La versione degli alti ufficiali

Sono state, altresì, acquisite le testimonianze rese dagli odierni imputati Mori e De Donno allorché vennero esaminati nel processo per la strage di via D’Amelio denominato “Borsellino ter” all’udienza del 27 marzo 1999.
[…] E’ opportuno, invece, riportare qui di seguito una sintesi della deposizione resa
da Mario Mori: “[…] P.M dott. DI MATTEO: – … Le volevo chiedere se corrisponde a verità il fatto
che lei nella seconda metà del ’92 ha avuto contatti con l’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino ed eventualmente ci dirà … intanto ci dica se sì o no; TESTE MORI: – Sì, ho avuto contatti…. … …Sì. Faccio riferimento, giusto per puntualizzare e temporalizzare i vari momenti… … … Allora, per temporalizzare cominciamo a dire che … a puntualizzare alcune date. Il 24 o 25 di maggio c’è
l’attentato a Capaci; muore Giovanni Falcone, la signora e la scorta. Fu un momento di… di crisi generale delle Istituzioni per la società italiana, che plasticamente, anche se ingiustamente, si può rappresentare con il volto del dottor Caponnetto, che dice: “É finita”. Cioè, lo Stato era in ginocchio in quel momento. E noi investigatori, i magistrati, la Polizia Giudiziaria, eravamo in un
momento di… quasi di buio totale. […] E definii due tipi di … di attività: una quello della ricerca specifica del capo di “Cosa Nostra” attraverso un gruppo scelto e individuato da noi nel ros … tra il nostro personale che su … anche su indicazioni dell’allora maresciallo Lombardo, che poi si suicidò anni dopo, cominciò a sviluppare l’indagine esclusiva volta alla ricerca di Salvatore Riina.
Attivai poi tutto il personale che si interessava di criminalità organizzata di tipo mafioso perché si … si trovassero delle fonti informative che potessero darci un quadro di conoscenze su cui sviluppare un’attività più incisiva. In questo secondo aspetto, in questo secondo ambito, si fece avanti con una proposta l’allora capitano De Danno. De Donno aveva svolto, […] una serie di indagini su Vito Ciancimino, in particolare sugli appalti per la manutenzione strade e per la manutenzione degli edifici scolastici […] De Donno mi fece questa proposta, dice: ”[…]Perché non proviamo
ad andare sotto a Ciancimino? Perché l’uomo, dato il suo livello, senz’altro può conoscere fatti, cose, personaggi che in qualche modo ci potrebbero ampliare le nostre conoscenze”. Pur dubbioso dell’esito dissi: “Va bé, proviamo”. E quindi ci fu un contatto, peraltro molto facile, perché c’erano queste udienze in corso e quindi era naturale il… il contatto tra il capitano De Donno e Ciancimino. […] P.M dott.ssa PALMA: – … nei precedenti incontri o prima della cattura di Riina, ovviamente, il Ciancimino fornì mai qualche elemento, qualche informazione utile per voi e che vi portò alla cattura di Riina?; TESTE MORI: – La cattura di Riina é avvenuta per tutt’altra vicenda investigativa … …. … La vicenda nasce nell’estate del ’92. Io decido di costituire questo Reparto, un
gruppo scelto di un quindici – sedici persone comandati da un ufficiale, che scende a Palermo durante il mese di settembre e comincia un’attività su di un input preciso, che ci viene fornito … Preciso … si fa per dire preciso, comunque era qualche cosa già. Che ci viene fornito dal maresciallo Lombardo, il quale dice che… di avere acquisito notizie secondo cui il punto di riferimento, chi
insomma voleva parlare con Totò Riina doveva passare attraverso Raffaele Ganci, che era il capo della famiglia della Noce. Su questo elemento noi decidiamo… io mi fidavo di Lombardo, perché Lombardo era un grande conoscitore di cose di mafia. Cioè, mi fidai della notizia, della bontà della
notizia, per cui noi puntammo la nostra attività, ed è documentale, perché poi è stata… è processualizzata ed è tutta l’attività di pedinamento, osservazione e riscontro soprattutto video delle attività sulla famiglia Ganci, ed in particolare prima su Raffaele, il padre, e poi i suoi due figli, Domenico e l’altro non mi ricordo come si chiama. Nel corso delle indagini, delle… e dei servizi sul
terreno il gruppo operativo seguì in una circostanza Domenico, mi sembra, Domenico Ganci, comunque uno dei due figli, fino a via Bernini, là, dove poi a suo tempo è stato visto uscire e poi quindi arrestato Riina. E acquisii questo dato di fatto: lui si… entrò dentro il comprensorio e loro si fermarono. Ad un certo punto, verso il 10 di maggio, io ho un appuntamento … 10 di gennaio ’93,
ho un appuntamento a Torino con Giancarlo Caselli, il quale mi aveva chiesto di andare su perché in previsione, dopo pochi giorni, di assumere la carica di Procuratore di Palermo voleva avere un quadro della situazione dal punto di vista investigativo e operativo. Arrivato sul posto mi fil segnalato di portarmi, appena arrivato all’aeroporto, al Comando della Brigata Carabinieri perché lì
mi aspettava il dottor Caselli. Lì c’era il dottor Caselli e il generale Delfino e mi sottoposero un verbale di… di confessione fatto da Baldassare Di Maggio a proposito dei suoi rapporti con Salvatore Riina. Mi dissero altresì che sulla base delle indicazioni che avevano dato … che aveva dato Di Maggio circa i luoghi dove si poteva trovare, dove aveva accompagnato, dove aveva visto
Riina, stavano per partire l’indomani delle perquisizioni. Chiesi e feci notare l’incongruità dell’operazione che si stava per svolgere perché dico: “Questi sono fatti che perlomeno si riferiscono a due anni fa. Se nel frattempo qualche cosa è cambiata e noi facciamo delle … delle perquisizioni a tappeto su tutti gli obiettivi, chiaramente se ci scappa Riina non lo prendiamo più, perché questo sa che qualcheduno sta parlando e ha indicato anche con cognizione di causa
del posti precisi”. Chiesi e ottenni dal dottor Caselli di fare alcuni riscontri attraverso il mio Gruppo Operativo che già operava giù in Sicilia. Si mise in contatto il comandante di questo Reparto con il dottor Aliquò, che in quel momento reggeva la Procura, e si stabilivano i servizi di osservazione intorno ai punti indicati dal Baldassare Di Maggio.
Ad un certo punto, dopo due o tre giorni, il dottore Aliquò, visto che non si concludeva nulla, decise di intervenire.
L’ufficiale del mio Reparto chiese altre 24 ore di tempo al dottore Aliquò, che le concesse, per sottoporre al … il luogo, la visione del luogo al Di Maggio dove aveva visto Domenico Ganci entrare in una determinata strada. Portarono sul posto Baldassare Di Maggio; anche questo é verbalizzato da Baldassare Di Maggio in tutti … in tanti procedimenti. Non riconobbe, dice: “Io non sono mai stato qua, in via Bernini, non la conosco”. Nella serata furono sottoposti a Baldassare Di Maggio delle riprese televisive … furono sottoposte delle riprese televisive sviluppate in quella giornata dai nostri uomini sull’obiettivo di via Bernini e nella nottata Baldassare Di Maggio riconobbe da una macchina … uscì da via Bernini una macchina con a bordo la … Bagarella, la moglie di Totò Riina e mi sembra di ricordare che riconobbe anche il figlio che si aggirava in
bicicletta nella zona, Giovanni. Sulla scorta di questo l’ufficiale mi telefonò, (io) a Palermo, e decidemmo l’intervento per la mattina successiva. Cosa che avvenne, perché verso le ot … ci portammo di nuovo questa volta Baldassare Di Maggio dentro una macchina davanti all’obiettivo e lui ci indicò all’uscita la macchina che era entrata pochi minuti prima con la persona che lui conosceva, ma non sapeva in quel momento indicare con un nome, e riuscì questa macchina
con questa persona alla guida e a fianco Salvatore Riina.
Lo seguirono fino alla Rotonda, lì, non mi ricordo come si chiama, comunque un chilometro e mezzo o due, e poi lo arrestarono; …… …. P.M dott.ssa PALMA: – ….. lei ha mai sentito
parlare di papello? Se ne ha sentito parlare quando, e può dirci se questo termine papello la conduce in qualche modo alla vicenda di cui ha parlato, se esistono dei collegamenti; ……… TESTE MORI: – Quando ci fu il contatto Mori – De Donno con Ciancimino, e questa parola é assolutamente … anche perché non ci furono date delle… delle condizioni, qualche cosa. Le precondizioni erano quelle che ho dette prima alla … al dottor Di Matteo e basta. Non si parlò di richieste o di altro. […]
* * *
Orbene, da tale testimonianza emerge, con tutta evidenza, il tentativo di Mario Mori di “sfumare” alcune affermazioni fatte in occasione della precedente testimonianza resa a Firenze poco più di un anno prima.
Tale tentativo può riscontrarsi, ad esempio:
1) riguardo ai primigeni contatti con Vito Ciancimino nel mese di giugno 1992 e, comunque, antecedenti alla strage di via D’Amelio (“lo penso che il contatto … l’avance, diciamo, tra De Donno e Massimo Ciancimino. cioè la proposta di De Donno a Massimo Ciancimino é prima del 25; la risposta è sicuramente dopo il 25 di … di giugno, dopo l’incontro…. … …Sì, perché altrimenti ne avrei parlato con il dottor Borsellino; cosa che invece assolutamente non si è verificata; P.M dott. DI MATTEO: – E poi materialmente quando si realizza il primo contatto diretto, il primo incontro tra
il capitano De Donno ed il Ciancimino?: TESTE MORI: – Guardi, questo non glielo so dire. bisognerebbe chiederlo proprio a De Donno. Certamente nel corso del mese di luglio lui si incontra con Ciancimino …. …….. Il 25 di giugno, quando incontro Borsellino, non abbiamo ancora la risposta da parte di Vito Ciancimino; … …. …. P.M dott.ssa PALMA: – Allora questa … la mia domanda era in questo senso.’ dal 25 giugno al 19 luglio ci furono degli ulteriori contatti?
Cioé, si portò a termine questa volontà di incontro fra il Ciancimino e prima il capitano De Donno e poi con lei? Cioé, prima della strage di via D’Amelio già si ebbe … ? Forse … ; TESTE MORI: – Non glielo so collocare nel tempo il momento preciso in cui Ciancimino dice.’ “Va bene, voglio… venga pure il capitano”. Se ciò é avvenuto prima del 19 o dopo. lo penso che solo De Donna
lo può dire con… con esattezza .. “) a fronte della più netta indicazione precedentemente fornita il 24 gennaio 1998 […] peraltro senza alcun cenno all’attesa di risposte da parte di Vito Ciancimino non ancora pervenute sino al 25 giugno 1992 (circostanza di cui, d’altra parte, neppure De Donno
aveva fatto alcun cenno […]);
2) riguardo, più in generale, a quella che egli, in prima battuta, non aveva avuto alcuna remora a definire come “trattativa” ed alle sue finalità quanto meno concorrenti di ottenere la cessazione delle stragi […];
3) riguardo alla risposta ai mafiosi su chi essi Carabinieri rappresentassero in quel frangente, anche in questo caso qui molto generica (“…”Lei non si preoccupi, andiamo avanti che poi si vedrà”….”) a fronte della inequivoca e ben più specifica affermazione della precedente testimonianza resa pure a Firenze da De Donno […];
4) riguardo all’idea originaria di cercare un contatto in “cosa nostra” che qui viene attribuita da Mori al solo De Donno senza più riferimenti – almeno espliciti – alla sua preventiva autorizzazione ed alla stessa ideazione dell’iniziativa […], mentre il 24 gennaio 1998 aveva chiaramente attribuito a sé
quell’ideazione (“A fine maggio, mi sembra 24, 25, non ricordo bene, c’è la strage di Capaci ….. … …Ritenni che era un impegno morale, oltre che professionale, fare qualche cosa di più, di diverso, per venire a capo, nelle mie possibilità, di queste vicende, di questa struttura che stava distruggendo i migliori uomini dello Stato… “) e riferito, quindi, di avere espressamente autorizzato De Donno a contattare Ciancimino (“Lo autorizzai a procedere a questo tentativo”).
Deve, poi, evidenziarsi che anche in occasione della detta deposizione del 27 marzo 1999 Mori ha posticipato la conoscenza dei contatti con Ciancimino da parte di Subranni al momento successivo al primo incontro dello stesso Mori con Ciancimino in data 5 agosto 1992 […], senza alcun cenno
di smentita, però, della contraria e precisa affermazione di De Donno sulla conoscenza da parte di Subranni già dei precedenti incontri dello stesso De Donno con Ciancimino (“PUBBLICO MINISTERO: … Il colonnello Mori, prima di dare il via libera a lei, per questo avvio di contatti, o anche successivamente, ha rappresentato questa iniziativa presso comandi superiori dell’Arma?; TESTE De Donno: Sì, ne parlò col comandante del ROS dell’epoca,il generale Subranni”).
[…]
Nel processo a carico di Mori e Obinu per il reato di favoreggiamento Giuseppe De Donno è stato esaminato, in qualità di indagato in procedimento connesso, all’udienza dell’8 marzo 2011 e, nell’occasione, per le parti che qui rilevano, ha dichiarato:
“I rapporti con Ciancimino nascono nel giugno 1992, dopo la morte del Dottor Falcone, nel senso che prima di quella data, io non avevo avuto rapporti, diciamo così, extra investigativi, se non per esigenze di interrogatorio, normale attività con Ciancimino. Avevo avuto qualche incontro nelle aule di Tribunale, nel corso del! ‘attività con il figlio Massimo, che era la persona che in quel periodo era un po’ più vicina al padre, cioè lo assisteva in questa attività. Dopo la morte del Dottor Falcone, il Ros decise, il generale Mori decise una serie di iniziative investigative e a me fu affidato il compito di individuare potenziali attività informative che potevano fornirci spunto e elemento per capire quello che stava accadendo in quel periodo. […] Il Colonnello Mori mi autorizzò e nel corso, alla prima occasione utile che io non cercai, alla prima volta che incontrai Massimo Ciancimino in aereo, gli chiesi se poteva chiedere al padre la disponibilità a incontrarmi per parlare di quello che stava succedendo. […] Quando lui accetta poi di incontrarmi, si sviluppano, io incontro Ciancimino nell’intervallo tra le due stragi, cioè quella del Dottor Falcone e del Dottor Borsellino, credo tre volte, sempre nella sua abitazione a Roma e sono incontri sostanzialmente interlocutori. Chiaramente il nostro obiettivo principale era quello di avere delle indicazioni, delle valutazioni che ci consentissero di capire e in questo vorrei essere chiaro, è il perché io, poi il mio comandante accetta e scelgo Ciancimino.
[…] Nel frattempo interviene la strage del Dottor Borsellino. A quel punto veramente, io credo in maniera estremamente onesta, Vito Calogero Ciancimino non comprende i due avvenimenti in rapida successione, però per me la strage di Borsellino fu l’elemento determinante per un salto di qualità nel lavoro. Cioè, essendo lui estremamente turbato, estremamente ossessionato da queste due stragi in rapida successione, io ritenni che era il momento di introdurre un elemento nuovo di diversificazione. Cioè gli dissi, poiché lui non capiva, dico guardi, lei ci deve aiutare, noi dobbiamo capire che sta succedendo, dobbiamo individuare queste persone, perché qui c’è una strage ogni mese, dico lei deve parlare col mio comandante, perché introdurre il comandante? Perché
Ciancimino era un capo e doveva parlare con un capo, cioè io tutt’oggi, ma ci arriveremo, spero dopo, rivendico in maniera assolutamente chiara e netta il merito dell’attività che noi abbiamo svolto con Vito Calogero Ciancimino e spiego il perché. Introducendo il Colonnello Mori, Ciancimino accettava una interlocuzione di livello che non era più il capitano De Donno, era il Colonnello Mori, cioè era il rappresentante del Ros Carabinieri, quindi accettava implicitamente un rapporto con lo Stato che lo poneva ormai al di là di certe scelte, cioè non poteva più tornare indietro e questo per noi era un vantaggio incommensurabile perché comunque noi, da un personaggio come Vito Calogero Ciancimino ne avremmo ottenuto, quantomeno a livello informativo, delle indicazioni insostituibili e lui accetta di incontrare il Colonnello Mori.
Accetta e il primo incontro avviene i primi di agosto, il 5 agosto. […]
Quando torna al terzo incontro e ci racconta l’esito dell ‘incontro con il suo contatto, di cui non ci dice, non ci dà le generalità, lui ci dice: ma io, quel mio referente, mi ha detto dice ma questi chi sono? Che è già sintomatica, cioè in un contesto storico particolare, si presentano delle persone che giù Cosa Nostra, cioè il suo referente dice: ma questi chi sono? E lui dice sono … e l’altra parte risponde, dice: questi o sono pazzi o hanno le spalle veramente coperte. Allora, dice, se sono veramente quello che dicono, risolvono i suoi problemi e poi discutono con noi. Quando Ciancimino ci riferisce questa cosa, l’impressione fu che ci stesse prendendo in giro, nel senso che era fin troppo scontata la richiesta di risolvere i problemi giuridici di Ciancimino, Ciancimino aveva questa idea fissa, tornava sempre sul problema della sua libertà, dei suoi processi, della misura di prevenzione. […] La risposta fu estremamente chiara, gli dicemmo che non solo non potevamo fare nulla per i suoi processi, ma glielo motivammo pure ….. nel suo mondo ormai, diciamo così, tra virgolette, era ormai sostanzialmente bruciato, ci disse, dice loro, dice va bene accettare di parlare, dice che cosa proponete? Al che il Colonnello gli disse, in maniera molto tranquilla, seria e
incontestabile, si consegnino tutti i latitanti e noi gli garantiamo un giusto processo e un trattamento equo per le famiglie. Ricordo che Ciancimino saltò, si colpì le gambe e saltò sulla sedia diventando bianco. Io personalmente, ma credo anche il Generale Mori, in quel momento capimmo che lui veramente aveva parlato con Cosa Nostra, perché lui ci disse, dice voi mi volete morto e dice volete morire pure voi. Lì avemmo la sensazione che lui non ci aveva preso in giro, cioè veramente aveva preso contatti con l’altra parte e veramente aveva trasmesso la nostra richiesta. A quel punto chiaramente però si rese anche conto che noi non avevamo, perché non avevamo niente da offrire e niente da trattare, al che pensandoci, lui individuò la soluzione, ma trattandoci con forza, cioè lui nel rapporto, già lui era un tipo nervoso, digrignava i denti quando parlava, era un personaggio a modo suo. E ci disse, cioè, tra virgolette quasi, ci fece un cazziatone, perché disse voi, dice “qui si muore, dice qui ci ammazzano. Allora facciamo una cosa, dice io gli dico che voi non volete più discutere di niente, non volete nulla e che quindi questo discorso si interrompe, in maniera tale che comunque io ho fatto un ‘attività che però non possono pensare né che li ho presi in giro né che era falsa. Chiudiamo la questione qui e poi si vede e non se ne parla più […].
PUBBLICO MINISTERO.’ – Senta, noi abbiamo rinvenuto, presso gli archivi del Ros, un appunto, è agli atti del processo, 30 maggio 1992, su carta intestata appunto raggruppamento operativo speciale Carabinieri e reparto criminalità organizzata, non è firmato ma è datato 30 maggio 1992, quindi siamo proprio all’indomani della strage di Capaci. Lei ha detto che i contatti con Vito
Ciancimino cominciamo nel giugno del 1992.
DICH. DE DONNO GIUSEPPE: – Dopo la strage, dopo la strage di Falcone, adesso la data esatta non la so. Dopo la strage di Falcone sì.
PUBBLICO MINISTERO: – Quindi è possibile addirittura che il primo incontro con Massimo Ciancimino sia del maggio 1992?
DICH. DE DONNO GIUSEPPE: – È possibilissimo, sì.
PUBBLICO MINISTERO: – Vieni giorno tot che ti porto io a casa.
DICH. DE DONNO GIUSEPPE: – No, non mi portava, mi diceva la data e io ci andavo da solo.
DICH. DE DONNO GIUSEPPE: – Lo sapeva anche dopo, quando veniva il Colonnello, ci portava sempre il caffè.
PUBBLICO MINISTERO: – No aspetti, su un punto specifico, non mi interessa nemmeno la definizione di trattativa, non è un interesse diciamo da un punto di vista, tra virgolette, giornalistico o di compendio di una vicenda. lo voglio un fatto preciso: lei ha detto, sotto giuramento in Corte d’Assise, gli proponemmo di farsi tramite per nostro conto, di una presa di contatto con gli esponenti dell’organizzazione mafiosa Cosa Nostra, al fine di trovare un punto di incontro, un punto di dialogo finalizzato alla immediata cessazione dell’attività stragista nei confronti dello Stato.
DICH. DE DONNO GIUSEPPE: – Confermo.
PUBBLICO MINISTERO : – Che vogliamo discutere, troviamo un punto di incontro per cessare le stragi.
DICH. DE DONNO GIUSEPPE: – Confermo.
PUBBLICO MINISTERO : – Senta, sempre nella stessa udienza, lei ha dichiarato: “gli facemmo intendere che noi, nella trattativa, eravamo lì in veste di rappresentanti dello Stato “.
DICH. DE DONNO GIUSEPPE: – È quello che ho detto prima, certo. Non certo potevamo andare a titolo personale.
* * *
Da notare che nella ricostruzione inizialmente spontaneamente resa il De Donno appare chiaramente influenzato dall’imputazione mossa in quel processo al suo superiore Mori e così scompare del tutto la “trattativa”, che riaffiora, infine, soltanto quando, sollecitato dal P.M., lo stesso De Donno non può che confermare le ben più incisive ed inequivoche dichiarazioni rese quale testimone nel processo di Firenze.

 

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