Una donna di Favara, C M sono le iniziali del nome, titolare di una omonima impresa individuale con sede a Favara, nel 2016 ha chiesto alla Prefettura l’iscrizione nella cosiddetta White List, ovvero l’elenco dei fornitori di beni e prestatori di servizi senza macchia. La Prefettura, nonostante solleciti ed anche un ricorso al Tar tramite l’avvocato Girolamo Rubino, ha risposto solo dopo tanto tempo, nel 2017, negando l’iscrizione alla White List, ed emettendo un’informativa interdittiva perché la donna di Favara è figlia di un pregiudicato per mafia, ed è sorella e moglie rispettivamente di due soggetti condannati in primo grado per mafia. La donna di Favara si è rivolta al Tar tramite gli avvocati Girolamo Rubino e Calogero Marino, che hanno censurato il provvedimento della Prefettura per difetto d’istruttoria e carenza di motivazione. Infatti, il padre della donna è morto nel 2015, il fratello è stato assolto in Appello, ed il marito si è separato legalmente dalla moglie nel 2008. Il Tar ha accolto le censure degli avvocati Rubino e Marino. Pertanto nulla si frappone all’iscrizione dell’impresa della donna di Favara nella White List della Prefettura.

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