Il contagio della violenza :quando la rabbia genera rabbia

Non ci si meravigli se la violenza supera le barriere della logica

Il mondo virtuale e il mondo reale. Le giovani generazioni , i nativi digitali e le nuove emergenze sociali. Quando sui social si scatena la rabbia, la  frustrazione e tutto sembra possibile Quando sul web tutti giudicano tutto e vale più un like di una vera relazione

Messaggi violenti generano violenza

Ci sono persone “aggressive per natura”. Hanno voglia di essere violente. Non importa se ci sia un motivo, una provocazione, un dolore, una circostanza che spinge a scatenarla. Non sempre è sadismo, né altra malattia mentale. È un’insidiosa deformazione della personalità, che non è facile diagnosticare – e ancora più difficile curare. Adorano fare male e soffocare la debolezza altrui nella violenza. Violenza che si può esercitare anche in modo non fisico. Con il web sono nati i bulli mediatici che hanno generato ferite emotive a migliaia di persone. Ci sono gli inquisitori mediatici che cercano solo qualcuno da perseguitare e godono davanti ai like e alle condivisioni. Gente senza scrupoli e con vuoti affettivi quanto caverne che continuano a seminare odio.

Se semina vento si raccoglie tempesta

Non è una costrizione genetica. Se una persona con un (ipotetico) gene della violenza e della crudeltà cresce in un ambiente civile e tollerante, è probabile che un “istinto di malvagità” non abbia occasione di manifestarsi. Al contrario, in un clima di disagio la cattiveria può essere “imparata”.

In alcune persone la violenza è solo verbale. Perciò fastidiosa, sgradevole, irritante, dolorosa – ma non “fisica”. Fin che si perde in chiacchiere, come in ogni sorta di dibattiti pubblici e privati, può sembrare inoffensiva. Ma l’odio è tossico. E il “cattivo esempio” può essere contagioso.

Molti professionisti dell’insulto sanno come “dare spettacolo” senza fare davvero a botte. Se gli spettatori, lettori o ascoltatori non capiscono il trucco si corre il rischio che qualcuno imprevedibilmente si “sfoghi” saltando addosso al primo che capita se ha l’impressione di essere guardato storto.

Quasi come un gioco alla play station

Gran parte dell’umanità, per una fondamentale evoluzione della specie, è abitualmente frenata da un consapevole autocontrollo. Ma c’è sempre il rischio che la violenza si possa scatenare per frustrazione, disperazione, ubriachezza, droghe, narcotici, sofferenza, malattia, paura, pericolo vero o immaginario. E in questi casi l’imprevedibilità la rende ancora più pericolosa. La mancanza di confini culturali favorisce la violenza. Se tutto è cattivo il cattivo si sente autorizzato ad agire nel male

In tutti, anche i più consapevoli e gentili, può essere provocata da una situazione che la rende necessaria. Ma anche in questi casi è importante non “perdere la testa”.

Comunque, per combattere la violenza (in particolare quella “aggressiva per natura”) occorre freddezza. È inevitabile sentire disgusto, indignazione, rabbia, dolore, sofferenza. E compassione per le vittime. Anche paura, quando siamo (o immaginiamo di essere) aggrediti. Ma le emozioni ci confondono.

I violenti e i loro istigatori sono felici di spargere terrore e confusione. Gongolano nella contemplazione del nostro disagio. Colpiscono spietatamente chi si impegna in aiuto ai sofferenti per le loro prodezze. Distruggono scuole, ospedali, rifugi. Uccidono testimoni e persone che capitano per caso sul loro percorso o che intralciano, anche senza volerlo, la loro maniacale frenesia.

È difficile, ma è necessario, agire con gelida determinazione e sistematica coerenza. E non è facile evitare che gli amanti della violenza si insinuino anche nelle forze organizzate per combatterla. O che “ben intenzionati”, ma male organizzati, volontari che tentano di andare in soccorso diventino prede dei violenti o “sbaglino la mira” contrastando chi sembra, ma non è, colpevole.

Spero di essere davvero immune da ogni tentazione di violenza. Sono sicuro che lo sono molte persone che conosco e stimo. Nessuna di loro è “debole”. Sanno essere fortemente energiche, ma non motivate da odio o prepotenza. La violenza è quasi sempre un comportamento nutrito dalla debolezza, dall’insicurezza, dall’incapacità (o non voglia) di capire.

Gli appassionati di violenza  anche verbale,possono illudersi, o fingere, di essere motivati dalle “cause” a cui si aggregano. Ma sono sempre pronti a saltare con perversa disinvoltura dalla parte del più forte – o in ambienti diversi dove hanno maggiori possibilità di sfogare le loro voglie, aggredire spietatamente i più deboli e indifesi, evitare di essere identificati come delinquenti.

C’è anche chi si diverte a spargere violenza senza “sporcarsi le mani” facendola direttamente. Come i criminali e gli assetati di potere che non si “espongono”, ma riescono a mandare altri a immolarsi al loro servizio.

Ci sono gli imitatori. Che copiano i più turpi misfatti perché sperano di diventare atrocemente “famosi” – o anche solo per replicante stupidità.

Ci sono i “seguaci”. Come gli adepti di sette “sataniche” o di maniaci che vogliono punire chi non accetta i loro vaneggiamenti. O quelli che, in svariati generi di aggregazioni, per “appartenere al gruppo” si lasciano convincere a commettere atrocità che non avrebbero mai concepito da soli.

Ci sono le consuetudini che diventano obblighi. Chi non si adegua alle “usanze” è considerato estraneo. Disprezzato, isolato, temuto, palesemente o sornionamente perseguitato. Così si creano occasioni di violenza.

Ci sono le folle che per esaltazione collettiva diventano molto più violente di quanto lo sia, individualmente, la maggior parte delle persone che le compongono. Quando si scontrano con altrettanto impazzite folle contrarie, il furore si moltiplica e produce un irrefrenabile circolo vizioso.

Ci sono le faide. A violenza si reagisce con violenza, gli offesi o i loro amici e famigliari aggrediscono per vendetta, il ciclo può continuare per anni e generazioni, anche quando il motivo della lite originaria è dimenticato.

Ci sono le gelosie. Non solo per amore. Si può essere gelosi, cioè invidiosi, di chi è (o sembra) più ricco, più fortunato, più felice, più apprezzato, più bello, più seducente, più famoso. E dall’astio può nascere la violenza.

Non credo che ci sia una “ricetta miracolosa”, un rimedio onnipotente per estirparla del tutto. Ma si può fare molto per ridurla, tenerla a freno, capire e risolvere i disagi e le ingiustizie che ne sono il “brodo di coltura”.

Intanto, per cominciare, sarebbe un notevole passo avanti evitare di esserne “infiltrati” o contagiati.

Giancarlo Livrachi

Il Circolaccio

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