Per risolvere i gravissimi problemi della sanità agrigentina, eravamo davvero disperati! Non sapevamo più a quale santo rivolgerci. Per fortuna a ridosso del Santo Natale, si è insediato il nuovo commissario dell’ASP (Azienda

Sanitaria Provinciale) che, diavolo fallo apposta, si chiama Santo-Nocito. Verrebbe da dire Santonocito aiutaci tu! Se non fosse che anche lui, come gli altri suoi predecessori ha qualcosa da farsi rimproverare. A febbraio prossimo capirà, presso il Tribunale di Catania, quale sarà il suo destino. La Procura etnea gli contesta il reato di abuso d’ufficio ed ha infatti chiesto il suo rinvio a giudizio per un incarico esterno che Giorgio Giulio Santonocito ha conferito, nella sua qualità di ormai direttore dell’A.R.N.A.S. (Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale e di Alta Specializzazione) Garibaldi di Catania, all’ex assessore della Giunta Bianco di Catania, la dott.ssa Valentina Scialfa. Noi gli auguriamo tutto il bene di questo mondo, anche se la pratica di stipulare contratti con personale esterno, evitando accuratamente qualsivoglia procedura concorsuale ad evidenza pubblica, anche nell’Agrigentino sembra un’epidemia. Da un’attenta disamina, ad esempio, di una serie di ricorsi, di querele, di denunce, nonché di qualche sentenza del TAR (Tribunale Amministrativo Regionale), ci accorgiamo che gli uffici, gli ambulatori e le corsie degli ospedali sono diventati un terreno di conquista di operatori sanitari debitamente raccomandati che, in qualche caso, sono anche compagni e/o parenti di parlamentari o di qualche ex presidente di un ordine professionale. Si tratta dei soliti contratti a termine che spesso vengono illegittimamente prorogati. E’ il caso ad esempio dell’incarico esterno conferito a Carmelo Alaimo lo scorso anno, di responsabile del servizio di prevenzione e protezione, con un appannaggio economico di 4 mila ed 800 euro al mese. Le vigenti normative prevedono che tali incarichi devono essere conferiti al personale di ruolo. Ma poco importa, siamo ad Agrigento, una città dove la legge, solo per gli amici degli amici, è stata da sempre soggetta a delle interpretazioni molto estensive! Tant’è che, malgrado una denuncia penale ed una per danno erariale a tal riguardo, l’incarico del tecnico di radiologia Carmelo Alaimo, è stato prorogato per un altro anno, il 18 dicembre 2018, prima della sua scadenza, con la deliberazione n. 2515. Tale proroga è stata concessa dal direttore generale facente funzioni, Silvio Lo Bosco e dal direttore amministrativo Francesco Paolo Tronca, due giorni prima dell’insediamento del nuovo commissario straordinario. Non si sa se l’Alaimo in questione che, a quanto pare

è anche compagno dell’ex parlamentare nazionale del PD Maria Iacono (ci smentiscano se non è così), di quali particolari titoli, requisiti e referenze goda e se la procedura burocratico-amministrativa seguita, nel suo caso, è corretta. Il Lo Bosco ed il Tronca sono davvero due coraggiosi che amano sfidare i rigori della legge! Se ne sono fregati altamente, riguardo alla vicenda Alaimo, ma anche di altre questioni, quali le denunce presentate dal sindacato dei medici CIMO, degli esposti alla Procura della Repubblica di Agrigento ed alla Corte dei Conti. Con loro è come giocare al gatto col topo, o se preferite a guardia e ladri! Cosicchè sempre i soliti rompiscatole dell’ ‘odioso’ sindacato, ad oras, inoltreranno una regolare diffida rispetto alla su citata proroga del 18 dicembre, relativa all’incarico di Alaimo, ritenuta anch’essa illegittima. Il Dott. Santonocito, reduce dell’esperienza di Catania, dove rischia un rinvio a giudizio, proprio per un’analoga proroga, a questo punto non potrà fare a meno, presumiamo, di tenere conto delle reiterate denunce del CIMO. Per la cronaca, si tratta dello stesso sindacato che

Lucia Borsellino, Matteo Tutino e il presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta

ha fatto scoppiare lo scandalo della sanità a Palermo, col ‘caso Tutino’. A seguito di quell’inchiesta giudiziaria che vedeva coinvolto, in maniera vergognosa, anche l’ex presidente della Regione, Rosario Crocetta, come si ricorderà, si dimise l’allora assessore regionale alla sanità, Lucia Borsellino, la figlia del giudice Paolo Borsellino. Crediamo che il Santonocito dovrà tenere conto (eccome se ne dovrà tenere conto!), delle denunce ben circostanziate e documentate del CIMO, al fine di adottare gli opportuni provvedimenti, per quanto mai opportun ravvedimento operoso. Della questione dovrà occuparsene anche l’ufficio che ha proposto questo regalo di Natale a Carmelo Alaimo! Ci riferiamo al responsabile del procedimento, il Dott. Massimo Bruno, anche lui un soggetto assunto, 5 anni fa, senza concorso, grazie alla benevolenza di qualcuno, con contratto a termine, ai sensi dell’art. 15/septies del Decreto Legislativo n.

502 del 1992. Ma ci riferiamo anche alla Dott.ssa Beatrice Salvago, responsabile dell’ufficio risorse umane e del dipartimento amministrativo, nonché responsabile del servizio per la Trasparenza e per l’Anticorruzione. La Salvago ricopre quest’ultimo incarico, che è incompatibile con quello di responsabile delle Risorse Umane, in maniera illegittima, secondo quanto si legge in una delibera dell’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione). Ma, in fin dei conti, anche se al compagno dell’ex parlamentare Maria Iacono dovessero revocare questo suo lauto incarico, comunque piangerebbe con un occhio. Infatti Carmelo Alaimo potrà sopravvivere ugualmente, grazie ai suoi corsi di formazione professionale sulla sicurezza che tiene presso enti pubblici e società private, grazie ad un istituto di formazione riconducibile a dei suoi parenti. Un discorso a parte meriterebbero invece il dott. Silvio Lo Bosco e Francesco Paolo Tronca, i due alti dirigenti sanitari che finora non si sono limitati soltanto a prodigarsi in delibere relative ad incarichi e proroghe, senza minimamente curarsi delle presumibili indagini a loro carico, da parte delle autorità giudiziarie. Si sono spinti ben oltre, attraverso la permuta, il 7 novembre del 2018, di quattro appartamenti a Roma ed uno a Palermo, di grande pregio; di cui due affittati alla mamma di Alessandra Mussolini ed uno al regista Michele Guardì. Di questa scandalosa regalia del valore di 3 milioni di euro, a favore di un certo Giuseppe Messina di Casteltermini, titolare dell’azienda Joeplast ve ne abbiamo già parlato su: http://italyflash.it, seppure in splendida solitudine. L’unico altro organo di informazione che ha ripreso la nostra notizia è stato finora I Nuovi Vespri, di Giulio Ambrosetti. Ma questa è un’altra storia; sempre e comunque targata Lo Bosco-Tronca, che potete leggere al seguente indirizzo: http://www.italyflash.it/2018/12/15/lasp-di-agrigento-regala-allamico-del-regista-guardi-lappartamento-dove-abita-e-quello-della-mamma-di-alessandra-mussolini/ .

Ciò che ci incuriosisce è la strana omonimia, quella del direttore amministrativo dell’ASP di Agrigento, Francesco Paolo Tronca, col prefetto impegnato a spendere e spandere una ventina di miliardi di euro dell’EXPO di Milano,

uomo molto vicino all’ex ministro agrigentino Angelino Alfano e al detenuto Antonello Montante, ex presidente di Confindustria Sicilia, sotto processo presso il tribunale di Caltanissetta. Al di là della possibile parentela tra i due Francesco Paolo Tronca, una certezza rispetto a Silvio Lo Bosco è invece inequivocabile. Il fratello Dario, già presidente di RFI (Rete Ferroviaria Italiana) era anche la longa manus di Antonello Montante dentro l’AST (Azienda Siciliana Trasporti), società della Regione Siciliana che faceva gola al Montante e di cui si voleva impadronire, con attività di spionaggio ed attraverso dei volgarissimi ricatti ed estorsioni, anche a sfondo sessuale. Dario Lo Bosco è stato già condannato a 4 anni e due mesi per corruzione, a seguito della denuncia del suo ex compagno di scuola, l’imprenditore Massimo Campione, fratello di Marco, ex padre-padrone di Girgenti Acque, la società di gestione dei servizi idrici agrigentini, raggiunta da un’interdittiva antimafia e sotto inchiesta per una miriade di reati. A proposito dei fratelli Lo Bosco che dire, se non che, nel loro caso, buon sangue non mente! Un’ulteriore curiosità è costituita dal fatto che il prefetto di Agrigento Dario Caputo ha nominato quale commissario di Girgenti Acque l’ex commissario dell’ASP, Gervasio Venuti che, a quanto

pare, è anche compagno di una funzionaria della Prefettura. Sempre su http://italyflash.it ci siamo diffusamente occupati di alcune delle questioni sollevate in un comunicato stampa, del sindacato CIMO, del 12 novembre 2018 che di seguito riportiamo:

ASP di Agrigento sotto il mirino dei NAS per gravi carenze ambientali e strutturali … ma non solo! Negli ultimi mesi l’ASP di Agrigento ha ricevuto diverse “visite” da parte dei Carabinieri del NAS per una serie di verifiche su locali destinati alle attività assistenziali che ha portato lo scorso 9 ottobre alla chiusura del Centro di Salute Mentale, SERT e del Centro Diurno, trasferiti d’urgenza alla Cittadella Sanitaria di Viale della Vittoria. Ma già nel mese di luglio di quest’anno, un altro blitz dei Carabinieri del NAS aveva portato alla chiusura e allo sgombero dei locali del 118 di Cammarata, sempre per problemi legati alla sicurezza nei luoghi di lavoro estremamente deficitaria in molte strutture sanitarie agrigentine. La Segreteria Aziendale CIMO aveva più volte in passato segnalato le stesse gravi criticità igienico-sanitarie e strutturali (adesso evidenziate dai NAS) ai vertici aziendali, sia sotto la gestione Ficarra che durante l’attuale gestione commissariale targata Venuti, informando e coinvolgendo lo stesso Assessorato Regionale della Salute e i suoi Uffici ispettivi, senza tuttavia avere riscontri concreti in merito alle suddette segnalazioni, ricevendo anzi una “stizzita” risposta da parte dell’ex Direttore Generale Ficarra (oggi Commissario all’ASP di Ragusa), infastidito dalla copiosa corrispondenza ricevuta da CIMO in merito alle problematiche sulla sicurezza. Ficarra si spingeva a minacciare di rivolgersi all’autorità competente. CIMO invece lo ha fatto. Sono agli atti e in attesa di riscontro già ben due esposti inoltrati alla

Procura Regionale della Corte dei Conti, uno nei confronti proprio dell’infastidito Salvatore Lucio Ficarra e il secondo dell’attuale Commissario Gervasio Venuti. Di recente la Segreteria Regionale CIMO ha inoltre presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Agrigento nel quale si segnalano storture ed illegittimità amministrative sempre inerenti alle problematiche della sicurezza nei luoghi di lavoro e alla nomina non del tutto trasparente del Responsabile per la Sicurezza e Prevenzione che, stando agli ultimi sviluppi dei blitz dei NAS, non sembra assolvere al proprio mandato in maniera impeccabile. In più, di recente, l’attenzione dei NAS si è spostata all’interno della UOC di Chirurgia Vascolare del San Giovanni di Dio che sembra avere gravi carenze organizzative e gestionali in grado di generare un incremento del rischio clinico inaccettabile. Sono state sequestrate Cartelle cliniche e registri operatori verosimilmente a seguito di denunce da parte di pazienti e sono stati ascoltati anche alcuni operatori sanitari della struttura. Come al solito il Sindacato resta inascoltato dall’amministrazione della ASP di Agrigento che, a prescindere dal vertice dirigenziale, sembra essere governata da un entourage che la gestisce da anni i maniera approssimativa e con una impronta fortemente personalistica, del tutto sorda alle legittime richieste delle Organizzazioni Sindacali, in primis della CIMO che persevera senza arrendersi di fronte a situazioni di forte illegittimità in un contesto che finalmente sembra essere stato posto sotto la lente magnificatrice dell’autorità giudiziaria, con l’auspicio che anche l’Assessorato Regionale della Salute faccia la sua parte ed intervenga, anche con le sue funzioni ispettive, a mettere finalmente un po’ d’ordine all’ASP di Agrigento.

Catania 12 novembre 2018 Il Segretario Regionale – CIMO – Dr Giuseppe Riccardo Spampinato

Come potete notare, siamo in presenza di un’organizzazione sindacale che, grazie anche alla Dott.ssa Rosetta Vaccaro, dirigente medico psichiatra già in servizio presso il SerT di Agrigento, è stata una vera e propria spina nel fianco dell’ASP agrigentina, attraverso dei dettagliati esposti che stanno contribuendo a far emergere ogni singolo scandalo sanitario, causato da dirigenti e funzionari le cui posizioni, adesso, sono al vaglio dalle competenti autorità giudiziarie. Ma questa pressante azione di denuncia è costata parecchio alla Dott.ssa Vaccaro ed a qualche altro suo collega, quali il Dott. Aldo Capitano. Entrambi hanno dovuto subire non poche vessazioni. La

Vaccaro, per porre fine ai torti subiti e per segnalare i reati commessi ai suoi danni, ad opera di alcuni soggetti ben individuati, ha presentato numerose denunce in cui ha evidenziato una serie di carenze sanitarie e strutturali degli edifici dove opera, assieme ai suoi colleghi. Denunce che hanno portato alla chiusura anche di alcune strutture del tutto inidonee, piene di muffe ed assolutamente fatiscenti. Denunce peraltro presentate nella sua qualità di segretario provinciale della Fial Medici nonché quale RLS (prima dell’ANPOAscotiFials Medici – e successivamente del CIMO), in cui sono state inoltre evidenziate delle attività illecite che riguardano la gestione dell’azienda sanitaria agrigentina. In un esposto-querela di quest’anno ha provveduto a segnalare alcuni evidenti casi di ‘presumibili’ calunnie, diffamazioni e mobbing, da lei subiti. Uno dei principali protagonisti delle numerose azioni persecutorie nei confronti della Vaccaro è l’ex commissario straordinario Salvatore Lucio Ficarra, attuale commissario dell’ASP di Ragusa, che l’ha ingiustamente accusata, nel quotidiano online INSANITAS, di svolgere la sua attività sindacale a difesa degli operatori sanitari e dei pazienti, al fine di ottenere ingiustificati vantaggi personali. Inoltre, sempre la Vaccaro, ha dovuto denunciare alla Procura della Repubblica di Agrigento, la produzione di un atto in cui era stata falsificata la sua firma, con lo scopo di scaricare su di lei delle responsabilità anche di natura penale. Mentre il direttore del Distretto Sanitario di Agrigento, il Dott. Giuseppe Amico, notoriamente uomo espressione del vicepresidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, il deputato regionale agrigentino Roberto Di Mauro, ha posto in essere un

comportamento anti sindacale, accusandola di screditare i vertici aziendali. Tali considerazioni denigratorie e diffamatorie sono peraltro contenute in una nota del 18 luglio 2017, prot. N. 140560, inviata dall’Azienda Sanitaria agrigentina all’Ispettorato per la Funzione Pubblica. Insomma sia l’ex commissario Ficarra che i dirigenti Amico e Lo Bosco le hanno dichiarato guerra! Per punizione la Dott.ssa Vaccaro è stata relegata in un insalubre sgabuzzino, come atto di ritorsione nei suoi confronti. Che questa storia non finisce qua, ne siamo certi. Ma nel frattempo nell’augurare Buon Natale a tutti, ne approfittiamo per esprimere, oltre agli auguri, anche tutto il nostro sostegno, la nostra condivisione e la nostra solidarietà a quanti, e tra questi sicuramente la Dott.ssa Vaccaro, credono ancora nelle istituzioni e nello Stato di Diritto. Ed il diritto supremo alla salvaguardia della salute, soprattutto nei luoghi di cura, riteniamo che debba interessare un po’ tutti. Comprese ovviamente le Autorità preposte a reprimere i crimini più odiosi, commessi in primo luogo da chi lucra, in maniera illecita, sulla sanità pubblica, facendoci morire in un pronto soccorso o nella corsia di un ospedale.

Salvatore Petrotto

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