L’articolo di La Sicilia di oggi prende spunto dai provvedimenti giudiziari riguardanti l’interrogatorio di Antonello Montante, presso la Procura della Repubblica di Catania.
L’ex presidente di Confindustria Sicilia, oggi in carcere ad Agrigento e sotto processo a Caltanissetta, è stato sentito nel 2016 relativamente ai suoi rapporti con alcuni magistrati.
Si tratta di quelle che l’ex delegato nazionale per la legalità chiama ‘interessenze’ con alcuni giudici di punta della Magistratura siciliana (Scarpinato, Cardinale, Lari ecc.), con in quali ha intrattenuto rapporti conviviali per più di un decennio.
Ha riferito, in modo particolare, di essere stato costantemente sollecitato da diversi giudici per raccomandare dei loro amici e parenti e per fare carriera dentro e fuori la Magistratura.
Si tratta di uno spaccato assai inquietante, relativo ad una serie di magistrati che interagivano, in maniera non sempre ortodossa, con un soggetto che, secondo la Procura ed il Tribunale nisseno, è stato da sempre a capo di due associazioni a delinquere, una per spiare ed un’altra per commettere una miriade di atti illeciti. Stiamo parlando di un individuo, il Montante, che già sin dall’età di 17 anni, era diventato compare di due noti mafiosi del suo paese, Serradifalco, e che sino agli anni 2000 è stato agevolato dalla mafia, sempre secondo la Procura nissena, nella sua vertiginosa scalata ai vertici non solo di Confindustria, ma anche di una miriade di enti pubblici ed associazioni che hanno fortemente condizionato, in maniera del tutto distorta, lo sviluppo economico, sociale, occupazionale e culturale della Sicilia e non solo…

Ciò che maggiormente risalta ed inquieta è la linea difensiva degli avvocati di Montante. Il loro teorema, che peraltro è parte integrante dell’istanza di remissione del processo ad altra sede e che verrà discussa in Cassazione, il 19 febbraio prossimo, si fonda sul presupposto che le amicizie del Montante con i magistrati che lo hanno favorito e graziato per oltre un decennio, in cambio di favori, adesso gli si stanno ritorcendo contro. C’è da premettere che nessuno dei suoi amici giudici è ancora in servizio a Caltanissetta. Molti di loro sono in pensione od operano in altra sede e, comunque, non si sono o stanno occupando del suo caso giudiziario. Piuttosto bisogna sottolineare che i suoi guai sono iniziati da quando non gode più delle protezioni dei magistrati che lui tira in ballo e che, in maniera assai maldestra, tenta di scagionare. Ci sembra pertanto assai peregrino il tentativo di ribaltare delle inoppugnabili verità. Infatti solo ora si può affermare che il Montante non esercita più, presso la Procura ed il Tribunale di Caltanissetta, gli illeciti condizionamenti che gli hanno consentito, in passato, di commettere una caterva di reati.

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