Ursula Von der Leyen: dopo il sì di Conte, quello di Salvini e Di Maio?

Ok, l’HuffPost è l’organo gridato delle “verità” di lorsignori. Amante del gossip a getto continuo, attendibile solo come certi rotocalchi sanno esserlo, offre il peggio del giornalismo che si pretende “progressista”. Per questo normalmente lo ignoriamo. Tuttavia ogni regola ha le sue eccezioni, e  temiamo che l’articolo pubblicato ieri, a firma Angela Mauro, tutta fuffa non sia.
Qual è il succo di questo scritto, che trasuda soddisfazione ad ogni riga? Semplice, che M5S starebbe valutando il sì alla Von der Leyen alla guida della Commissione europea (domani l’incontro dei pentastellati con la piccola Merkel dal sangue blu), mentre pure la Lega non escluderebbe il suo voto a favore.

Vogliamo sperare che alla fine le cose non andranno così, che allo sciagurato sì di Conte non seguirà quello degli eurodeputati gialloverdi. Sta di fatto che a sentirli parlare cascano le braccia. Così si esprime la capodelegazione del M5S, Tiziana Beghin:

«Ascolteremo le proposte di Ursula Von der Leyen e le linee programmatiche che presenterà al Parlamento europeo. Con spirito costruttivo ci faremo portatori di quella voglia di cambiamento espressa dai cittadini nelle urne lo scorso 26 maggio. Su salario minimo europeo, rilancio degli investimenti e tutela dell’ambiente servono azioni incisive che possano rappresentare una forte discontinuità rispetto all’Europa di Juncker».

Discontinuità con Juncker? Ma cosa bevono a Strasburgo? E poi:

«Consideriamo molto positivo che il criterio della rappresentanza di genere sia stato rispettato nelle nomine europee».

Non ci sono parole…

Con queste nomine l’Europa oligarchica si blinda ancor di più, l’asse carolingio si prende tutto con Christine Lagarde alla Bce, l’impronta ultraliberista è garantita dal peso assunto dai liberali, la Von der Leyen è nota soprattutto (oltre che per gli scandali) per essere una fedelissima della Merkel, e questa disgraziata ci parla della rappresentanza di genere…

Ma non pensate che dalle parti della Lega vada particolarmente meglio. «Valuteremo nel merito quale sarà la proposta programmatica che farà», ha dichiarato Marco Zanni. Ma si può?

Si tratta solo di dichiarazioni tattiche per poi arrivare al no in aula? Ce lo auguriamo proprio, ma non ci scommettiamo affatto. Il problema è che sia M5S che Lega sembrano decisamente in preda a due forme distinte, ma convergenti, di quel cretinismo parlamentare che tanto male ha fatto nella storia novecentesca della sinistra.

I pentastellati sembrano pensare ad un sì che li possa illudere almeno per un giorno di contare qualcosa in Europa. I leghisti sembrano invece tentati dalla trattativa per un ruolo di peso di un loro uomo nella Commissione. Entrambi sono condizionati dal terzo partito della coalizione, quello — per ora vincente — della Quinta Colonna mattarelliana.

Per questo partito il gioco è semplice: appoggiare la piccola Merkel dal sangue blu per poi renzianamente pietire qualche decimale di flessibilità sulla Legge di bilancio in autunno. Finisse così sarebbe un disastro per l’Italia. La certificazione di un pantano politico, che andrebbe a chiudere le speranze di cambiamento espresse a più riprese nelle urne, rafforzando al contrario quella spinta al declino del nostro Paese già operante da anni sul piano economico e sociale.

Come andrà veramente lo sapremo a giorni, nella speranza che se non l’alta politica, almeno i più bassi calcoli di bottega (Lega ed M5S non hanno preso voti per inchinarsi a Merkel e Macron) impediscano la vergogna di un sì agli strozzini dell’euro.

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