Voci su carta. Se il libro fosse un quadro e nel lessico del paratesto, oltre alla quarta di copertina che ne descrive il contenuto, ci fosse anche una didascalia per identificare l’anima della sua forma, di questo si tratterebbe per “Il potere relazionato”, che racchiude cinque dialoghi sulle mafie di ieri e di oggi tra giornalisti, politici, storici e magistrati impegnati nello studio, nel racconto e nel contrasto del crimine organizzato. Questo volume delle Edizioni Santa Caterina, come i cinque che lo hanno preceduto, rappresenta l’esito di una sfida: si può fare dell’approfondimento storico-culturale sulle organizzazioni mafiose un appuntamento periodico che coinvolga studenti universitari e cittadini? È possibile portare il dibattito sulla legalità al centro della vita culturale di una città?
È quello che da sei anni sta facendo a Pavia il Collegio Universitario S. Caterina da Siena, attraverso una serie di incontri pubblici che accompagnano il corso universitario in “Storia delle mafie italiane” organizzato dal Collegio grazie al professor Enzo Ciconte e riconosciuto dall’Università di Pavia. Ogni anno questi incontri ospitano alcuni protagonisti della lotta contro le mafie e dell’impegno istituzionale, sociale e culturale per la legalità. E ogni anno diventano un libro che documenta le storie, le idee, le proposte che i relatori espongono a un pubblico che in questi anni è stato via via più fedele e numeroso.
“Il potere relazionato” ripercorre dunque i cinque dialoghi pavesi dello scorso autunno incentrati sulla lotta alle mafie in chiave storico-comparatistica e racchiude nel titolo (che riprende un’espressione di Isaia Sales) il minimo comune denominatore emerso tra passato e presente: non sono le coppole, le lupare o l’uso della violenza a caratterizzare da sempre l’agire mafioso, ma la capacità di intessere e consolidare relazioni ad ogni livello. Insomma, il “capitale sociale” nell’accezione sociologica come precondizione per quello espresso nelle cifre a molti zeri degli imperi economici costituiti fuori dai territori originari.
Il libro conserva la vivacità e l’immediatezza di un incontro “dal vivo”, regalando ricordi personali spontanei, intensi e spesso commoventi. Tra questi ultimi, a trentacinque anni dall’approvazione della legge Rognoni La Torre, vi sono quelli del firmatario Virginio Rognoni, allora ministro dell’Interno, e di Nando dalla Chiesa e Franco La Torre, i quali hanno ricordato il pensiero e l’azione dei loro padri nella drammaticità dei mesi che hanno portato all’introduzione dell’art. 416 bis nel codice penale.
Ma nel volume si trovano anche curiosi aneddoti di vita quotidiana su Falcone e Borsellino, raccontati tra sorrisi e rimpianti dal collega Leonardo Guarnotta, che con i due magistrati palermitani ha condiviso il bunker e l’attività istruttoria del Maxiprocesso a Cosa nostra, e da Giuseppe Ayala, che ha sostenuto in udienza l’accusa imbastita dal pool guidato da Antonino Caponnetto. Del giorno della lettura in aula della sentenza che sanciva la solidità del lavoro della procura palermitana l’ex pubblico ministero ricorda, tra gli altri retroscena divertenti, anche il complimento affettuoso e sagace dell’amico Giovanni Falcone: “La verità è che tu sei un grande oratore, non c’è dubbio; anzi tu sei the voice, come Frank Sinatra. Però non ti scordare che la canzone l’abbiamo scritta noi!”
C’è nel libro anche Franco Roberti, il quale, in equilibrio tra ragione e sentimento, regala il bilancio di una carriera iniziata proprio a fianco di Giovanni Falcone e prospetta le sfide a cui sarà chiamata la Procura nazionale antimafia e antiterrorismo. Completano l’indice due faccia a faccia in cui, affrontando in prospettiva diacronica l’evoluzione delle mafie e della corruzione negli ultimi decenni, Michele Prestipino e Raffaele Cantone si confrontano sull’attualità con Attilio Bolzoni di Repubblica e Luigi Ferrarella del Corriere.

 

fonte http://mafie.blogautore.repubblica.it/

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