Il Saggiatore

Lo ricordo ancora come il rumore di un’esplosione.
Avevo quasi trent’anni, era il 2007, giravo ormai da quando avevo quindici anni per le strade della mia terra per raccontare storie, incontrare persone. E ad un certo punto mi sono accorto che avevo troppe cose da scrivere, sulla mafia in provincia di Trapani e in Sicilia Occidentale, sugli omicidi efferati, gli affari, sulle zone ambigue della complicità di politici, funzionari pubblici, imprenditori.
Quindi, poi, l’esplosione.
Tutto è venuto alla luce, ed è venuto fuori in forma di lettera, una lettera al latitante numero uno di Cosa nostra, Matteo Messina Denaro.
Trovare un editore non fu facile per niente.
Ma nel 2009, finalmente per alcuni casi della vita, quel libro, il mio libro, fu pubblicato.
Ed ebbero inizio tante cose.
Fu un piccolo caso editoriale, L’invisibile. I ragazzi lo fotocopiavano nelle scuole, le persone cominciarono a scrivermi e continuano a farlo anche ora, per aggiungere le loro tessere a questa storia.  E anche io, in verità, mi sono reso conto solo rileggendolo del coraggio che avevo avuto: guardare in faccia il potente capomafia, raccontargli tutto, ma proprio tutto, senza sconti, senza abbassare lo sguardo.
Dall’Invisibile, la biografia di Matteo Messina Denaro, trovai poi gli spunti per scrivere un reportage pazzo, chiamato Cosa Grigia, l’idea cioè di raccontare la mafia oltre la mafia, quello zona grigia oggi diventata sistema criminale. Dalle mie frequentazioni con il mondo dell’antimafia nacque il mio libro più doloroso, “Contro l’Antimafia”, per denunciare i limiti di un movimento dove oggi si aggirano tanti impostori.
Nel 2016 decido di chiudere il cerchio. Torno alla partenza. Torno all’Invisibile, a Matteo Messina Denaro.
L’ho fatto perché in tantissimi me lo hanno chiesto, e perché sentivo il bisogno di tornare ad aggiornare, dopo tanti anni, questa storia criminale.
Doveva essere una semplice ristampa aggiornata.
Sapevo già che non sarebbe stato così.
E infatti così non è. Questo è un libro nuovo: nelle storie inedite che riporta, nei fatti che racconta, nelle nuove vicende narrate.
Mi è costato tanta fatica. Ci ho messo dentro perizia, attenzione, meraviglia.
L’ho fatto per i tantissimi che me lo hanno chiesto.
L’ho fatto perché il racconto delle cose e dei fatti è sempre non solo un buon punto per ripartire, ma anche un luogo sicuro per approdare.
L’ho fatto perché lo sapevo già: rileggendo quanto ho scritto ho sgranato gli occhi per questo coraggio incosciente.
L’ho fatto perché sento ancora quell’esplosione, dentro.

Fonte mafieblog.larepubblica

Rispondi