Castellammare. E’ un “pericoloso imprenditore criminale”: lo dicono gli investigatori. Viene etichettato, così, il noto imprenditore stabiese Adolfo Greco, in carcere da oltre 20 giorni per collusione e legami con tutti i clan della camorra dell’area stabiese. Nell’inchiesta che lo ha portato in carcere insieme con altre 12 persone e denominata ‘Olimpo’ sono indagate 39persone e tra questi anche il suo unico figlio Luigi, ex consigliere comunale di “Scelta Civica” con aspirazioni politiche importanti. Negli uffici della Cil (società di distribuzione del latte) in via Varo a Castellammare ma anche nella sua abitazione di via Tavernola sono passati politici di tutti i partiti, ma anche uomini della forze dell’ordine, magistrati, professionisti. “Il potere e la forza economica del Greco inoltre gli hanno fatto guadagnare l’appellativo, come lo stesso non disdegna di sottolineare, di deus ex machina di molte delle vicende inerenti la vita sociale e politica stabiese” si legge nelle 808 pagine della richiesta di custodia cautelare del pm Giuseppe Cimmarotta della Dda di Napoli. E non è un caso che nel corso delle indagini sono spuntati nomi eccellenti, in quelle pagine ci sono i senatori di Forza Italia, Antonio Pentangelo e Luigi Cesaro, il deputato Carlo Sarro (pure lui di Forza Italia), gli ex deputati Antonio Milo e Antimo Cesaro (ex sottosegretario nel governo Gentiloni), il potentissimo ex assessore regionale Pasquale Sommese imputato nel procedimento per legami con il clan dei Casalesi, l’ex consigliere comunale del Pd di Castellammare, Nicola Corrado ma anche il gip del Tribunale di Torre Annunziata, Giovanni De Angelis e il giudice Luigi Pentangelo (fratello del senatore Antonio) ex presidente vicario del Tribunale di Torre Annunziata e oggi presidente del Tribunale di Lagonegro ma anche due capitani dei carabinieri. L’indagine che vede coinvolto Greco è nata dalle dichiarazioni del primo ‘pentito di famiglia’ del potente clan D’Alessandro di Castellammare: Salvatore Belviso (coinvolto e condannato per l’omicidio del consigliere comunale del Pd stabiese, Gino Tommasino). Analizzando la sua figura e il circuito dei rapporti professionali, politici, criminali e sociali la Dda spiega che “Adolfo Greco sarebbe socialmente riconosciuto quale valente imprenditore” ma che la sua attività di fornitura e distribuzione del latte “rappresenterebbe, almeno in apparenza, la principale fonte della propria forza economica, appare al contempo il canale di collegamento per interagire con diverse realtà sociali, politiche, imprenditoriali anche legate alla criminalità organizzata”. Dal mondo del latte, Adolfo Greco ha, negli anni, esteso i propri interessi anche in altri settori economici quali le attività immobiliari, turistico-alberghiera, aerospaziale, ed altro.
“I proventi di tutte queste attività economico-imprenditoriali – spiega ancora la Dda avrebbero fatto del Greco un soggetto economicamente accreditato e in grado di influire, anche in modo illecito e significativo, sugli equilibri sociali, politici ed economici propri dell’ habitat, nemmeno molto ristretto, in cui è inserito. Orbene, le attività investigative esperite, analizzate e compendiate nella presente informativa hanno permesso di esprimere, innanzitutto, un giudizio di valore sulla figura di Adolfo Greco che, è si un imprenditore, ma non di quelli che, nel rispetto dei principi sociali e giuridici, motori informatori del nostro ordinamento, danno lustro e favoriscono lo sviluppo economico e sociale del nostro paese. Il Greco Adolfo ha dimostrato di essere invece, un pericoloso ‘imprenditore ­criminale’. Lo stesso, pur esercitando effettivamente la libertà d’iniziativa economica riconosciuta dalla nostra carta costituzionale al fine di produrre beni e/o servizi e di lucrarvi, lungi dall’attenersi ai limiti imposti dalla stessa carta, pone in essere le sue prerogative, certamente a tutt’oggi, anche con modalità illecite e soprattutto in dispregio di moltissimi divieti anche di carattere penale”. Le indagini hanno permesso agli investigatori di tracciare una mappatura delle aree territoriali su cui insistono i consistenti interessi patrimoniali dell’imprenditore: interessi che spaziano dai territori stabiesi e lambiscono la provincia di Caserta, la provincia di Salerno e l’isola di Capri.
Ed è per questo che la Dda scrive: “Mentre le prime due aree territoriali sono da sempre state assoggettate alla diretta pressione delle organizzazioni criminali, le seconde rappresentano invece terreni fertili ove investire e ripulire i ricavi di attività illecite. L’interesse di Greco Adolfo di raggiungere ovunque profitti sempre più ingenti e consolidati lo ha indotto a rapportarsi, senza alcun tipo di resipiscenza o freno morale, con diversi ambienti malavitosi. L’imprenditore, infatti, nelle sue molteplici attività ha: reimpiegato fattori economico-produttivi di provenienza illecita (fondi neri); portato a termine, senza alcuna impenitenza, una serie di operazioni corruttive per favorire le proprie imprese; mostrato una “contiguità” penalmente rilevante nei confronti di associazioni criminali di stampo camorristico. Il patrimonio del Greco Adolfo è costituito oltre che dai proventi delle attività imprenditoriali, da proprietà e comproprietà immobiliari, molte delle quali messe a rendita anche con ricavi sconosciuti al fisco. In particolare Greco, oltre a vari immobili residenziali e commerciali, che detiene in proprietà esclusiva, ha acquisito, anche in società con altri soggetti, aree industriali in disuso, come l’ex stabilimento Cirio in Castellammare di Stabia, la ex centrale del latte di Padova, un “contenitore” industriale in Pozzuoli, un immobile industriale in Cava de’ Tirreni poi trasformato in un Hotel affiliato alla catena “Holiday Inn” ed un albergo a Capri. Le acquisizioni immobiliari sarebbero state realizzate anche con l’insinuazione in procedure fallimentari e/o concorrendo ad aste giudiziarie.
Dalle indagini è desumibile che un ruolo fondamentale, in tal senso, è stato svolto dal socio Giovanni Lombardi, spregiudicato imprenditore di origine casertana. Le prime risultanze delle attività investigative, aprile 2013, cristallizzavano le iniziative del Greco a sostegno della campagna elettorale del figlio, Luigi, candidato al consiglio comunale della
città stabiese. Le conversazioni captate, a sfondo elettorale, seppur non fornissero rilevanti
elementi di diretta inerenza penale, permettevano di comprendere e decifrare
comportamenti e relazioni sociali, politiche e delinquenziali che rivestiranno, in
seguito, particolare interesse investigativo ai fini della ricostruzione delle molteplici, e per certi versi oscure, attività poste in essere dal Greco Adolfo.
In tal senso va interpretata, per esempio, la candidatura di Greco Luigi, poi eletto consigliere comunale tra le fila del partito “Scelta Civica”, a sostegno del
candidato sindaco, esponente di Forza Italia, Pentangelo Antonio
Quest’ultimo, come le indagini dimostreranno, difatti, avrebbe poi assunto un ruolo strategico fondamentale nello scacchiere di Greco Adolfo per la realizzazione
dei suoi intenti criminosi riguardo alle vicende concernenti la riqualificazione
dell’area ex industriale Cirio ed alle vicende legate all’ Area Sviluppo Industriale di Castellammare di Stabia. Antonio Pentangelo costituiva, infatti, l’anello di congiunzione tra
l’imprenditore indagato e il Deputato della Repubblica, Luigi Cesaro che da Presidente della Provincia di Napoli, assunto il seggio di Parlamentare, avrebbe poi nominato con proprio decreto, il suo “delfino” stabiese, alla poltrona di facente funzioni di Presidente della Provincia, carica che lo stesso avrebbe poi ricoperto fino all’avvicendamento della neonata realtà Città Metropolitana di Napoli. Tale nomina sarebbe poi stata utilizzata proprio dal Greco relativamente alla vicenda “Cirio”.
Dalle risultanze delle intercettazioni si è avuto, altresì, modo di prendere coscienza dei vari riferimenti politici su cui Greco Adolfo poteva contare sia a carattere locale, come Corrado Nicola, o regionale, quali Sommese Pasquale e Cesaro Antimo, sia di rilievo nazionale, quali i Senatori della Repubblica Milo Antonio e Sarro Carlo, oltre che naturalmente il citato Cesaro Luigi. Tali elementi, tratteggiavano in modo particolareggiato, confermandole, sia la personalità criminale del Greco e dei suoi familiari che molte delle dinamiche degli eventi delittuosi acclarati nel corso della indagine. In particolare sarebbe emerso che Greco, coadiuvato dalla moglie, accumulava, conteggiava, confezionava e conservava tra le mura domestiche un’ingente quantità di denaro contante. Grazie a tali risorse occulte, provenienti da illeciti fiscali, ovvero, acquisto di beni e servizi privi di fatturazione, il Greco concretizzava molteplici dei suoi obiettivi. In generale le indagini avrebbero dimostrato che, con queste risorse, il Greco finanziava attività illecite tese al mantenimento ed accrescimento del proprio patrimonio. E’ stato cristallizzato inoltre che le medesime risorse sarebbero state utilizzate per finalizzare le azioni di corruttela sia per la vicenda Cirio, sia per quella posta in essere nel Luglio 2015 per corrompere alcuni funzionari dell’agenzia delle entrate di Napoli al fine di assicurarsi un accertamento fiscale di “favore”, fatti i predetti oggetto di analisi e comunicazione in autonome e successive note informative.
Tali risorse occulte sarebbero state utilizzate anche per affrontare le richieste estorsive delle locali organizzazioni camorristiche.
Tornando ai fondi neri dell’imprenditore va rappresentato che le indagini hanno dimostrato che l’approvvigionamento del denaro contante al nero avveniva attraverso differenti canali. Ulteriori occasioni di ricavi in nero erano sicuramente rappresentate dagli incassi di denaro contante proveniente dai canoni di locazione dichiarati al fisco per un diverso ammontare, nonché da operazioni truffaldine come quella della fittizia assunzione di …omissis…La contabilità di tali oscuri e illeciti guadagni era tenuta minuziosamente sotto controllo da Greco Adolfo e dalla moglie, che lo coadiuvava nelle operazioni di conteggio, confezionamento e deposito del denaro.
Uno strumento che, si è accertato, sarebbe stato utilizzato dal Greco per “ripulire” somme di denaro contante sconosciute al fisco, era quello della concessione di prestiti personali che, secondo uno stratagemma consolidato, “riapparivano” sui propri conti correnti bancari nella forma, non di restituzioni di quanto concesso a mutuo, ma di prestiti invece ricevuti dallo stesso. I suoi debitori restituivano le somme ottenute in prestito con degli assegni che venivano versati dal Greco Adolfo sui propri conti correnti. Con tali escamotage i medesimi soggetti assumevano quindi la simulata qualità di creditori del Greco Adolfo invece di quella reale di debitori solventi.
Le conversazioni captate in casa Greco avrebbero poi consentito altresì, attraverso un’analisi comparata, di chiarire alcuni aspetti emersi in molteplici risalenti conversazioni tra Greco Adolfo ed il suo commercialista ed amministratore di alcune società del suo gruppo…omissis. Quest’ultimo avrebbe dimostrato di essere perfettamente integrato nei propositi illeciti del Greco tanto da assumerne consapevolmente un ruolo fondamentale.
Nella primavera/estate del 2015 si sviluppavano nuove vicende in occasione delle quali i percorsi del Greco Adolfo si intrecciavano ancora una volta con quelli di un’altra importante organizzazione criminale. Le stesse fornivano un ulteriore saggio della contiguità degli interessi personali dell’imprenditore stabiese con quelli delle organizzazioni criminali egemoni nei territori in cui lo stesso tutt’oggi opera…”.

Fonte cronache della Campania

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