Se l’Italia non fosse un paese verticale, ma orizzontale sarebbe così diversa e ricca di contraddizioni? Se i migranti, approdassero direttamente sulle “coste” della Lombardia o del Trentino, le cose e la percezione del problema sarebbero diverse? Se per andare da Trieste a Napoli viaggiassimo in orizzontale e non in verticale, l’Italia sarebbe diversa? E gli italiani?
Un’Italia divisa in due, ma rovesciata rispetto alla cognizione comune, dettata dal diverso modo di reagire al malaffare o, più nello specifico, al virus della criminalità organizzata.
Una “linea della palma” che ci riporta alla memoria Leonardo Sciascia, che non sale più dal Sud al Nord, ma diventa la “linea del pioppo” e comincia a calare dal settentrione al meridione. Un Sud che si risveglia e comincia – con tutti e distinguo e le fatiche del caso – a costruire gli anticorpi contro il cancro che da decenni lo divora. E in contraltare un Nord che all’improvviso si scopre debole e impreparato ad affrontare le conseguenze di una malattia – la presenza sempre più radicata delle mafie – che per debolezza e convenienza non ha voluto o potuto contrastare nei decenni più recenti. E che ora è esplosa, anche a livello sociale ed economico, in forma eclatante mostrando il suo volto.
E’ l’inedito, spiazzante e spesso illuminante racconto del nostro Paese, fotografato in ‘Italia.zip’, un libro che ho scritto con il magistrato palermitano Mario Conte.
Un racconto dell’Italia e delle sue differenze – che diventano di volta in volta punti di contatto e di confronto – vista e vissuta nei due specchi riflessi delle esperienze e delle considerazioni di due professionisti, in tutto diversi per formazione, percorsi culturali e, soprattutto origine geografica. E che diventa, fondendosi, una sintesi ed un percorso comune, di rinascita e di riscossa, da affrontare nella conoscenza e nella consapevolezza delle reciproche differenze, ma anche e soprattutto delle similitudini e dai parallelismi, a volte molto maggiori e sorprendenti di quanto si immagini.
Un “test di comprensione e compressione” del Paese che, partendo da un immaginario file compresso in formato “.zip”, anche grazie ad una grande messe di dati che analizzano similitudini e differenze nei più svariati ambiti del sociale – dalla natalità all’emigrazione, dalla speranza di vita al corredo genetico – ma pure attraverso due “pagelle” parallele che danno i voti a tutti gli aspetti della comune vita quotidiana, si espande e si ricompone in un’immagine complessiva dell’Italia. Un’immagine in grado di fornire a chi legge gli strumenti di analisi della nostra storia più recente, al di là ed oltre gli steccati, le barriere e le differenze che ancora negli occhi e nelle coscienze marcano le distanze fra un Nord e un Sud a volte più immaginari che reali, e di certo più vicini e simili tra loro di quanto si possa pensare.
Due amici, un giudice e un giornalista, che risiedono a mille chilometri di distanza, l’uno al sud e l’altro al nord, che si confrontano sulle rispettive realtà e sul futuro dell’Italia. Ne nasce un libro che in parte è saggio, in parte è dialogo e confronto profondo tra due persone che, attraverso i loro lavori “sensibili”, vivono quotidianamente le contraddizioni, i pregiudizi, le migrazioni e le divisioni del nostro Belpaese.
Per il giudice palermitano Nino Di Matteo che ha curato la prefazione “Oggi l’Italia tutta, da Bolzano a Lampedusa, corre gli stessi rischi e sconta, sulla pelle dei cittadini onesti, gli stessi peccati. Come un cancro, la mentalità mafiosa si è espansa e annidata, a tutti i livelli, nella gestione della cosa pubblica e degli affari privati. La corruzione, la gestione clientelare e familistica del potere, l’uso spregiudicato delle risorse pubbliche, stanno sfiancando il Paese, stanno facendo smarrire, nei più giovani e nei migliori tra i giovani, la voglia e l’entusiasmo di impegnare qui le loro forze e le loro intelligenze”.
Il libro si chiude con due giornalisti, uno siciliano e l’altro friulano che commentano la loro Italia. “Io provo paura quando vedo ancora le baracche abitate del terremoto di Messina del 1908; provo paura quando la mafia in questi ultimi anni si è travestita da antimafia; provo paura quando la retorica di qualche predicatore di  legalità è piegata ai suoi deliri di onnipotenza. È una paura che monta, che sale verso nord. Nella Fondi e nella Sabaudia di oggi che sono per omertà come la Corleone e la Partinico di ieri, nell’Emilia e nella Lombardia di politicanti che fanno finta di niente e garantiscono che ‘abbiamo gli anticorpi per respingere le mafie’”. (Attilio Bolzoni)
“Senatore e Conte hanno intrecciato le loro idee e tracciato le loro pagelle trovando alcuni valori comuni – comuni a loro due, più che alle rispettive comunità – a cominciare dalla legalità. Il resto, nonostante tutto, rivela un evidente amore per le rispettive piccole patrie, e il risultato, mi sembra, è il ritratto di una patria grande piena di difetti, e meritevole di amore”. (Toni Capuozzo)
Un’Italia a due facce tra voglia di sovranismo da una parte e di Europa dall’altra. Tra rabbia e paure alimentati dagli haters di professione. Un’Italia d’amare e da ricostruire oltre le logiche delle ideologie e delle appartenze.

 

fonte http://mafie.blogautore.repubblica.it/

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