Forse è arrivato il momento di cominciare a discutere – seriamente – di una nuova legge di riforma urbanistica. Perché in Sicilia, sulla vicenda delle oltre 700 mila case abusive, si rischia una rivolta sociale. Sullo sfondo, si potrebbe celare il tentativo di far pagare agli stessi siciliani – e segnatamente ai titolari di abitazioni abusive – gli scippi finanziari operati da Roma. Il ‘caso’ delle abitazioni abusive sotto i ponti di Tommaso Natale  

Non è facile seguire tutto quello che succede a Palermo. Tra immondizia per le strade, strade dissestate, furti di energia elettrica, senza tetto che occupano edifici abbandonati, senza tetto che vengono sbattuti fuori dagli edifici abbandonati, allagamenti, il sindaco Leoluca Orlando che discetta sul Decreto Salvini eccetera eccetera, adesso ci sono anche i proprietari di case abusive da ‘spremere’ togliendogli la stessa casa e poi affittandogliela (chiedendogli anche gli ‘arretrati’) e altre case abusive da abbattere.

A proposito delle case da abbattere a Palermo, un lettore ci ha fatto notare che, tra le case da abbattere, ce ne sono alcune che si trovano sotto i ponti di Tommaso Natale. Questo lettore ci chiede:

“Perché, da oltre vent’anni, chi ha la casa sotto i ponti di Tommaso Natale combatte una battaglia per salvare la propria abitazione, mentre chi fino a prima del crollo dell’agosto dello scorso anno, chi aveva casa sotto il ponte Morandi di Genova viveva tranquillamente?”.

La nostra risposta – non essendo urbanisti e non conoscendo bene la questione – è che, magari, a Genova le abitazioni sono state realizzate, anche se sotto il ponte Morandi, in accordo con gli strumenti urbanistici, mentre a Palermo le abitazioni realizzate sotto i ponti di Tommaso Natale sono abusive. La nostra, ovviamente, è solo un’ipotesi: poi, magari, si potrebbe scoprire che le abitazioni erano in regola e poi è arrivato il ponte!

In effetti, qualche ricordo delle abitazioni che si trovano sotto i ponti di Tommaso Natale riaffiora. Era la fine degli anni ’90 del secolo passato e a Tommaso Natale si stavano realizzando alcuni svincoli che collegano l’autostrada Palermo-Trapani con Mondello, Tommaso Natale e lo ZEN. Chi scrive, allora, insieme con colleghi ed amici, dava vita a un quindicinale L’inchiesta Sicilia. 

Vennero in redazione alcune persone che vivevano a Tommaso Natale e che, una bella mattina, avevano scoperto che stavano cominciando a realizzare un viadotto sulle proprie teste. Ricordiamo le proteste che non servirono a niente, perché i lavori stradali andarono avanti e vennero realizzati.

Quando, lo scorso agosto, le immagini del ponte Morandi crollato ha mostrato le palazzine che si trovano sotto lo stesso ponte di Genova ci siamo ricordati delle abitazioni di Tommaso Natale. Ma è stato un ricordo fugace.

Oggi il lettore che ci ha scritto ci ha fatto ricordare le polemiche di vent’anni fa, con la gente che protestava perché, da un giorno all’altro, era venuta a conoscenza che la propria abitazione sarebbe finita “sotto un ponte”.

Non sappiamo come finirà questa storia degli abbattimenti di abitazioni abusive a Tommaso Natale e, in generale, a Palermo e in Sicilia. Quello che notiamo, che non possiamo non notare, è la grande confusione urbanistica di Palermo e della Sicilia.

A Palermo ci sono circa 70 mila abitazioni abusive; in Sicilia, nel complesso, le abitazioni abusive sono poco più di 700 mila. 

Dagli anni ’80 ad oggi si contano tre leggi nazionali di sanatoria. Ma la situazione resta ingarbugliata, perché di mezzo ci sono le abitazioni insanabili.

Lungo le costa la situazione si ingarbuglia perché il divieto di inedificabilità assoluta entro i 150 metri dalla battigia deve fare i conti con l’erosione della costa intervenuta in questi anni.

La legge regionale sull’inedificabilità assoluta entro i 150 metri dalla battigia è del 1976. Da allora ad oggi una parte della costa è stata erosa. Il mare si è ‘mangiato’ la costa. Vai a stabilire quali abitazioni sono regolari o meno…

(Non osiamo pensare cosa succederà con lo scioglimento dei ghiacci polari…).

Il professore Giuseppe Gangemi, docente di Urbanistica presso l’università di Palermo, dice che è difficile, se non impossibile, abbattere migliaia e migliaia di abitazioni abusive, perché bisognerebbe realizzare mega-discariche dove sistemare gli sfabbricidi.

Palermo, negli anni del ‘Sacco edilizio’, si giocò la costa orientale della città, che divenne il luogo dove scaricare gli sfabbricidi della speculazione edilizia. Tutt’oggi una parte di questa grande discarica della città – che risale agli anni ’50, ’60 e ’70: ci riferiamo all’area del Parco intitolato a Ninni Cassarà – non è ancora fruibile.

Tuttavia – così si dice – l’abbattimento delle case abusive della Sicilia potrebbe diventare un grande affare: perché a pagare i costi degli abbattimenti dovrebbero essere gli stessi proprietari delle abitazioni abusive.

Parliamo di cifre spaventose: abbattere una villa di medie dimensioni, infatti, tra ruspe, trasporto degli sfabbricidi e ripristino dei luoghi, può costare anche 100 mila euro. Più i costi della discarica.

Una soluzione diversa – che è quella che, nel silenzio generale – viene prospettata a tanti abusivi è la cosiddetta “salvaguardia del diritto di abitazione”: i Comuni acquisiscono le case abusive insanabili e poi le affittano a chi le ha realizzate, facendogli pagare anche gli arretrati.

Anche questa è un’operazione economica enorme. Che verrebbe realizzata sempre sulle spalle dei titolari di abitazioni abusive. Molti Comuni lo stanno già facendo.

I maligni sussurrano che i Comuni, con questa storia degli abusi edilizi insanabili, avrebbero trovato il modo di risanare i propri bilanci…

Si potrebbe verificare, con le dovute differenze, quello che si verificò all’indomani della ‘presunta’ unificazione italiana, anno di grazia 1860. Quando il nuovo Stato sabaudo confiscò le abitazioni e i terreni alla Chiesa per rivenderle agli stessi siciliani. Risultato: un enorme flusso di denaro che, dal Sud, passò nelle ‘casse’ del Piemonte.

In questo caso – così almeno dovrebbe essere – un enorme flusso di denaro dovrebbe passare dalle tasche dei cittadini ai Comuni.

Forse, in questa storia, sarebbe necessario un intervento della politica. Possibilmente on una nuova legge urbanistica siciliana. Provando a cercare una soluzione  che non penalizzi i cittadini. Perché sull’abusivismo edilizio della Sicilia le responsabilità non possono ricadere tutte sui cittadini, soprattutto là dove si tratta di prime case realizzate da famiglie di medio reddito.

La politica siciliana interverrà o si continuerà a mantenere sotto traccia questa storia, dando gli abusivi in ‘pasto’ ai Comuni che debbono, in un modo o nell’altro, trovare i soldi che gli ‘ascari’ che hanno governato la Sicilia si sono fatti scippare da Roma?

Foto tratta da palermotoday.it 

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