L’esposizione al glifosato aumenta del 41% il rischio di linfoma non Hodgkin

Un nuovo studio sul glifosato – l’erbicida più utilizzato al mondo – ci dà notizie tutt’altro che confortanti. E’ uno studio  della University of Washington che ci dice che questo prodotto chimico non è un toccasana per l’organismo umano. Tutt’altro. Proviamo a illustrare l’articolo pubblicato da Fanpage.it Scienze. E cominciamo a riflettere sulle forze politiche europee – PPE e PSE – che hanno imposto all’Europa il glifosato per altri cinque anni. Intanto in Sicilia continuiamo a mangiare grano che arriva con le navi… 

Un nuovo studio sul glifosato – il diserbante più usato al mondo in agricoltura, ma anche nelle ville e nei giardini delle città e nelle ferrovie – avrebbe ancora una volta dimostrato che provoca danni alla salute umana. Ne scrive Fanpage.it Scienze e, stando a quanto leggiamo, l’esposizione a questo veleno incrementerebbe del 41% il rischio di sviluppare un linfoma non Hodgkin.

Per noi queste notizie, purtroppo, non sono una novità, se è vero che, nel settembre di tre anni fa, abbiamo dato notizia di uno studio di alcune università americane (QUI IL NOSTRO ARTICOLO DEL SETTEMBRE 2016).

“Gli scienziati – leggiamo nell’articolo di Fanpage.it Scienze – hanno analizzato gli ultimi 17 anni di studi relativi agli effetti del glifosato sulla nostra salute e i risultati a cui sono arrivati sono preoccupanti. L’esposizione al glifosato, forse il più famoso erbicida, incrementa del 41% il rischio di sviluppare un linfoma non Hodgkin, il tumore maligno che origina dai linfociti, cioè le cellule principali del sistema immunitario. Non sembrerebbero esserci dunque più dubbi sull’effetto cancerogeno di questo prodotto utilizzato in agricoltura per distruggere le piante infestanti che potrebbero danneggiare le piante, ma impiegato anche per eliminare le stesse piante dai marciapiedi e dalle ferrovie”.

Anche sull’uso del glifosato per eliminare le erbe dalle strade, già due anni fa, abbiamo dato notizia riprendendo un’interrogazione presentata dal parlamentare regionale Pino Apprendi (QUI IL NOSTRO ARTICOLO).

Come già accennato, sui rapporti tra l’uso di glifosato e alcune malattie esistono già vari studi. Gli scienziati della University of Washington hanno deciso, leggiamo su Fanpage.it Scienze, “di prendere in analisi la letteratura scientifica sull’argomento mettendo a confronto i dati dal 2001 al 2018. I risultati ottenuti non sembrano mostrare dubbi: per le persone esposte al glifosato, il rischio di sviluppare un linfoma non Hodgkin aumenta del 41%. Insomma il glifosato sarebbe cancerogeno”.

“Ma è davvero così? – si legge sempre nell’articolo -. Analizzando gli studi in materia sembra quasi impossibile capire se il glifosato sia o no cancerogeno. L’ECHA, l’Agenzia europea delle sostanze chimiche, ha affermato che il glifosato è da considerarsi una sostanza dannosa per gli occhi e tossica per la vita acquatica con effetti che durano nel tempo, però le evidenze scientifiche non permettono di classificarlo come cancerogeno, mutageno e tossico per la riproduzione”.

L’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare – prosegue l’articolo – sostiene che ‘è improbabile che la sostanza sia genotossica’ (cioè che possa danneggiare il DNA) o ‘che presenti una minaccia di cancro per l’uomo’. In questo caso però, secondo Greenpeace la valutazione si è basata su ricerche effettuate dai produttori di glifosato, quindi potrebbe non essere imparziale”.

L’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità – prosegue l’articolo – è giunta alla conclusione che, per quanto ci riguarda, esistono ‘limitate prove di cancerogenicità’ e che quindi il glifosato debba essere inserito tra le sostanze ‘probabilmente cancerogene per l’uomo’. In questo caso però a non essere d’accordo è l’EFSA, secondo la quale l’OMS avrebbe effettuato le analisi in questione con approcci diversi”.

“L’IARC, l’International Agency for Research on Cancern – leggiamo sempre nell’articolo – ha classificato il glifosato come ‘probabilmente cancerogeno per l’uomo’. Conclusioni. I pareri discordanti in generale sulla questione non negano comunque i risultati ottenuti della University of Washington che ha riscontrato l’incremento del rischio in relazione al linfoma non Hodgkin”.

Ribadiamo: le polemiche sul glifosato vanno avanti da anni. E’ di circa tre anni fa un video de Le Iene che racconta degli effetti provocati dal glifosato in alcune aree dell’Argentina dove questo diserbante è molto usato (QUI IL VIDEO). Ma questo non ha impedito all’Unione Europea di prorogare per altri cinque anni (ora sono quattro, visto che è già passato un anno) l’uso di questo diserbante.

La verità è che gli interessi che stanno dietro a questo diserbante sono enormi. Ci sono interessi in alcuni Paesi che coltivano il grano (ma anche altre colture: per esempio i legumi) in zone umide e fredde, dove la maturazione naturale è impossibile. Così utilizzano il glifosato come ‘secca-tutto’, per ottenere una maturazione articifiale.

Come già accennato, esiste un giro di affari notevole anche per ciò che riguarda le città, dove, in alternativa al lavoro dell’uomo, si utilizza il glifosato per eliminare le erbe infestanti.

Lo stesso glifosato è utilizzato, ovviamente, come diserbante: in questo caso è un’utilizzazione corretta, perché non contamina – nel caso del grano – le spighe e le cariossidi. Ma rimane comunque nei terreni.

 

Insomma, per concludere, anche sul glifosato serve una svolta: una svolta che l’attuale Commissione Europea e l’attuale Parlamento Europeo non sono stati in grado imprimere all’Europa. La speranza è che, dalle elezioni europee del prossimo maggio, vengano alla luce forze politiche diverse dai due partiti che hanno imposto il glifosato a 500 milioni di europei: il PPE, il Partito Popolare Europeo, e il PSE, il Partito Socialista Europeo.

Dal drastico ridimensionamento di questi due partiti politici, che anche su tale delicata materia non hanno fatto gli interessi dei cittadini, ma si sono piegati agli interessi dell multinazionali, dipenderà il futuro dell’Europa.

PPE e PSE non hanno fatto nulla per eliminare, o magari ridurre, l’uso del glifosato. I cittadini elettori ne tengano conto quando andranno a votare per rinnovare il Parlamento Europeo.

Intanto, in Sicilia, noi continuiamo a mangiare grano duro che arriva con le navi, così, tanto per gradire:

 

Foto tratta da agricolapiano.com 

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