Nel corso di un incidente probatorio, l’imprenditore Vito Nicastri, gia “Re dell’eolico”, ha confermato il pagamento di una tangente da 500mila euro destinata a dirigenti della Regione Siciliana per favorire gli interessi imprenditoriali nel settore delle energie alternative dello stesso Vito Nicastri, di suo figlio Manlio, e degli imprenditori genovesi Paolo e Francesco Arata, padre e figlio. Secondo quanto affermato da Vito Nicastri, del mezzo milione di euro, 100 mila euro sono stati già consegnati, ed il saldo sarebbe stato consegnato ad operazioni concluse. Vito Nicastri, sospettato di essere stato la “cassaforte” del boss latitante Matteo Messina Denaro, è stato interrogato a Palermo dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale, Guglielmo Nicastro, e dal pubblico ministero della Procura antimafia, Gianluca De Leo. Nell’ambito dell’inchiesta, sono stati arrestati l’ex dirigente dell’assessorato regionale all’Energia, Alberto Tinnirello, e l’ex funzionario dell’assessorato al Territorio e ambiente, Giacomo Causarano. E Vito Nicastri ha dichiarato: “A Causarano davo con cadenza quasi mensile somme di denaro in contante. Gli ho consegnato personalmente nei miei uffici circa 100 mila euro, in tranche da 10 mila, 12 mila euro, denaro che poi secondo quanto riferitomi da lui avrebbe dovuto consegnare a Tinnirello. Il denaro di volta in volta consegnato mi veniva fornito da Francesco Isca, in banconote da 50 e 100 euro”. Francesco Isca è un imprenditore trapanese più volte indagato per mafia e per avere riciclato i soldi delle cosche di Calatafimi.

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