CATANIA – Ci sono nomi di primissimo livello nell’inchiesta della Procura di Catania sulla presunta corruzione al Tar di Catania. Un’inchiesta molto delicata affidata alla Guardia di Finanza, nucleo di polizia tributaria. L’ipotesi d’accusa, al momento, è di concorso in corruzione in atti giudiziari, gli indagati sono cinque: il giudice amministrativo Dauno Trebastoni, l’avvocato catanese Attilio Toscano, l’avvocato Gabriella Larganà e i noti avvocati siracusani Piero Amara e Giuseppe Calafiore, già coinvolti in due maxi operazioni della Procura di Messina e Roma e, di recente, divenuti collaboratori degli inquirenti.

IL BLITZ – La scorsa settimana, il Gip Pietro Currò ha autorizzato il sequestro della documentazione informatica “nonché di server – si legge nel decreto notificato di cui Livesicilia è in possesso – hard disk, personal computer e altri supporti informatici di ogni genere rinvenuti nella disponibilità degli indagati”.

L’INDAGINE – Dagli atti notificati emerge che le indagini sono “volte ad accertare condotte illecite realizzate nell’esercizio dell’attività giurisdizionale”. Tutto inizia con la contestazione del reato di falso in atto pubblico in una sentenza, che ha aperto agli inquirenti uno scenario “più ampio”, incentrato sui contatti tra il giudice Trebastoni e gli avvocati Larganà, Toscano, Amara e Calafiore. I finanzieri ritengono sospetti alcuni ricorsi presentati dall’avvocato Larganà e poi decisi positivamente da collegi dei quali era componente il giudice Trebastoni; stesso discorso per alcuni casi in cui i collegi difensivi erano composti anche dagli avvocati Calafiore e Toscano.

I FAVORI – La Procura di Catania ipotizza, ricostruisce il Gip, che “buona parte dei soggiorni del giudice Trebastoni presso l’impresa Ferrini Srl di Catania, sarebbero avvenuti sempre per contanti” e che “potrebbero essere stati pagati dall’avvocato Larganà”. A supporto di questa ricostruzione ci sono gli accertamenti bancari eseguiti sui conti correnti degli indagati

LE VERIFICHE – Gli inquirenti hanno proceduto con il blitz negli studi legali e negli uffici degli indagati sulla base del sospetto di rinvenire “cose pertinenti ai reati per i quali si procede”.

Cosa cercano? I finanzieri cercano email inviate tra gli indagati, anche se c’è da dire che la corrispondenza delicata potrebbe già essere stata cancellata, soprattutto in prossimità dell’arresto di Amara e Calafiore, i quali, come accertato dalla Procura di Messina, erano a conoscenza di cosa stesse per accadere. Gli inquirenti cercano anche erogazioni di utilità, scritture contabili. Il Gip ha autorizzato anche l’accesso alle caselle di posta elettronica, ritenute “domicilio informatico”.

LA REPLICA – Contattato da LiveSicilia, l’avvocato Dario Riccioli che fa parte dello staff che assiste Attilio Toscano, ha preferito non replicare, sottolineando l’estraneità del proprio cliente e riservandosi la preparazione di un comunicato stampa nel momento in cui saranno concluse le indagini difensive. Fino ad oggi, è bene precisare, che le verifiche degli inquirenti non si sono concluse e, per questo, ogni valutazione deve restare sospesa. La redazione è a disposizione dei vari studi legali per le repliche.

fonte https://catania.livesicilia.it/2019/01/26/amara-e-il-sistema-cataniacorruzione-ecco-gli-indagati_486220/

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