E la stessa regola vale per le ex Province siciliane: all’attuale politica della nostra sempre più sbrindellata Isola non gliene frega niente se le strade provinciali cadono a pezzi: l’importante è che le Province sopravvivano e assicurino la sopravvivenza dei grandi appalti per spartire piccioli a destra e a manca, in testa gli appalti ferroviari di Palermo e Catania. Che speranze ha la Sicilia con questa gente? Secondo noi, nessuna speranza!

Vengono prima le persone con i loro bisogni o gli appalti (con quello che di

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 solito ne consegue…)? In Sicilia, a quanto pare, vengono prima gli appalti. I ‘casi’ di Palermo e di Catania, dove gli appalti ferroviari mangiasoldi non vengono assiomaticamente messi in discussione, non sono casi isolati. Tutta la Sicilia politica sembra impegnata a tutelare non i servizi che la pubblica amministrazione dovrebbe assicurare ai cittadini, ma i comitati di affari che stanno dietro agli appalti.

Attenzione: non siamo davanti, semplicemente, alla disumanizzazione della politica: siamo davanti a qualcosa di ben peggiore: la certificazione che la politica siciliana, oggi, si occupa prevalentemente di affari. La fissazione verso gli appalti a ruota libera, da gestire senza controlli sui lavori, ma solo con la foga di spendere piccioli costi quel che costi traspare dal dibattito di queste ore su ex Province e Comuni della nostra Isola.

Vi invitiamo ad andare a leggere gli articoli e i comunicati stampa degli ultimi due mesi su tali argomenti. Troverete tante riflessioni, tante dichiarazioni ma, a parte qualche eccezione, nessun politico che si preoccupi del fatto che i cittadini siciliani, pur pagando tasse e imposte comunali, autovelox, ZTL e via continuando, sono praticamente stati lasciati con servizi carenti, se non inesistenti.

Una voce fuori dal coro è quella di Paolo Amenta, vice presidente dell’ANCI Sicilia, l’unico che, negli ultimi due anni, denuncia un fatto piuttosto grave: e cioè che le ex Province siciliane, pur pagando gli stipendi ai circa 6 mila dipendenti, non sono riuscite, per mancanza di soldi, ad assicurare ai cittadini i servizi previsti dalla Legge: la manutenzione delle strade provinciali, la manutenzione degli edifici scolastici, il trasporto a scuola degli studenti disabili, i controlli ambientali.

A Palermo e a Catania i servizi ai cittadini sono carenti perché mancano i soldi, ma nessuno – chissà perché – mette in discussione gli appalti ferroviari con spaventose cifre a nove zeri che vanno avanti nel silenzio generale.

In queste ore le cronache registrano la marcia dei sindaci siciliani – capeggiati dal sindaco di Messina, Cateno De Luca – in difesa delle ex Province della nostra Isola.

E’ servita a qualcosa, la marcia? Non l’abbiamo capito. Leggendo il comunicato diramato da Palazzo d’Orleans, sede el Governo regionale, ci sembra proprio di no:

“Non è il miglior accordo, ma l’unico possibile per le disponibilità finanziarie da parte dello Stato. Abbiamo dovuto scegliere tra una soluzione tampone, che ci consentisse di salvare dal dissesto 5, 6 ex Province, e il non fare nulla. Abbiamo optato per la prima”.

Così il presidente della Regione, Nello Musumeci, giustifica l’intesa raggiunta a Roma sulle ex Province siciliane. Il comunicato del presidente Musumeci fa seguito a un incontro tra i rappresentanti del Governo regionale e la delegazione di sindaci e deputati regionali.

“Alla riunione – leggiamo sempre nel comunicato di Palazzo d’Orleans – erano presenti anche l’assessore all’Economia Gaetano Armao, i deputati regionali Vincenzo Figuccia e Danilo Lo Giudice, i sindaci di Priolo Gargallo Pippo Gianni e di Giardinello Antonino De Luca, il capo di Gabinetto e il coordinatore della segreteria tecnica del presidente della Regione Carmen Madonia e Giacomo Gargano”.

“I sindaci – leggiamo ancora nel comunicato – hanno segnalato l’impossibilità, in molti casi, di poter approvare un bilancio triennale, così come previsto dall’attuale normativa finanziaria. Un problema che ha una ricaduta in tema di appalti pluriennali che utilizzano i Fondi sviluppo e coesione”.

Come potete notare – lo mettono per iscritto, in un comunicato ufficiale, i rappresentanti del Governo regionale – il problema non riguarda i cittadini siciliani che pagano le tasse e vengono lasciati senza servizi, ma della politica che ‘rischia’ di non potere gestire gli “appalti pluriennali che utilizzano i Fondi sviluppo e coesione”.

“Per questo motivo – conclude il comunicato di Palazzo d’Orleans – il presidente Musumeci chiederà un appuntamento al competente ministro per il Sud Barbara Lezzi, affinché possa essere trovata una soluzione procedurale idonea”.

La “soluzione” va trovata per potere continuare a gestire gli appalti, non peri cittadini siciliani senza servizi.

Questa è la vera spiegazione del perché, a Palermo, si realizzeranno sette nuove tratte di Tram senza Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) e senza Valutazione Ambientale Strategica (VAS), con la Regione siciliana che fa finta di niente (del resto, chi conosce la storia dell’inquinamento di Isola delle Femmine, cittadina alle porte di Palermo, sa già tutto in anticipo…); questo spiega perché a Catania non ci sono i soldi per l’assistenza agli studenti disabili, ma – tranquilli – gli eterni appalti per la Circumetnea non sono in discussione…

Centrosinistra a Palermo, centrodestra a Catania: signori, in carrozza!

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