L’ex procuratore Teresa Principato è stata una “combattente” alla Prefetto Mori verso quello che lei considerava il regno di Matteo Messina Denaro. Oggi è in attesa di processo a Caltanissetta per un reato non del tutto leggero. Ogni valutazione prima del processo ci sembra non opportuna.

Certo, che il destino di chi tocca Matteo Messina Denaro, è spesso beffardo e anche segnato . Quasi una maledizione. Le vicende legate al mega boss segnano diversi destini : chi finisce in qualche processo, chi fa carriera anche immeritatamente, chi finisce ammazzato e chi va sacrificato per parare il culo a chi commette errori investigativi visto che, da 26 anni, questo delinquente sanguinario non si trova.

Messina Denaro è stato toccato pure dal Procuratore Viola e anche per Lui ,un processo, tanto per non annoiarsi. Insomma, su Messina Denaro , i processi non si contano più e anche le fortune di certi intraprendenti antimafiosi sono uscite da ogni più rosea previsione

Dalle parti di Castelvetrano si dice che “cu mancia fa muddrichi” ma sulla cattura di Messina Denaro siamo alle tonnellate di molliche

Tutti contro Messina Denaro e lui sempre latitante e chi lo insegue finisce quasi sempre per farsi male. Perchè?

Nel corso dello speciale di Rai 1 “Cose Nostre”  andato in onda il 21 luglio del 2017 in prima serata e dedicato quasi interamente alle vicende già conosciute del boss Matteo Messina Denaro , si evidenziava in modo particolare, la delusione di Teresa Principato procuratore aggiunto a Palermo  che ha condotto per anni diverse  indagini  e attività investigative rilevanti contro la cosca diretta da “Lu siccu” , facendo un’azione a rastrello denominata “terra bruciata” . Un’azione che per anni nel territorio di Trapani ha aggredito ogni centimetro d’aria attorno al boss castelvetranese. Non sapremo mai se a quella data l’ex procuratore sapesse già di essere indagata dai suoi colleghi di Caltanissetta. In ogni caso, la lady di ferro che ha usato il pugno forte contro la mafia di Messina Denaro,  non risparmiò critiche all’ex procuratore Messineo

Quando racconta la sua esperienza,  il magistrato, narra il caso “Sutera” boss dell’agrigentino che dopo due anni di appostamenti gli uomini della Principato  in modo astuto, avevano capito fosse il “pizzinaro” di fiducia di Matteo Messina Denaro.

“Eravamo certi- affermò la Principato che Sutera dialogava con Messina Denaro. Avevamo le immagini di quando Sutera in aperta campagna, leggeva i messaggi di Messina Denaro”.

Insomma, la lady di “ferro” insieme ai suoi pm , in quel momento storico, che Messina Denaro si fidava solo dei “vecchi” e visto che il trapanese era stato devastato dalle operazioni a rastrello di Polizia e Carabinieri, lo storico latitante ,si era appoggiato su un boss di Agrigento.

Anni di indagini, appostamenti, soldi spesi per sofisticate tecnologie e quando la Principato e la sua squadra investigativa cominciavano a sentire i brividi per l’emozione della cattura di Matteo Messina Denaro, la stessa Procura di Palermo, diretta allora dall’ex procuratore Messineo ex commissario a Trapani e a Castelvetrano, gli arresta “l’esca” più importante che stava portando al possibile arresto del boss e gli rovina tutto. ” Un’operazione per arrestare- dichiara la Principato- quattro scalzacani manda a monte anni di indagini e ci toglie la possibilità di arrivare , tramite Sutera al latitante di Castelvetrano”. Nel servizio di Rai 1 la Principato non nasconde la sua amarezza. Del resto, all’epoca dei fatti, ci fu una forte polemica alla Procura di Palermo. Il caso in specie, fuori dalle possibili gelosie tra magistrati, apre molte riflessioni. Oltre al fatto che le indagini costano e si tratta di denaro pubblico, l’altra domanda spontanea che parte in modo semplice dai cittadini che non sono servi sciocchi dei partiti di sinistra e che non fanno parte dell’antimafia di carriera e che sopratutto  non si fanno “plagiare” da certi giornalisti “portavoce” di certi Pm  , è questa: “come è possibile che all’interno della stessa Procura possa accadere un errore investigativo così grossolano? Casualità? O vi è altro dietro quest’ennesimo atteggiamento ambiguo da parte di pezzi delle istituzioni nel tentativo di arrestare Messina Denaro? Domande a cui qualcuno dovrebbe rispondere visto il prezzo carissimo che sta pagando questo territorio dopo 25 anni di caccia a Messina Denaro. Rimane sempre il dubbio:” qualcuno lo protegge nelle stanze del potere?”

Da Repubblica del 2012

“Con quegli arresti “è stata stoppata un’indagine su Messina Denaro che proseguiva da circa due anni”. Sono parole dure quelle di Teresa Principato, pm sulle tracce del pezzo da dieci di cosa nostra rimasto in libertà. Parole che il magistrato ha scritto in un documento inviato ieri pomeriggio ai 30 pm della direzione distrettuale antimafia e riportate stamane dal quotidiano “la Repubblica”.

Gli arresti cui la Principato fa riferimento sono quelli avvenuti ieri mattina in provincia di Agrigento. Tra i 49 arrestati, infatti, c’era chi, secondo il magistrato, poteva consentire agli inquirenti di arrivare al superlatitante. Il suo nome è Leo Sutera, detto “il professore”, un capomafia che dopo la sua scarcerazione è stato tallonato dai carabinieri del Ros.

La STORIA SI RIPETE

Alcuni anni prima, una vicenda simile era successa a Svetonio, alias Il Prof. Antonino Vaccarino. L’ex sindaco, sotto indicazione dei servizi segreti non deviati, aveva dialogato per anni con il boss, attraverso delle lettere che sono state pubblicate da molti periodici. Una operazione di intelligence articolata , determinata e finalizzata alla cattura del latitante attraverso un meccanismo da lui inatteso. l’operazione prevedeva anche la possibile resa incondizionata del boss. Dopo anni di duro lavoro investigativo, qualcuno a Trapani,una mattina , fece uscire sui giornali i dettagli dell’operazione e quasi con l’intento di gettare sospetto su quanto fatto . Ancora una volta, Matteo, veniva aiutato dalla “dea” bendata e ” futtiu a tutti”.

Il Circolaccio

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