l dorso giallo ocra venato di bianco spiccava tra i volumi della grande libreria di famiglia a quattro scaffali, con i caratteri minuti che recitavano: “11 – R. Chinnici, L’illegalità protetta – La Zisa”.
Da bambino di quel libretto sapevo soltanto che raccoglieva una manciata di scritti del nonno e che si parlava di eroina, di raffinerie, di marsigliesi, di Spatola e Inzerillo, La Torre e Mattarella, misure di prevenzione e articolo 416 CP, legge sui pentiti e confino di polizia.
Aprivo, sfogliavo, rimettevo a posto, aprivo, sfogliavo, rimettevo a posto: un vero e proprio rituale che si ripeteva tutte le volte che andavo a curiosare nello “studio” (proprio quello studio in cui lui, Rocco Chinnici era solito lavorare dalle prime luci dell’alba prima di andare in ufficio, perché il tempo non era mai abbastanza).
Negli anni a seguire tuttavia la natura e il senso di quell’abitudine cambiarono: complici gli studi giuridici e l’impegno crescente nella fondazione Chinnici, comprendevo a poco a poco che quel volumetto stampato nel 1990 non era soltanto un oggetto personale ricco di carica affettiva, ma una piccola gemma da condividere. Presi quindi l’abitudine di tenerlo nello zaino e cominciai a isolare i passaggi che meglio mostravano le sfaccettature della ricca personalità di mio nonno.
Dopo qualche tempo non solo conoscevo il volume quasi a memoria, ma sapevo anche quali parti, durante gli incontri organizzati con la fondazione, avrebbero suscitato l’interesse di un certo tipo di pubblico: gli studenti ascoltavano in religioso silenzio i racconti sull’epidemia di eroina tra i giovani degli anni Ottanta, ai convegni tra addetti ai lavori ci si soffermava invece sul reato di associazione mafiosa e sulle misure di prevenzione, mentre le platee più trasversali erano di regola attratte dalle riflessioni sulla storia e la natura del fenomeno mafioso.
Fino a quando un paio di anni fa durante un incontro a Villalba, al termine dell’ennesima lettura di un brano del volumetto, il giornalista e blogger Alessandro Cacciato mi disse: “Questa roba è potentissima, dovresti ripubblicarla”. Nella sua semplicità, coglieva nel segno: non mi ero reso conto che “L’illegalità protetta” restava pur sempre un feticcio personale che tiravo fuori dallo zaino e leggevo in giro per la Sicilia, ma cosa sarebbe successo se un pensionato o uno studente universitario avessero voluto procurarsene una copia?
Il libro non era in distribuzione da anni, ne trovai soltanto un esemplare stropicciato una volta tra le bancarelle dell’usato di piazza Marina. Ristamparlo avrebbe voluto dire riportare alla luce una testimonianza con un enorme peso specifico altrimenti destinata all’oblio. Donai la copia che portavo con me alla biblioteca comunale di Villalba e mi misi all’opera, contattando immediatamente Glifo Edizioni, una casa editrice che seguivo da tempo con interesse (in quel periodo ero rimasto colpito da una loro serie di taccuini personalizzati di cui ammiravo il formato e lo stile: da qualche parte nella mia testa “L’illegalità protetta” aveva un aspetto simile).
Chiamai Luca Lo Coco, che conoscevo da anni, e con lui e Sarah Di Benedetto prese subito corpo l’idea non di una semplice ristampa, ma di una nuova edizione del libro. Era l’occasione perfetta per aggiungere tasselli mancanti, interviste, contributi di giornalisti, magistrati, accademici e familiari. L’andirivieni di riunioni, incontri e prove di copertina durò più di un anno, durante il quale riuscimmo anche a coinvolgere il curatore della prima edizione, Francesco Petruzzella, che con entusiasmo ci diede una grossa mano d’aiuto.
Un bel lavoraccio culminato con la presentazione della nuova edizione a Palermo nel giugno dell’anno scorso, davanti ad una platea gremita. Un’operazione editoriale il cui valore si può riassumere in questo piccolo aneddoto: alla fine delle riprese del film su mio nonno, Sergio Castellitto dichiarò che era stato particolarmente difficile calarsi nei panni di Chinnici per l’assenza di fonti su cui documentarsi. Tempo dopo, durante un atto pubblico in memoria del giudice, una foto lo ritrae con due libri: uno è il libro di Caterina Chinnici da cui è stato tratto il film, l’altro è “L’illegalità protetta”. Adesso tutti coloro che vogliono conoscere il giudice palermitano hanno a disposizione una risorsa in più.

 

fonte http://mafie.blogautore.repubblica.it/

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