Ventisette anni fa, all’indomani dell’uccisione dell’imprenditore palermitano Libero Grassi brutalmente assassinato dalla mafia nell’agosto del 1991, un gruppo di cittadini, donne e uomini, imprenditori, commercianti, artigiani e liberi professionisti catanesi, dopo aver letto di esperienze simili sorte a Capo D’Orlando,  hanno deciso di riunirsi ed insieme ribellarsi al condizionamento mafioso perpetrato attraverso la morsa dell’estorsione e dell’usura.
Nasce così l’AS.A.E.C. associazione antiestorsione di Catania, la seconda associazione nata in Sicilia ed in Italia, intitolata alla memoria dell’imprenditore catanese e palermitano di adozione.
Nasce avendo, fin da subito, in mente quale dovesse essere il modello ed il metodo di associazionismo antiracket ed usura: un luogo dove, cittadini ma anche imprenditori e commercianti, che avessero vissuto vicende estorsive, potessero offrire sostegno e conforto nei confronti di coloro che – a loro volta -avessero deciso di intraprendere un percorso di emancipazione rispetto la morsa dell’estorsione; dove l’accompagnamento di un imprenditore verso la denuncia e per tutto l’iter processuale rimasse uno dei requisiti fondamentali;  dove il contributo svolto dai soci e dai loro dirigenti, fosse fondato sui principi inscindibili ed inviolabili di volontariato e gratuità.
Un modello che abbiamo sempre cercato di mantenere vivo difendendolo e promuovendolo ad ogni occasione, resistendo agli attacchi di un’antimafia di facciata, dei premi, delle coppe, affarista, tronfia di proclami retorici, ubbidiente ed addomesticata, sottomessa alle benevolenze di molti e strenua difenditrice della necessità di attingere a finanziamenti pubblici nelle cui maglie hanno potuto proliferare tornacontismi personali ed economici.
Oggi c’è molto lavoro da fare, le denunce sono in calo e questo impone una seria riflessione sulla reale efficacia dell’azione antiracket.
È l’intero movimento antiracket che necessità un profondo ripensamento.
I recenti fatti giudiziari che hanno coinvolto associazioni antiracket hanno minato fortemente la credibilità e la dignità di chi crede in questa forma di associazionismo, ma dall’altro, questo ha rappresentato un deciso segnale delle istituzioni che sono in grado di predisporre meccanismi utili ad espellere corpi malati per garantire e mantenere quella fiducia che permette al cittadino di affidarsi e di credere ancora nello Stato.
La questione di fondo sulla quale ci siamo soffermati è: quale modello attribuire all’associazionismo antiracket ed antiusura oggi in Italia?
Per questo stiamo cercando di riproporre proprio quel modello originario grazie al quale abbiamo sviluppato il nostro percorso così da riaffermare la primaria funzione di antimafia di strada, volontaria e gratuita.
In quest’ottica, ben consapevoli dell’uso distorto nell’utilizzo dei fondi pubblici destinati alle associazioni antiracket e dell’inutilità di questi finanziamenti che, piuttosto, sarebbero più utili se indirizzati alle forze dell’ordine o direttamente alle stesse vittime attraverso il potenziamento degli sportelli delle Prefetture, siamo partiti dalla proposizione di un ddl regionale di modifica all’art. 17 della legge regionale siciliana 20/99 – diventato legge a luglio 2018 – che ha ristretto di molto i criteri attraverso i quali le associazioni antiracket possano eventualmente richiedere finanziamenti.
A livello nazionale si impone una ragionata revisione dei cardini legislativi fondanti del sostegno alle vittime del racket e dell’usura relativamente alle leggi 44/1999 e della 108/96 e della 512/99.
Ma soprattutto è necessario rivedere i decreti ministeriali che stabiliscono i criteri che consentono alle associazioni antiracket ed usura l’iscrizione ed il mantenimento nell’albo della prefettura, oggi potrebbe contribuire ad invertire la rotta, conducendo verso un associazionismo più ancorato alla sua originaria funzione di sostegno e conforto alle vittime.
Ma tanti altri sono gli appuntamenti di prossima scadenza e sui quali è bene porre l’attenzione per cercare di innescare il cambio di rotta; innanzitutto la nomina del nuovo Commissario Nazionale per il Coordinamento delle iniziative Antiracket ed Antiusura in scadenza e del relativo Comitato di Solidarietà.
Un rinnovo che potrebbe essere l’occasione anche per modificare i criteri – individuati attualmente dall’ultimo decreto del Ministero degli Interni del 31 maggio 2016 – attraverso i quali scegliere i tre componenti rappresentanti del mondo associativo da tempo ormai esclusivo appannaggio delle associazioni ed organizzazioni antiracket e antiusura di rilevanza nazionale quali la Federazione Antiracket Italiana F.A.I., S.O.S. Impresa e la Consulta Nazionale Antiusura “Giovanni Paolo II” Onlus.
Ed ancora, a livello regionale, il costituendo “Forum permanente contro la mafia
la criminalità organizzata”, un nuovo organismo istituzionale che potrà essere luogo nel quale le istanze civiche di lotta al fenomeno mafioso  potranno essere sostenute con più forza.
Infine, dobbiamo, sostenere le azioni della magistratura e delle forze dell’ordine attraverso una grande opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, recuperando i rapporti con quegli imprenditori, commercianti ed artigiani che giornalmente combattono in silenzio la criminalità organizzata.
Se non riusciremo a fare tutto questo, se non riusciremo ad essere uniti verso un unico obiettivo, faremo un favore alle mafie, ed alla mafia dell’antimafia.

 

fonte http://mafie.blogautore.repubblica.it/

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