“Qui la mafia non c’è, è tutta brava gente che lavora” è una frase che chiunque si sia occupato di questi temi ha ascoltato almeno una volta. Dalle nostre parti, la riviera romagnola, sono parole pronunciate con un accento inequivocabile, da gente abituata a lavorare 24 ore al giorno da sempre, gente che si è fatta da sola. Sono così i romagnoli. Abituati a maneggiare denaro e a crearlo, non si sono nemmeno mai posti troppi problemi a domandarsene la provenienza. Quasi mai.
Parlare di mafie a Rimini poteva essere pericoloso e soprattutto nocivo per il turismo…no, meglio non domandarsi nulla. Noi da giovani universitari, invece, iniziammo poco a poco ad interrogarci su questo e fu così che partì tutto.
La storia del Gruppo Antimafia Pio La Torre tuttavia non nasce a Rimini nel 2010, ma alcuni anni prima e ad un migliaio di km di distanza: in Sicilia e precisamente a Corleone. Sui terreni confiscati a Riina, Brusca e Provenzano ed affidati alla Cooperativa “Lavoro e non solo”, da giovani universitari comprendemmo il valore del riutilizzo sociale dei beni confiscati e l’importanza di studiare la complessità del fenomeno mafioso e il contesto in cui essa opera. Dopo alcune estati di volontariato siciliano, quindi, iniziavamo ad aprire gli occhi anche sulla nostra realtà di provenienza: come vengono investiti tutti i capitali giunti in riviera?
Come mai si verificano tutti questi repentini cambi di gestione in bar ed alberghi? Esistono beni confiscati in zona? E’ così che abbiamo ben presto compreso che le mafie non erano solo un problema del Meridione, ma che erano ben presenti e radicate qui al Nord ormai da decenni. L’esigenza era dunque quella di diffondere il più possibile questa consapevolezza, sollecitando un dibattito partecipato tra la cittadinanza per creare quei famosi “anticorpi” che la politica locale si fregiava di possedere. Come prima iniziativa pubblica pensammo che niente avrebbe potuto coinvolgere tante persone come un evento al centro della vita cittadina.
Ci inventammo dunque il format delle “Lezioni in piazza”: incontri pubblici nelle piazze principali di Rimini. Indimenticabile la “prima” con il giornalista Giovanni Tizian il 20 novembre 2010, anni in cui di mafie al Nord parlavano davvero ancora in poche persone (Giovanni era tra queste) e la “scorta” per la sua protezione non era stata ancora disposta. Seguirono altri incontri con la stessa modalità assieme a PIF, i Modena City Ramblers, Franco La Torre, Alberto Spampinato e tanti altri. Parallelamente proseguiva intanto il lavoro di ricerca sulle fonti e gli atti giudiziari (tanti già allora): da questa attività nasce, nel giugno 2013, sia il primo dossier sui beni confiscati in provincia di Rimini sia, a fine anno, il documentario “Romagna Nostra: le mafie sbarcano in Riviera”.
Leggendo le carte delle inchieste della magistratura avevamo infatti constatato un minimo comune denominatore: tra la Romagna e la Repubblica di San Marino l’elemento della violenza era sempre ben presente, circostanza che sfatava il luogo comune che si andava affermando, secondo cui le mafie al nord erano ormai un fenomeno in “giacca e cravatta”, capace al più di riciclare denaro sporco (e dunque una mafia “silenziosa” e quasi innocua?) sul territorio. Seguendo lo stesso solco, prendendo in prestito una felice intuizione dell’associazione Da Sud di Roma, da lì a poco ebbe luogo anche la prima edizione del “RivieraMafieTour”, un viaggio guidato lungo tutta la provincia di Rimini, alla scoperta di beni confiscati, sedi di bische clandestine e fatti di sangue. Ci crederesti se ti dicessi che i luoghi che frequenti quotidianamente fanno parte della storia della mafia su questo territorio? Raccontare le mafie nella loro complessità, creare nuove narrazioni e decostruire i tanti luoghi comuni attorno ad esse. Queste alcune delle sfide che il Gruppo Antimafia Pio La Torre, semplici giovani di provincia, ha cercato di raccogliere e portare avanti, da quel ormai lontano 2008 a Corleone.

 

fonte http://mafie.blogautore.repubblica.it/

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