Nel 2010 l’allora presidente di Confindustria della provincia di Agrigento, Giuseppe Catanzaro, promosse una serie di azioni giudiziarie nei confronti di tutti i Comuni che avevano provveduto a nominare i componenti delle assemblee delle ASI (Aree di Sviluppo Industriale), sostenendo che tutti quanti i sindaci avevano violato una norma di legge che, in realtà, si applicava soltanto per conferire gli incarichi dirigenziali delle società pubbliche della Regione Siciliana. Decine di sindaci e di componenti delle Assemblee delle ASI, in modo particolare di quella di Agrigento, ma anche di quella di Caltanissetta ed Enna, furono allora rinviati a giudizio per abuso d’ufficio e falso, a seguito di quelle che, alla luce delle successive sentenze definitive di assoluzione, si sono rivelate delle calunniose denunce. Ricordo perfettamente che quei procedimenti penali furono avviati nei confronti di quasi tutti gli amministratori locali agrigentini e delle persone da loro nominate, ed hanno riguardato tutti i comuni che facevano parte degli organismi amministrativi delle ASI. Nell’Agrigentino a sostenere quella ‘farlocca’ accusa, mossa in maniera del tutto strumentale dal Catanzaro, fu il procuratore della Repubblica, Renato Di Natale uomo che, per questi ed altri

‘servigi’, aveva ricevuto in cambio, un posto in banca per il figlio ed alcuni incarichi per la figlia, presso la Camera di Commercio di Caltanissetta, dove era ed è ancora segretario generale il Dott. Guido Barcellona, figlio dell’ex procuratore generale di Caltanissetta, e presso le aree industriali. Tali gratificazioni il Di Natale le ha ricevuto proprio da Confindustria Sicilia, qualche anno dopo questa ed altre sue ‘bravate giudiziarie’, quali quella relativa alla mega discarica di Siculiana-Montallegro. Come è noto anche in quel caso, sempre il Catanzaro, nel 2006, e sempre col solito metodo, attraverso degli strumentali polveroni giudiziari sollevati ad arte, avvalendosi delle solite compiacenti sviste istituzionali e grazie a delle palesi omissioni, è riuscito ad impadronirsi e ad ingrandire a dismisura quella che, grazie agli ex presidenti della

Regione Raffaele Lombardo e Rosario Crocetta, diventerà una delle 4 più grandi mega bombe ecologiche della Sicilia, ossia la discarica di Siculiana-Montallegro. Rispetto all’ennesima impostura pseudo-giudiziaria del Catanzaro ricordo che nel 2009, prima di avvalersi della clava giudiziaria, egli promosse una serie di incontri con i sindaci agrigentini presso la sede di Confindustria Agrigento. Nell’allora mia qualità di sindaco di Racalmuto partecipai ad uno di questi incontri, assieme all’attuale sindaco di Agrigento, allora sindaco

di Porto Empedocle, Calogero Firetto ed all’allora sindaco di Aragona, Alfonso Tedesco. Ricordo perfettamente che il Catanzaro, con toni tra il suadente ed il minaccioso, ci disse che dovevamo stare attenti alle future nomine dentro le ASI. Esse dovevano essere gradite a Confindustria e fatte, a suo dire, ai sensi di una legge che si applicava in realtà a tutt’altra fattispecie di incarichi e che nulla aveva a che vedere con tali nomine. Quasi nessuno tenne conto dei suoi ‘avvertimenti’. Purtroppo tutti coloro che non obbedirono a quegli ‘ordini’ tassativi, dovettero fare i conti con anni ed anni di processi penali, conclusisi tutti quanti con delle assoluzioni. Nel mio caso si è sfiorato il ridicolo. Infatti la Procura agrigentina, retta dal Di Natale ed al servizio della lobby confindustriale, mi fece notificare un avviso di garanzia da cui risultava che ero sotto indagine per avere nominato i componenti dell’Assemblea dentro l’ASI, per conto del comune di Racalmuto, senza tenere conto di quella norma di legge a cui faceva riferimento, a sproposito ed in maniera strumentale, il Catanzaro, nelle sue denunce. Piccolo particolare, io non avevo nominato nessuno. Ma il procuratore Di Natale e chi per lui, no riuscivano a capacitarsi del perché la nomina del comune di Racalmuto non recava la mia firma. Semplice, quando ci è stato richiesto di effettuare quelle nomine io mi trovavo a Roma ed aveva firmato al mio posto l’assessore da me delegato. Ma il Di Natale era furente, mi mandò un altro avviso a comparire davanti alla Polizia Giudiziaria, voleva coinvolgermi a tutti i costi; cosa che gli riuscì negli anni successivi, quando mi fece intentare altre fantasiose ed incredibili cause penali, ovviamente culminate con delle quanto mai scontate mie assoluzioni. Anche un cretino, tranne quel magistrato incapace di intendere, ma capace di volere, si sarebbe reso conto che il Catanzaro scatenava in maniera calunniosa quella, così come tante altre bufere giudiziarie, comprese quelle relative ad una miriade di presunti attentanti ed intimidazioni da lui subiti di cui, in 10 anni, non si è mai trovato un solo colpevole. Queste sue denunce, così come le sue querele, avevano un chiaro scopo intimidatorio. Le presunte diffamazioni ai suoi danni, sono costruite tutte quante a tavolino, avvalendosi anche di qualche magistrato compiacente. Le sue numerose denunce gli sono da sempre servite per frenare l’attività di indagine nei suoi confronti, al fine di impadronirsi, non solo della già citata mega discarica di Siculiana-Montallegro o di tutte le aree industriali siciliane, ma di tanto altro ancora di cui la Procura ed il Tribunale di Caltanissetta si sta occupando. La sua azione di pseudo-denuncia trovava terreno fertile soprattutto nelle province che si erano ribellate all’illegale occupazione ‘para militare’ della Sicilia della sua lobby, ossia Agrigento, Caltanissetta ed Enna. Fu proprio grazie a quelle pseudo inchieste giudiziarie che, così come era avvenuto con la sua discarica di famiglia, anche le aree ASI diventarono ‘cosa loro’. I Comuni siciliani furono estromessi dalla gestione e

Marco Venturi, ex vice presidente di Confindustria Sicilia, da assessore regionale per le Attività Produttive le commissariò. Qualche anno dopo, nel 2012, con un’apposita legge, fu creta l’IRSAP (Istituto Regionale per lo Sviluppo della Attività Produttive) che, in teoria, avrebbe dovuto sostituire le ASI, tuttora in liquidazione, ma che è diventato l’ennesimo carrozzone regionale mangiasoldi che non gestisce nulla. Per farsi un’idea di ciò che accade ancora oggi nelle aree industriali siciliane, basta leggere quanto ha scritto l’imprenditore di Caltanissetta Salvatore Vancheri il 29 gennaio 2018 a Girolamo Turano, Assessore Regionale alle Attività Produttive della Regione Siciliana che, sinora, non ha avuto modo e tempo per rispondere. Forse è affaccendato nel mantenere saldamente ai loro posti dei commissari straordinari, ma davvero straordinari! Qualcuno di loro è peraltro pesantemente sotto inchiesta presso il Tribunale di Caltanissetta e quello di Siracusa, quali Maria Grazia Elena Brandara che percepisce 100 mila euro l’anno per gestire, in malo modo, l’IAS di Priolo, la società partecipata della Regione che si occupa del più grande depuratore d’Europa, in un’area industriale tra le più inquinate d’Italia. Gestione peraltro garantita dalla Brandara attraverso delle illegittime proroghe di appalti.

Ci riferiamo ancora ad un certo Giuseppe Sutera Sardo, che continua a percepire 150 mila euro l’anno, quale commissario straordinario dell’IRSAP e che brilla per la sua totale inerzia burocratico-amministrativa, che si ripercuote sugli imprenditori insediati nell’area industriale di Caltanissetta che versa, così come tutte le altre aree industriali siciliane, in una situazione di gravissimo degrado. Ironia della sorte, malgrado un incredibile sfascio gestionale la cui responsabilità è dei dirigenti regionali, sui malcapitati industriali nisseni gravano una serie di spese fuori controllo, maturate nel tempo, per dei servizi inesistenti. Il colmo è, come potete leggere nella lettera inviata dal Vancheri all’Assessore Regionale Turano che, da anni, non si riesce a trovare una soluzione, attraverso la vendita dei capannoni a coloro i quali li utilizzano. Anzi, la Regione fa ostruzionismo e continua a pretendere di scaricare su di loro i debiti fin qui contratti…

Salvatore Petrotto

Di seguito potete leggere quanto contenuto nella lettera dell’imprenditore Salvatore Vancheri…

Il Vancheri è il titolare di una ditta individuale che ha come attività produttiva la “torrefazione del caffè”. Per lo svolgimento di detta attività produttiva è stato destinatario dell’assegnazione di un rustico industriale nell’agglomerato “Calderaro”, ubicato nella zona industriale dell’ex Consorzio ASI di Caltanissetta, concesso in locazione (inopinatamente, giusto contratto n. 3974, serie 3, registrato in data 23/12/2010 (denominato economicamente “contratto di affitto”). Si tratta, lo precisiamo, di un contratto che a norma di legge non può essere stipulato da un Ente pubblico non economico, senza fini di lucro. Per tali ragioni ha inoltrato al commissario liquidatore del detto ex Consorzio ASI di Caltanissetta, Dott. Sutera Sardo Giuseppe, tre istanze per l’acquisto in proprietà del detto rustico, con i benefici previsti, al riguardo, dalla normativa vigente. La prima istanza risale all’08/09/2014, ma il su citato commissario, non ha ancora risposto. Sempre il Sutera Sardo non ha dato corso, come era suo dovere, alla procedura di vendita che rientra, insieme ad altri adempimenti, in quelli previsti nel comma 2 dell’art. 19, della L.R. 12 gennaio 2012 n. 8 e s.m.i. . Tale mancata ottemperanza a quanto disposto al comma 2 del citato art. 19 prevede, ope legis, la sua decadenza da commissario. Invece, ignorando detta prescrizione, egli ha ritenuto di eludere la stessa comunicando di dimettersi dall’incarico di commissario liquidatore disattendendo, di fatto, di dare corso agli adempimenti previsti dal comma 2 dell’art. 19; né ha dato seguito a tali adempimenti anzidetti, nella sua qualità di commissario ad acta, figura che appare priva di valenza giuridica nell’attività di liquidazione. Il Dott. Sutera Sardo, presentando le dimissioni dall’incarico di commissario liquidatore, insieme ad altri dirigenti (Dott. Giuseppe Sutera Sardo – Consorzio ASI di Caltanissetta, Dott. Castrovinci Dario – Consorzio ASI di Siracusa, Dott. Domenica Marzullo – Consorzio ASI di Messina, Dott. Francesco Gallo – Consorzio ASI di Gela), ha impedito di svolgere l’attività di liquidazione degli ex Consorzi ASI. Dal canto loro, gli uffici del’Assessorato, non hanno mai attivato alcuna procedura sostitutiva nei confronti dei commissari inadempienti. Ciò premesso, il sottoscritto Vancheri Salvatore, chiede alla S.V. Ill.ma la pronta sostituzione del Dott. Sutera Sardo Giuseppe quale Commissario liquidatore del Consorzio ASI di Caltanissetta, ipotizzando tale sostituzione mediante l’utilizzo del commissario liquidatore dell’ex Consorzio ASI di Enna, in quanto l’ASI di Caltanissetta presenta la vicinanza territoriale con l’ex Consorzio ASI di Enna. Lo scrivente, ribadisce, la necessità di acquistare immediatamente il capannone, tenuto conto del beneficio che ne ricaverebbe il Consorzio in termini economici, essendo sommerso, come è noto, da un numero cospicuo di decreti ingiuntivi, compresi anche decreti ingiuntivi notificati allo scrivente, quale terzo pignorato, per crediti nei confronti del Consorzio ASI in liquidazione, aggiungendo che l’Assessorato ha provveduto a trasferire all’IRSAP, illegittimamente, su conti intestati ai Consorzi ASI, come il D.D.G. n. 2890 del 14/12/2017. Sul problema del depauperamento degli ex Consorzi ASI e quindi sul fatto che gli stessi siano sommersi di debiti, mi si permette far presente quanto segue. A partire dal 2013 l’assessorato regionale alle attività produttive ha erogato alcune somme

per spese di funzionamento all’IRSAP, e non ha erogato somme per spese di funzionamento ai Consorzi ASI in liquidazione. L’erogazione di somme per spese di funzionamento dell’IRSAP sarebbero dovute servire per le sue spese di funzionamento come per legge, quindi per la gestione di immobili, impianti, infrastrutture, per gli organi, per il personale dipendente o utilizzato, per le utenze e per le altre attività di gestione. Invece nella pratica l’IRSAP non aveva altre spese se non quelle degli organi politici e dell’unico dipendente, il direttore generale, fino al suo decesso. Infatti l’IRSAP: non possedeva e non possiede immobili; non possedeva e non possiede impianti ed infrastrutture, ma si occupa della loro gestione, in termini monetari, soltanto da dopo la metà del 2016, e non per tutti gli impianti e le infrastrutture; sino al 2017 non aveva dipendenti, transitati dai Consorzi ASI all’IRSal. Invece tutte le somme da erogare sono state accollate ai Consorzi ASI in liquidazione, ai quali la Regione non ha erogato somme per spese di funzionamento, e questi hanno esaurito le somme presenti nelle casse per pagare le spese di funzionamento, compresi il personale dipendente e quello in quiescenza. Ma se le spese di funzionamento per le zone industriali le sostenevano i Consorzi, l’Assessorato avrebbe dovuto erogarle a questi enti, in funzione della ancora vigente LR 1/1984, articolo 29 comma 1 lettera b). L’IRSAP con le poche somme realmente spese a proprio carico avrebbe dovuto quindi comunicare un avanzo di amministrazione rispetto a quanto erogato, e quindi ricevere nell’anno successivo dall’Assessorato un contributo per le vere spese di funzionamento, e non erogarle all’IRSAP. O meglio, e secondo legge, l’Assessorato Regionale alle Attività Produttive, organo di controllo e vigilanza sia dell’IRSAP che dei

Consorzi ASI in liquidazione, avrebbe dovuto intervenire, obbligando l’IRSAP a spendere in proprio le spese di funzionamento, obbligando l’IRSAP a pagare la gestione di immobili, impianti, infrastrutture, assumere il personale, pagare quello utilizzato, pagare le utenze. Invece l’IRSAP si è trasformata in una banca che prestava somme (chiamate anticipazioni) ai Consorzi ASI in liquidazione per far funzionare le 5 infrastrutture, gli impianti, per pagare il personale che avrebbe dovuto pagare l’IRSAP, eccetera. I Consorzi ASI in liquidazione dapprima hanno esaurito le somme in giacenza presso le tesorerie, e poi sono stati praticamente caricati di una serie di debiti, per tutte le anticipazioni effettuate dall’IRSAP. Quindi l’IRSAP ritiene di incassare delle somme ed i Consorzi ASI in liquidazione, anziché pagare le proprie obbligazioni, si ritrovano a dovere restituire all’IRSAP somme per spese che la legge attribuiva come spese all’IRSAP e per le quali quest’ultima incassava dall’Assessorato le spese di funzionamento che in effetti non sosteneva, ma faceva sostenere ai Consorzi ASI in liquidazione. La situazione va sanata contabilmente da parte dell’Assessorato Regionale, o facendosi restituire dall’IRSAP le somme non spese ma trasformatesi in somme per presunti prestiti, provvedendo ad erogare tali somme ai Consorzi ASI in liquidazione, per appianare i presunti debiti con IRSAP; oppure cancelli i debiti tra Consorzi ASI in liquidazione ed IRSAP. In ogni caso, occorre che l’assessorato provveda a fare ricostituire le somme presenti nelle casse dei consorzi alla data di entrata in vigore del 3 settembre 2012 (6 mesi dall’entrata in vigore della L.R. 8/2012, oltre 45 giorni di prorogatio), ricontabilizzando le vere spese di funzionamento che la legge intendeva fossero a carico di questi ultimi. Ed occorre che vengano emesse le somme per spese di funzionamento dei Consorzi dal 2013 in poi, per consentirne la vera liquidazione. Lo scrivente chiede, infine, che venga promossa un’indagine ispettiva con riguardo allo svolgimento dell’attività di liquidazione per tutti i profili che ne possono derivare.

Caltanissetta lì 29/01/2018 Vancheri Salvatore

Rispondi