Era stato accusato di omicidio a Vallelunga nel 1988: 64enne assolto in appello

Una vicenda giudiziaria che dimostra quanto sia necessaria una riforma e che comunque, anche dopo tanti anni una persona innocente riesca ad avere giustizia. Nessuno potrà restituirgli questi anni passati tra le maglie dell’accusa che lo ha messo in carcere

La seconda sezione della corte d’Assise d’Appello di Palermo ha confermato l’assoluzione di Angelo Romano, 64 anni, imputato dell’omicidio di Salvatore Michele Gallina, sequestrato, ucciso e bruciato a Lercara Friddi (Palermo) nell’aprile del 1988. Il processo era di rinvio dalla Cassazione; condannato in primo grado all’ergastolo e assolto in Appello, l’imputato e’ stato di nuovo giudicato dopo che la Suprema Corte aveva annullato la prima sentenza di Appello. Secondo l’accusa, l’omicidio fu una punizione perche’ la vittima avrebbe commesso estorsioni senza essere stata “autorizzata” dai vertici mafiosi locali dell’organizzazione. Il cadavere fu incaprettato e bruciato, pero’, in territorio di Vallelunga Pratameno (Caltanissetta), nella zona controllata dal boss mafioso del nisseno Piddu Madonia. Il luogo del ritrovamento suono’ come una sfida e rischio’ di scatenare una guerra tra i corleonesi di Toto’ Riina e gli uomini della confinante provincia di Caltanissetta. Per questo motivo Riina avrebbe organizzato a sua volta la ‘punizione’ dei presunti responsabili del delitto Gallina, i mandanti Girolamo, detto Mommo, Leonardo e Vincenzo Lo Cascio, padre e due figli, considerati i capi della famiglia mafiosa di Lercara, e i due presunti responsabili, Romano e Rosolino Pecoraro, detto Lillo. I Lo Cascio e Pecoraro furono tutti assassinati, su ordine o per mano del boss di Caccamo (Palermo) Nino Giuffre’. Romano si sarebbe salvato emigrando in Belgio: torno’ in Sicilia solo nel 2002, dopo il pentimento di Giuffre’.

Fonte: Il Fatto Nisseno

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