ECCO COSA SCRIVEVO E DENUNCIAVO, A GENNAIO DEL 2013 A PROPOSITO DELLA GESTIONE ILLEGALE DEI RIFIUTI NELL’AGRIGENTINO…

Al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Al Consiglio Superiore della Magistratura

Alla Corte di giustizia dell’Unione europea

Alla Procura Generale di Palermo

Alla Procura della Repubblica di Agrigento

Alla Procura della Repubblica di Caltanissetta

Care autorità istituzionali, italiane ed europee, cari rappresentanti dei presidi giudiziari della Sicilia, caro organo di rappresentanza dei Magistrati italiani, a scrivervi sono gli esasperati cittadini di Racalmuto, nonché quelli della provincia di Agrigento.

Ci stiamo preparando, con i nostri avvocati, ad avviare delle ormai necessarie azioni legali collettive, le cosiddette class-action ed a sottoscrivere numerose denunce da depositare in tutte le procure siciliane, nonché presso la Corte di Giustizia Europea.

Questa è la prima delle sollecitazioni che vi indirizziamo, con la speranza che si possa porre rimedio alla scandalosissima gestione del ciclo dei rifiuti in Sicilia, per il bene dei cittadini e dei comuni, trascinati tutti quanti verso il dissesto finanziario.

Non è normale e soprattutto legittimo e legale, pagare una tassa sui rifiuti che è la più cara d’Italia e del mondo; addirittura gli importi delle bollette che abbiamo pagato sono anche dieci volte superiori rispetto al centro-nord Italia.

Tanto per fare un esempio, a Lucca, in Toscana, per una villetta, la cui categoria catastale è A7, si paga una tassa per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti di 140 euro.

Grosso modo identiche sono le cifre che cittadini ed imprese pagano in Emilia Romagna.

Per una villetta delle stesse dimensioni e della stessa categoria catastale, a Racalmuto, in provincia di Agrigento, siamo stati costretti a pagare più di mille euro per il 2012, mentre la bolletta prevista per il 2013 è di 1400 euro!

Per un appartamento a Lucca, delle dimensioni di 130 metri quadrati si paga meno di cento euro all’anno!

A Racalmuto invece, per un appartamento delle stesse dimensioni, nel 2012, abbiamo pagato oltre 800 euro, mentre per quest’anno supereremo abbondantemente i mille euro!

Per essere più chiari, mentre nel resto d’Italia, le famiglie pagano intorno ad un euro di tassa all’anno per ogni metro quadro di superficie degli immobili, in Sicilia le cifre, sempre per le per le famiglie oscillano dai due euro a metro quadro sino ai circa sei euro di Racalmuto, in provincia di Agrigento, dove si registra l’ingiusta tassa sui rifiuti che è la più cara d’Italia e del mondo.

Non parliamo delle imprese che pagano 11 euro a metro quadro!

Che poi Racalmuto sia il paese dove si paga la tassa sui rifiuti più cara del mondo è emerso grazie anche ai giornali ed a qualche emittente televisiva nazionale, attraverso dei servizi mandati in onda la scorsa estate, mentre, nel paese di Leonardo Sciascia infuriava la protesta di tutti quanti i cittadini, furenti, arrabbiati, imbestialiti, a causa di tale insopportabile record!

I Racalmutesi sono risultati in assoluto i più tartassati del mondo, a fronte dei servizi pubblici peggiori d’Italia!

Quest’anno non contenti di averci fatto pagare per degli illegali servizi (nel prosieguo di questa lettera esposto spiegheremo perché sono illegali), una tassa i cui importi, come detto sono decuplicati, per dieci volte, rispetto al centro-nord Italia, si sono spinti ben oltre!

Hanno notificato migliaia di avvisi di accertamento, peraltro relativi a delle tasse prescritte, risalenti al 2006, relative a garage, scantinati, cantine seconde e terze case e così via, molte delle quali vuote, disabitate e dove nessuno produce alcun rifiuto.

E la stessa cosa hanno intenzione di fare per gli anni successivi al 2006, facendoci pagare due o tre volte in più la tassa sui rifiuti, rispetto alle cifre che già paghiamo per la prima casa.

In altri termini, quasi tutti i nuclei familiari di Racalmuto sono stati chiamati a pagare altri 7 anni di tasse arretrate, per dei locali, quali scantinati, magazzini, cantine dove non si producono rifiuti, ma anche per delle seconde, terze e quarte case, magari ereditate, case disabitate, od abitate per due mesi l’anno.

In altri termini ci vogliono far pagare due, tre , quattro volte in più la tassa che già paghiamo, in relazione agli immobili posseduti.

Hanno trasformato la tassa sui rifiuti in una sorta di tassa patrimoniale aggiuntiva rispetto all’IMU.

L’ incidenza di tali illegittimi accertamenti fiscali , se si guardano attentamente gli avvisi di accertamento pervenuti, varia dai 3 euro a metro quadro per l’anno per il 2006 ai sei euro l’anno per il 2012.

Queste ulteriori tasse sui rifiuti non tengono conto, violano cioè, quanto prevede la legge istitutiva della T.A.R.S.U., oltre che il regolamento del comune di Racalmuto risalente al 1995 che proprio da quella legge è stato tratto.

Tale regolamento all’articolo 3 precisa testualmente che: ‘la tassa è dovuta per l’occupazione o la detenzione dei locali ed aree scoperte a qualsiasi uso adibiti che producono rifiuti’

Mentre all’art. 10 ed all’art.11, così come prevede la normativa nazionale, sempre tale regolamento, prevede le riduzioni che oscillano dal 30 all’80% per gli edifici tassabili che devono avere quale requisito, chiaramente ed ovviamente, quello di essere abitati per tutto l’anno.

La ratio della legge e del regolamento è chiara, ogni famiglia deve pagare una tassa sui rifiuti, non due, tre quattro cinque, tante quanti sono gli immobili posseduti.

Per la tassa di possesso degli immobili c’è già l’IMU!

Anche perché i rifiuti che produciamo sono sempre gli stessi, indipendentemente dal fatto di possedere uno o più immobili.

Quello da tassare, e ciò è tassativamente previsto dalla legge e da tutti i regolamenti comunali, è l’immobile dove noi abitiamo, dove noi risediamo.

Se andiamo in vacanza, o andiamo a vivere per qualche mese fuori dalla nostra abitazione principale, sempre il comune, anzi è tenuto a defalcarci gli importi che paghiamo per la tassa della prima casa!

Altrimenti dovremmo chiamare la tassa sui rifiuti o la TARES che entrerà in vigore quest’anno, IMU BIS TER o QUATER, in rapporto al numero di immobili posseduti e per i quali già paghiamo un’altra tassa che è appunto l’IMU!

Questo scherzo, questa errata applicazione della TARSU a Racalmuto ha comportato invece la notifica di migliaia di avvisi di accertamento che hanno fatto moltiplicare per due, tre o quattro volte la già salatissima tassa che già si paga!

Cosicché coloro i quali hanno finora pagato la tassa sui rifiuti più cara del mondo, ossia i Racalmutesi, andrebbero a pagare non più 800 euro per un appartamento l’anno, per un appartamento di 120 metri quadri, come è avvenuto nel 2012 e che con l’istituzione per il 2013 della cosiddetta TARES diventerebbero più di mille euro l’anno per ogni immobile posseduto!

Pensate un po’, adesso si è costretti a pagare il doppio, il triplo, il quadruplo, anche 4 mila euro l’anno ed oltre se si posseggono più immobili!

Ed a tariffa intera, cioè 6 euro per ogni metro quadro, senza, come più volte ribadito tenere conto delle riduzioni previste dalla legge nazionale e dal regolamento comunale!

Una follia, per non dire la più grande frode fiscale d’Italia e forse d’Europa da parte di un ente impositore, e cioè l’ATO AG 2 che merita soltanto di essere deferito alle autorità giudiziarie per questo e tanto altro ancora perpetrato in sette anni, in termini di illegittimità ed illegalità di cui raccontiamo nel seguito di questo nostro esposto.

E’ chiaro che si vuole ancora una volta calcare la mano, rastrellare i nostri soldi a man bassa, per pagare sempre le stesse ditte, SAP- SEAP- ISEDA ed altre ancora che assieme all’ATO AG 2 di Agrigento hanno assicurato in 19 comuni, compreso Racalmuto, per 5 anni consecutivi, dei servizi, o per meglio dire dei disservizi, di raccolta e smaltimento dei rifiuti che sono non solo i più cari del mondo, ma sono anche pessimi e violano tutte le norme igienico-sanitarie e quelle in materia ambientale, considerato che si sarebbe dovuto raggiungere, quest’anno, almeno il 40% di raccolta differenziata.

Hanno fatto lievitare i costi per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti in maniera del tutto arbitraria, esorbitante, insopportabile.

Quando a gestire il ciclo dei rifiuti a Racalmuto era direttamente il comune e cioè sino al 2007 il costo complessivo era di 450 mila euro all’anno.

Adesso, a distanza di 5 anni il costo è salito a ben oltre un milione e settecentomila euro all’anno: più del triplo!

E tutti quanti sappiamo perché.

Io qui di seguito cercherò di spiegarlo.

A che cosa è servita questa montagna di soldi che finora ci hanno fatto pagare e quella che ancora ci vogliono costringere pagare con i recenti avvisi che ci hanno notificato in questi giorni per garage, magazzini, scantinati,case di campagne, seconde e terze case ed altro ancora?

Attenzione: alle spaventose cifre che ci hanno fatto pagare dobbiamo anche aggiungere le quote di compartecipazione alle spese di raccolta e smaltimento dei rifiuti che finora ha pagato il nostro comune, che è stata mediamente di oltre 600 mila euro l’anno, sino al 2012.

Tant’è che Racalmuto, così come tutti i comuni della Sicilia è ridotto sul lastrico, tanto da dover dichiarare una sorta di dissesto finanziario programmato, proprio a causa della mala – gestio del ciclo dei rifiuti.

In altri termini il comune di Racalmuto è stato costretto a pagare sin dall’avvento degli ATO rifiuti, e cioè sin dal 2005, qualcosa come oltre tre milioni di euro!

Il sindaco di Racalmuto Gigi Restivo, ad esempio, addirittura pagò, anticipatamente, nel 2005, prima ancora che la gestione del ciclo dei rifiuti passasse dal comune alla costituenda società di gestione dell’ATO, tre annualità, tre quote, anche per gli anni a venire, di 600 mila euro l’anno.

Ci riferiamo al 2005, al 2006 ed al 2007 ed ammontanti ad oltre un milione ed ottocentomila euro.

Soldi sottratti al bilancio del comune di Racalmuto quando ancora la gestione, sino al giugno del 2007, era ancora in mano ai comuni.

L’ATO AG 2, non pago di avere incamerato, alla data del 2007 quei circa due milioni di euro ceduti anticipatamente, dal sindaco Restivo, mentre il servizio veniva ancora assicurato dal comune, avrebbe preteso di tenere conto di quegli ingenti anticipi assicurati attraversi il pagamento delle tasse sui rifiuti che avevamo pagato sino a quella data.

Intendevano imporci il pagamento di ulteriori quote, alla stregua di tutti gli altri comuni che giustamente non avevano pagato fino a quel momento nulla, senza tenere conto che Racalmuto era stato l’unico comune ad avere pagato, in anticipo, circa due milioni di euro, relativi a dei servizi assolutamente non resi.

Uno scandalo nello scandalo!

Tant’è che fui costretto ad adire alle vie legali ed a fare riconoscere quei crediti che ci consentirono poi, grazie ad una transazione, di non pagare per tre anni le quote di gestione e di compartecipazione per i servizi di parte del 2007, del 2008, del 2009 e di parte del 2010; quote stabilite dai pronunciamenti dell’ assemblea dell’ATO e che il comune di Racalmuto, visto che aveva pagato quei tre anni in anticipo non pagò.

Racalmuto, in altri termini risultò l’unico comune a vantare crediti da parte dell’ATO, mentre tutti gli altri, risultavano allora ed ancora oggi morosi, tant’è che i debiti, per tutti e 19 i comuni ammontano ad oltre 65 milioni di euro.

Tranne Racalmuto che sino al 2010 vantava addirittura, come detto e qui lo ribadiamo, dei crediti.

E’ questo il premio per un comune virtuoso come Racalmuto, per dei cittadini virtuosi come i Racalmutesi?

Farci pagare, non solo i debiti degli altri comuni, ma ulteriori tasse per edifici vuoti, dove non ci abita nessuno, sfitti, disabitati e/o abbandonati?

Dai dati ufficiali in possesso degli uffici comunali e di quelli dell’ATO AG 2 emerge chiaramente la situazione che vi ho fin qui descritto.

Ma c’è di più.

Mentre i cittadini di Favara o di Agrigento pagavano una percentuale complessiva di tasse sui rifiuti inferiore al 50%, e così tutti quanti gli altri 16 comuni facenti parte dell’ATO AG 2, a Racalmuto, la percentuale di riscossione ha da sempre superato il 70% degli iscritti nei ruoli!

Ecco perché ci riempie di rabbia tutto quello che è avvenuto e continua ad avvenire nel nostro paese!

Sappiamo che gli ATO con i loro vecchi consigli di amministrazione, i cui componenti percepivano indennità astronomiche, superiori a quelle dei parlamentari nazionali e regionali, sono stati gestiti in malo modo, ed hanno assicurato appalti illegali, per svariate centinaia di milioni di euro, sempre alle stesse ditte.

Cose da me denunciate alla Procura della Repubblica di Agrigento nel febbraio del 2011.

ATO che non hanno mai fatto effettuare, come prevede la legge, la raccolta differenziata, per favorire delle ben individuate megadiscariche private e che lasciano le città ed i paesi sistematicamente sommersi dai rifiuti.

Eppure ad oggi, nessuna autorità preposta è intervenuta allorquando sono stati e continuano ad essere causati frequenti interruzioni di pubblico servizio dai proprietari ad esempio della discarica privata di Siculiana che chiude, sistematicamente, i cancelli quando l’ATO ed comuni non riescono a pagare per qualche mese i costi di conferimento dei rifiuti.

Stiamo parlando di una discarica che prima era una piccolissima discarica pubblica gestita dal comune di Siculiana e che è stata rilevata dalla ditta Catanzaro ed ampliata a dismisura e che raccoglie i rifiuti dei comuni di una parte della provincia di Palermo, Trapani e Caltanisseta, oltre che dell’intera provincia di Agrigento.

Da quando è stato possibile in Sicilia costruire e gestire discariche per i rifiuti solidi urbani private, attraverso una legge regionale risalente al 2006, si è anche provveduto a privatizzare l’intero ciclo dei rifiuti con costi per i cittadini ed i comuni che sono stati per lo meno triplicati.

Non solo le tasse sono le più care, in assoluto del mondo, ma anche i servizi, per lo più fuori norma sono stati gestiti in maniera assolutamente scriteriata e fuori norma, in tutta la Sicilia, come dimostrano i recenti arresti di funzionari pubblici e titolari di ditte di smaltimento dei rifiuti a Catania e provincia.

Inoltre nessuno più si preoccupa dei gravi problemi igienico-sanitari.

Anzi le competenti autorità giustificano le frequenti chiusure dei cancelli, ad esempio della discarica di Siculiana, le cui conseguenze sono quelle di lasciar marcire in mezzo alle strade di paesi e città, per settimane, cumuli enormi di rifiuti!

Su queste ed altre vicende indaga da due anni la Procura della Repubblica di Agrigento, a seguito di vari esposti, risalenti al febbraio del 2011 e di altre denunce successive.

Della cattiva gestione del ciclo dei rifiuti in Sicilia si è occupata anche la Commissione Parlamentare Nazionale sull’ambiente, stilando una impietosa relazione in cui si legge, a chiare lettere, che questo sfascio siciliano è funzionale a fare arricchire ovviamente le mafie, attraverso appalti e smaltimenti illegali dei rifiuti.

L’attenzione dei magistrati è anche rivolta allo smaltimento di rifiuti nocivi e pericolosi, così come ha dimostrato la recente inchiesta, ancora in corso, condotta dalla Procura della Repubblica di Catania e che come ho avuto modo di dire è già culminata in decine di arresti,

Ci sono coinvolti anche dei pubblici funzionari che garantivano questo malaffare che, in Sicilia, ha provocato già due miliardi di euro di debiti!

Debiti che adesso devono essere saldati da tutti gli enti locali siciliani, pena il dissesto finanziario di tutti quanti i comuni siciliani, alcuni dei quali, proprio a causa della illegale gestione dei rifiuti, da parte dei vari ATO Siciliani, già hanno dichiarato fallimento.

Queste valutazioni, queste annose criticità, riguardanti gli aspetti economici dell’illegale gestione dei rifiuti, sono state inoltre denunciate dalla Corte dei Conti Siciliana alla competente Procura Contabile della nostra disgraziata isola.

Ci ritroviamo, inoltre, in una regione che, come evidenziato sempre dalla Commissione Nazionale Antimafia, è la maglia nera in Italia, è l’ultima regione cioè, per quanto riguarda la raccolta differenziata.

Il motivo è costituito dal fatto che si è fin qui favorito alcune ben individuate discariche e centri di smaltimento privati che raccolgono i rifiuti indifferenziati, facendoci pagare degli esorbitanti costi di raccolta, trasporto e smaltimento.

Rifiuti che una volta selezionati vengono venduti da alcune ben individuate imprese private.

La legge in verità prevede che tali selezioni e vendite di rifiuti, più legittimamente, dovrebbero essere effettuate dai cittadini ed i comuni che sono i proprietari dei rifiuti, attraverso la raccolta differenziata!

Ma i titolari di queste ben note aziende, si sono arricchiti, a spese di tutti quanti i cittadini e le imprese siciliane, facendoci pagare degli indebiti, esorbitanti ed insopportabili costi di smaltimento, mentre loro poi si rivendono i nostri rifiuti selezionati o quel biogas, ottimo per produrre energia e che è il prodotto di decomposizione dei rifiuti sotterrati.

E’ la privatizzazione bellezza, direbbe qualcuno!

Ma non c’è solo questo ovviamente, c’è tanto altro ancora da evidenziare.

Questi ‘strani e nostrani’ imprenditori privati, con i rifiuti, facendoci pagare la tassa più cara del mondo, in Sicilia, è chiaro che ci guadagnano due volte.

La prima volta incassano da cittadini e comuni assieme agli ATO i soldi che paghiamo attraverso la tassa sui rifiuti che, come detto, e sempre ribadiamo, è la più cara del mondo!

La seconda volta, continuano a straguadagnarci rivendendosi i nostri rifiuti selezionati ed il gas naturale prodotto dalle discariche.

Come ben sanno tutte quante le autorità competenti, la nostra immondizia, quella cioè che non viene sotterrata in discarica, viene appositamente selezionata, sempre da questi signori e non da noi cittadini; anche se tale attività viene esercitata non in conformità con quanto previsto dalle vigenti normative, in materia di raccolta differenziata.

Una volta selezionati i rifiuti vengono, come già detto, rivenduti da queste società private e non direttamente dai cittadini e/o dai comuni come avviene nel centro-nord Italia.

E badate bene, sono poi dei consorzi pubblici che comprano i rifiuti selezionati, pagando delle considerevoli cifre, da queste ditte private.

Parliamo sempre delle stesse ditte, se ci riferiamo alla Sicilia ed oltre che realizzano ingenti guadagni vendendo i materiali contenuti nel nostro pattume, quali il prezioso alluminio, il legno, la carta, la plastica, il vetro od i materiali ferrosi e tanto altro ancora.

Bisogna sottolineare inoltre che esiste un altro ‘salasso’ costituito dall’altissimo costo di smaltimento dei rifiuti speciali e pericolosi, quali l’amianto; ma anche i semplici scarti di lavorazione di officine, gommisti, artigiani e di tutte le aziende, quali oli esausti, pneumatici, scarti di macellazione, od anche i nostri farmaci scaduti, batterie, od ancora i rifiuti ospedalieri e quant’altro non è riciclabile.

Tutto ciò che non è riutilizzabile e produce perdite e non guadagni e per smaltirlo si pagano ulteriori salatissimi costi!

Ricapitolando.

Quando si tratta di guadagnare, producendo gas naturali con i nostri rifiuti o rivendendosi la nostra immondizia selezionata, noi dobbiamo pagare più di duecento euro a tonnellata, anziché vendere, noi cittadini, od i comuni i nostri rifiuti.

E potremmo venderli direttamente ai consorzi pubblici nazionali, come è previsto dalle vigenti normative in materia di smaltimento differenziato dei rifiuti.

E dove vanno invece a finire i nostri rifiuti ed i nostri soldi e quelli dei comuni?

Nelle tasche dei titolari, sempre delle stesse ditte che, da 5 anni a questa parte, se ci riferiamo all’ATO AG2, hanno ottenuto appalti illegali per centinaia di milioni di euro, attraverso illegittime proroghe per incamerare e vendere i nostri rifiuti guadagnandoci, a nostre spese, come se si trattasse di oro.

Si tratta dell’oro del terzo millennio!

Appalti che tra l’altro non prevedono il raggiungimento della percentuale di raccolta differenziata prescritta dalle vigenti normative richiamate dalla Commissione Nazionale Parlamentare sull’ambiente e dalla Corte dei Conti Siciliana.

Ma il motivo per cui l’ATO, attraverso delle illegali proroghe di appalto per centinaia di milioni di euro ostacola la raccolta differenziata è ormai chiaro a tutti.

Se si consentisse la raccolta differenziata, noi cittadini e tutti i comuni potremmo, come si fa in tutto il centro-nord Italia, conferire direttamente i nostri rifiuti differenziati nei centri comunali di raccolta e nelle isole ecologiche appositamente create, attraverso anche una raccolta porta a porta.

In tal modo non pagheremmo più quei duecento euro ed oltre a tonnellata (spese di gestione del carrozzone mangiasoldi ATO comprese) per conferire i rifiuti indifferenziati nelle loro discariche e nei loro centri di smaltimento.

Anzi, comune e cittadini, dalla vendita dei rifiuti, ne ricaverebbero guadagni e non perdite, debiti e dissesti finanziari!

E lo ripeto da anni, si tratta dei nostri rifiuti, così come quando ci riferiamo all’altra scandalosa gestione derivante dalla privatizzazione dell’acqua!

Anche in quel caso ci riferiamo alla nostra acqua, all’acqua pubblica.

Tanto più che per la gestione delle risorse idriche, a giugno del 2011, abbiamo votato un referendum per far tornare la gestione dell’acqua agli enti pubblici!

Spero che si sia capito cosa vuol dire gestione pubblica dei servizi pubblici quali rifiuti ed acqua!

In altri termini i rifiuti che produciamo, ‘la munnizza’, è nostra e ce la dobbiamo gestire noi cittadini.

Non possiamo continuare a fare gestire tale raccolta e smaltimento a Racalmuto, Agrigento e gli altri 17 comune dell’ATO AG 2, sempre alle stesse ditte SAP, SEAP od ISEDA ed a tutte le altre ditte che fanno parte del raggruppamento di imprese dell’ ATI (Associazione Temporanea d’Impresa) che, da 5 anni a questa parte, utilizzano, tra l’altro, una potentissima arma di ricatto.

Il licenziamento dei loro 300 operai!

Gli operai con i soldi che loro hanno sin qui guadagnato a spese di intere collettività e comuni, indebitamente tartassati, attraverso la tassa più cara del mondo, potrebbero tranquillamente continuare a lavorare.

Del resto potrebbero essere direttamente assunti, con contratti a tempo indeterminato, direttamente dai comuni, senza l’intermediazione parassitaria delle ditte in questione.

Forse vogliamo continuare a vivere in realtà in cui vengono fatti marcire, impunemente, i rifiuti per intere settimane e mesi in mezzo alle strade, con i gravissimi problemi igienico-sanitari che ne conseguono?

Mentre nel frattempo continuano a strangolarci, facendoci pagare la tassa più cara del mondo!

Anzi, adesso, ci vogliono far pagare scantinati, garage, seconde, terze e quarte case: un ulteriore tassa, oseremmo dire un vero e proprio tributo di sangue assolutamente non dovuto!

E quando parliamo di ATO AG 2, parliamo di quel carrozzone mangiasoldi che avrebbe dovuto essere liquidato, ad opera del commissario liquidatore Teresa Restivo che, da tre anni a questa parte, così come tutti i commissari della Sicilia, inviati dal precedente governo regionale, avrebbe, ma non l’ha fatto, liquidare questa sciagurata e fallimentare società di gestione.

Siamo costretti, a Racalmuto, a pagare la tassa più cara del mondo: più di 11 euro a metro quadro per le imprese, 6 euro a metro quadro per le famiglie.

E colmo dei colmi, adesso ci vogliono costringere a pagare adesso garage, cantine, scantinati, seconde, terze, quarte case e così via…

Non sappiamo se siamo stati chiari.

Abbiamo tentato di spiegare il perché, con degli illegali appalti, con proroghe ed affidamenti diretti che ormai ammontano in Sicilia a ben più di un miliardo di euro, sempre le stesse ditte, ostacolano sistematicamente quanto previsto dalle vigenti leggi in materia di raccolta differenziata e di appalti pubblici.

Alcune delle aziende private che nell’agrigentino, ad esempio, non fanno parte dell’ATI (Associazione Temporanea d’Impresa) che ho già citato, inoltre, in quanto utilizzatori finali dei rifiuti indifferenziati, ci guadagnano pure, indirettamente, sempre attraverso questo sfascio ben organizzato.

Ci riferiamo ai titolari delle discariche private, sottratte nel 2006 ai comuni ed ampliate a dismisura.

Nell’agrigentino il caso più eclatante è quello di Siculiana che la Procura della Repubblica ed il Tribunale di Palermo conoscono benissimo.

Salvatore Petrotto

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