L’’ultimo appalto per i servizi di assistenza alla didattica dell’Università di Catania è più controverso che mai. La staffetta tra la ditta uscente MPS e l’entrante PFE è stata complessa e travagliata, piena di rinvii sospetti e ingiustizie nei confronti dei dipendenti, di confusione totale e di disagi; e tra l’altro non siamo neanche certi che si risparmi davvero, come comproviamo in un articolo di approfondimento della nostra Lucia Murabito. In una vicenda che ha molte più ombre che luci, si inserisce anche l’odierno comunicato stampa dei sindacati Snalv-Confsal e CSA- Fulscam a sottolineare le anomalie della situazione. Vi riportiamo le loro parole, nella speranza che non passino inosservate.

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Unict risparmia sulla pelle dei lavoratori.

Snalv-Confsal e CSA- Fulscam: “Mancato rispetto della documentazione di gara,

del CCNL e del codice unico degli appalti.

L’accordo per il cambio appalto della didattica dell’Università di Catania sottoscritto da altre organizzazioni sindacali e accettato dall’Università è un accordo molto discutibile e per noi inaccettabile. Un accordo che si fa beffa dei lavoratori e dei loro diritti con l’obiettivo di cercare risparmi che però pagano, come sempre, i lavoratori”.

Sono dure le parole di Antonio Santonocito segretario regionale del sindacato Snalv – Confsal e di Francesco Scarfalloto della CSA –Fulsacm di Catania dopo la riunione tenutasi in Prefettura a Catania nei giorni scorsi con i sindacati, l’università e le ditte interessate.

Lo Snalv-Confsal insieme a Fisascat-Cisl e Csa-Fulscam sono gli unici sindacati che si sono opposti all’appalto dei servizi didattici dell’Università di Catania. Hanno diffidato l’azienda ad attenersi a quanto previsto dalla documentazione di gara, dal contratto collettivo nazionale di lavoro e dal codice unico degli appalti. Gli altri o hanno firmato o non erano presenti.

“Non è stata prevista nessuna tutela per i 45 lavoratori considerati in esubero, se non una vaga promessa dell’Università, non scritta, di eventuali altri appalti futuri che si dovessero bandire. Per ora nulla!”, dicono i sindacalisti.

I lavoratori sono considerati in esubero non dagli atti di gara dell’appalto, ma dall’accordo sindacale siglato all’ufficio del lavoro nonostante il Dlgs 50/2016 preveda clausole sociali in caso di cambio appalto e il CCNL il passaggio da un’azienda all’altra.

Clausole previste solo per i 125 lavoratori assorbiti e quindi diciamo fortunati, in beffa a quanto previsto dal CCNL, dalle norme vigenti e dalla stessa Università. “Quelle attuate sono scelte inaccettabili, firmate da pochi e urlate da molti. – continuano i sindacalisti -. Non ci arrendiamo, ci batteremo in ogni sede per affermare la giustizia perché siamo convinti che in un momento di grande disagio per la città di Catania, l’Università è uno dei poli su cui può rinascere questa città. Non può sottrarsi al suo ruoli di ente appaltante e garante delle regole. Se anche l’Università, invece, abdica al suo compito la rinascita di questa città diventa ancora più evanescente”, concludono le rappresentanze di Snalv – Confsal e CSA –Fulsacm di Catania.


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