DAI NOSTRI INVIATI

RIETI.

Se non fosse venuta giù la notte del 24 agosto, la scuola Capranica di Amatrice avrebbe ospitato presto un nuovo cantiere. Lavori definiti «urgenti» pur essendo stati banditi appena tre anni dopo l’ultima ristrutturazione, e che avrebbero dovuto riguardare il tetto e non i pilastri. Appalto affidato con gara, vinta da un’impresa finita in un’indagine sulla ricostruzione post terremoto a L’Aquila. Mentre l’inchiesta aperta dalla Procura di Rieti muove i primi passi, e i magistrati valutano la possibilità di disporre una superperizia sui crolli, dalle carte dell’edificio scolastico del comune reatino emergono dunque nuovi retroscena.

OPERE URGENTI

Dopo essere stata inaugurata in pompa magna il 13 settembre 2012, a conclusione di lavori di ristrutturazione che avevano come obiettivo anche il miglioramento antisismico della struttura, la scuola Capranica di Amatrice doveva essere interessata da un altro intervento. Il provveditorato alle Opere pubbliche di Roma bandisce il 22 dicembre 2015 una gara per opere «urgenti finalizzate alla prevenzione e riduzione del rischio connesso alla vulnerabilità degli elementi anche strutturali». L’appalto è di oltre 172 mila euro. Partecipano dieci imprese. La prima offerta è della “Dema srl” di Domenico D’Ascenzio che, a Repubblica, dice: «Il provveditorato alle Opere pubbliche di Roma ci ha comunicato che la gara è stata vinta dalla “Carlo Cricchi”, che ha offerto il ribasso più vantaggioso, addirittura il 36,1 per cento ».

La “Carlo Cricchi” e un’importante azienda di costruzioni e restauri che si è aggiudicata negli anni commesse di ministeri e dalla Presidenza della Repubblica. Ad Amatrice la “Cricchi” ha già lavorato dieci anni fa, occupandosi del consolidamento dell’ex scuola della fondazione Preta che, a differenza della Capranica, è stata lesionata solo in minima parte dal sisma. La “Cricchi” ha lavorato anche all’Aquila dopo il sisma del 2009. Due anni fa, indagando sulla ricostruzione della chiesa di Santa Maria Paganica (appalto da 19 milioni di euro), la Procura aquilana aveva ipotizzato nei confronti di Patrizio Cricchi, il figlio del patron Carlo, il reato di concorso in corruzione per una presunta mazzetta da 10mila euro diretta, secondo l’accusa, ad evitare che i lavori fossero affidati con bando pubblico. Su richiesta del procuratore Franco Cardella e del pm Maria Antonietta Picardi, Cricchi junior finirà anche agli arresti domiciliari per qualche giorno mentre il padre uscirà dal procedimento poco dopo.

Nel giugno scorso, il gup ha trasmesso per competenza ad Avezzano il filone della corruzione. Patrizio Cricchi è stato invece rinviato a giudizio a L’Aquila per reati fiscali e per un’ipotesi di falso: la presunta falsificazione della firma di un parroco apposta in calce a una scrittura privata sottoscritta per il conferimento dei lavori. Il processo inizierà a settembre.

ADEGUAMENTI FANTASMA

La preside della Capranica è stata informata dell’intervento al tetto pochi giorni prima del terremoto che ha messo a nudo la fragile struttura dell’istituto. «Ho fatto dei sopralluoghi e non ho visto alcun tipo di adeguamento antisismico», sostiene il geologo e docente all’università dell’Aquila Antonio Moretti. «Avrebbero dovuto mettere le ancore di ferro ai pilastri e le reti elettrosaldate sulle mura, ma non ne vedo traccia tra le macerie ». Il presunto miglioramento antisismico del 2012 costò 700 mila euro. L’appalto lo vinse il consorzio Stabile Valori, e chi eseguì materialmente il lavoro fu la Edil Qualità di Roma. Il Consorzio Stabile Valori è controllato dalla società Dionigi srl, di cui è socio Francesco Mollica, sposato con la senatrice del Pd Daniela Cardinale (a sua volta figlia dell’ex ministro delle Comunicazioni Salvatore Cardinale) ma anche nipote dell’imprenditore siciliano Pietro Tindaro Mollica, attualmente imputato a Roma per bancarotta e già coinvolto, senza mai riportare condanne, in altre indagini, ottenendo anzi da Tar e Consiglio di Stato l’annullamento di un’interdittiva antimafia.

LA SUPERPERIZIA

Il caso della scuola di Amatrice rappresenta uno dei fronti principali dell’inchiesta aperta per disastro colposo dal procuratore di Rieti Giuseppe Saieva. L’idea è di affidare ad un pool di tecnici una perizia per far luce sulle cause delle devastanti conseguenze del sisma. I magistrati pensano a una verifica “mirata” su alcuni dei 115 edifici caduti. A cominciare dalla Capranica e dal campanile di Accumoli, che pur restaurato per tre volte non ha resistito alla scossa, travolgendo un’intera famiglia composta da padre, madre e due bambini, uno dei quali di pochi mesi.

CACCIA ALLE CARTE

Presto i pm disporranno l’acquisizione delle carte utili a radiografare la situazione dei singoli immobili. I magistrati vogliono capire perché alcuni edifici si siano sbriciolati. Ad esempio, come notato dal procuratore Saieva durante un sopralluogo effettuato ad Amatrice, sotto la spinta di pesanti tetti di cemento. Le immagini di palazzi con i tramezzi crollati inducono a dubitare della qualità del materiali: «Devo pensare che si sia costruito al risparmio: più sabbia che cemento», ha detto a Repubblica il procuratore.

FASCICOLO BIS AD ASCOLI

Quella di Rieti non è l’unica inchiesta aperta. Ad Arquata, nelle Marche, sono crollati il municipio e la caserma dei carabinieri. Qui indaga la Procura di Ascoli Piceno, guidata da Michele Renzo, magistrato che una ventina d’anni da, quando era pm a Perugia, si occupò del giallo del mostro di Foligno. «Ma la vicinanza a tutti cittadini colpiti è la prima preoccupazione», spiega. Il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Ciro La Volla, sottolinea: «Abbiamo trasferito lo stemma e la bandiera sul container. Lo Stato non si piega».

fonte https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2016/08/28/i-misteri-della-scuola-crollata-lultimo-appalto-a-una-ditta-laquila02.html

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