La Cassazione conferma condanna a due ex deputati che con fondi parlamentari acquistavano cravatte Hermès e Diabolik

 

La Cassazione rigetta per inammissibilità il ricorso di Giulia Adamo e Livio Marrocco, ex deputati dell’Assemblea regionale siciliana, e diventano così definitive le condanne erariali disposte dalla Corte dei conti nei loro confronti. Dovranno sborsare, rispettivamente, 165mila euro Giulia Adamo, ‘solo’ 65mila Marrocco, per le ‘spese pazze’ all’Ars.

“Spese pazze” così venne chiamata la maxinchiesta della Procura palermitana, scattata nel 2014 con 97 avvisi di garanzia notificati ad altrettante persone: ben 83 erano deputati regionali con Lombardo presidente. Tra questi, lo stesso ex governatore.

L’accusa sostenne che i fondi destinati ai rimborsi spese ed al funzionamento dei gruppi parlamentari servissero a fini personal, come, ad esempio, all’acquisto di borse Louis Vuitton, cravatte, profumi e soggiorni in alberghi di lusso. L’indagine, nel tempo, si è molto ridimensionata. Per alcuni indagati è stata la stessa Procura a chiedere e ottenere l’archiviazione. Altri sono stati prosciolti dal Gup. Tra coloro che finirono a processo, appunto, Adamo e Marrocco.

Giulia Adamo, che è stata presidente del gruppo misto e deputata Udc, doveva rispondere di acquisti di agendine e di omaggi consistenti in bottiglie di vino, ma anche per avere comprato articoli da regalo da Louis Vuitton, cravatte e carrè di seta da Hermès.

Livio Marrocco avrebbe speso 179,49 euro per l’acquisto di fumetti Diabolik e avrebbe speso soldi pure per pranzi di Pasqua, acquisti di pasta fresca, abbigliamento, articoli da profumeria, ottica, lavanderia e la revisione del motociclo personale per un totale di circa 14mila euro.

Per la Cassazione, cui entrambi fecero ricorso, “la responsabilità degli onorevoli è quella propria di chi, avendo conseguito la materiale disponibilità del denaro (attraverso i contributi percepiti), ne abbia in qualche modo fatto un uso non accorto, contravvenendo alla corretta destinazione delle risorse gestite, in violazione dei principi generali di contabilità e delle norme disciplinanti la contribuzione pubblica ai gruppi stessi”.

La procura generale della Corte dei Conti, dunque, aveva ragione: risarciscano il danno erariale.

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