanti articoli contro il MONTANTE)”.

In questo caso si riferiva proprio al sottoscritto, Salvatore Petrotto,

autore degli articoli che per il Montante dovevano sparire a tutti i costi. Ed a pag. 2338, sempre dell’ordinanza del processo tuttora in corso a Caltanissetta, la qualcosa viene rimarcata, assieme ad un altro assillo che aveva l’ex presidente di Confindustria, oggi in carcere. In quest’ultimo caso si tratta di una serie di miei post pubblicati su Facebook che gli investigatori hanno rinvenuto, assieme ad altro materiale raccolto per confezionare dossier calunniosi e denunce contro di me:

Gli articoli a cui si fa riferimento sono con tutta probabilità quelli pubblicati sul giornale on-line “Sicilia Cronaca” in data 8.7.2016 ed in data 14.7.2016 intitolati rispettivamente “Il presunto mafioso Antonello Montante chiama, l’assessore regionale Mariella Lo Bello risponde ed il5 luglio si precipita a Caltanissetta” e “Cavalier Montante, mafioso o no, ma mizzica, la Vancheri, sua ex donna tuttofare, mentre era assessore regionale, quante vacanza “intelligenti”si è fatta, a spese di noi cretini?” (v. all. 19 annotazione di indagine della S.Mobile di Palermo n. 1092/2017).

La contrarietà mostrata dal MONTANTE nell°occasione consentiva di cogliere anche un particolare estremamente significativo ai fini d’indagine e che vieppiù rafforza la tesi secondo cui il DI SIMONE costituisca la figura chiave a disposizione dell`imprenditore di Serradifalco per la raccolta di informazioni che gli necessitano. Nel lamentarsi, infatti, del poco tempo che il DI SIMONE sembrava dedicare in quel periodo alle incombenze che gli aveva affidato (le quali, immancabilmente, a dire del MONTANTE servivano per “stanare i delinquenti vicino alla mafia”)_, quest’ultimo rammentava allo stesso DI SIMONE che vi erano anche “quelle cose del profilo di Facebook di quella persona da approfondire…..di capire un pò di cose…”

L’obiettivo del Montante alla fine fu raggiunto. Ci ha provato prima attraverso l’offerta in denaro del suo, come detto, fedele emissario Alessio Lattuca poi, probabilmente a seguito di una sua denuncia, è riuscito a far notificare alla Questura di Agrigento, un avviso orale all’editore Deni; poi ancora ha ordito una vera e propria ‘tragedia mediatica’, ai danni del sottoscritto, dell’editore Deni, di Venturi e Cicero, che oggi sono due dei suoi principali accusatori. Quel tentativo di accusare me e l’editore Deni, di essere dei mafiosi, fu orchestrato assieme al giornalista Franco Castaldo, suo ‘servo’ a pagamento. Infine, visto che sono riusciti a fare oscurare quel terribile (per il Montante, il suo delfino Catanzaro e la loro lobby) blog Sicilia Cronaca, sono andati alla fonte. Il Montante, con tutta probabilità, è intervenuto presso la società svizzera dove il Deni aveva comprato il dominio di Sicilia Cronaca. Sta di fatto che, qualche settimana dopo questa serie di tentativi andati a vuoto, quel sito è sparito dalla circolazione e non si è più potuto recuperare un solo articolo. Grazie al fatto che molti servizi sono stato ripresi da altri giornali, possiamo ancora leggerne qualcuno che continua a viaggiare in internet. Con buona pace dei fidi scudieri di Montante, Alessio Lattuca e Franco Castaldo e di altri protagonisti di questa intricata vicenda, di vero e proprio attentato contro la libertà di parola e di informazione. Tra le persone interessate a ‘violentare’ quel sito ed a stoppare tutte quante le mie esternazioni giornalistiche annoveriamo: l’ex presidente della Regione,

Rosario Crocetta, gli ex assessori regionali Linda Vancheri e Mariella Lo Bello e la sua amica e strettissima collaboratrice, nonché ex presidente dell’IRSAP, Maria Grazia Brandara, l’ex presidente di Sicindustria e delfino del Montante, il ‘re dei rifiuti’ Giuseppe Catanzaro, tutti e cinque sotto inchiesta a Caltanissetta e non solo. Il Catanzaro, la Lo Bello e la Brandara, in modo particolare erano una specie di inguaribili miei stalker giudiziari. Da anni mi perseguitano, mi subissano di querele temerarie e dal carattere intimidatorio, per tentare di contrastare la diffusione di notizie a volte anche sconvolgenti, ma ben documentate, da me riportate, da sempre; per la verità non solo sul loro conto, ma anche riguardo a qualsiasi altra possibile ed inimmaginabile storia di malaffare e corruzione che riguarda, in modo particolare, la nostra ‘irredimibile’ terra di Sicilia. La mia azione, ai male intenzionati, continua a dare terribilmente fastidio, perché è semplicemente improntata ad onorare verità e giustizia, per liberare la Sicilia da tutti quei soggetti che, con arroganza, prepotenza, mentalità feudale, calunnie ed un devastante inquinamento istituzionale, hanno affamato la Sicilia. I ‘prenditori’ della lobby confindustriale di Montante, nell’ultimo decennio, hanno infatti raso al suolo un intero tessuto economico e fatto scappare via le migliori energie e le migliori professionalità. Chi sarebbe stato in grado di garantire un quanto mai auspicabile sviluppo economico, sociale, culturale ed occupazionale sano, corretto ed equilibrato, è stato costretto a fare le valige. Quei pochi che hanno resistito sono stati maciullati e massacrati. La stragrande maggioranza dei Siciliani, siamo stati costretti a vivere alla mercé di una sorta di organizzazione paramilitare, che obbediva ai comandi di questa schiatta di loschi figuri che avevano elevato a ‘pontefice massimo’ un modestissimo imprenditore di Serradifalco, l’ormai noto Antonello Montante; assurto agli onori della cronaca nazionale per la sua capacità di fare male, ma tanto male, a chi osava contrastarne le sue perverse ed illegali pratiche imprenditoriali e quelle, ovviamente, della sua cordata.

Salvatore Petrotto

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