Conobbi Cesare Terranova nell’ormai lontano 1963. Ero allora Pretore in un Comune della provincia di Tra­pani; a seguito di gravi fatti delittuosi (omicidi, rapine) mi ero occupato, nella fase delle indagini preliminari di due associazioni per delinquere, in una delle quali figu­rava uno dei piu grossi personaggi della mafia del tra­panese.
Avevo seguito attraverso la stampa l’opera te­nace e coraggiosa  di Cesare Terranova, e pur senza averlo conosciuto, nutrivo per lui sincera ammirazione.
Nel 1963, credo nel mese di maggio, era pervenuta in Pretura  da  parte  di  Terranova,  una  richiesta  di  atti istruttori. Ritenni necessario incontrarmi con lui per dei
chiarimenti.
L’incontro avvenne nel suo ufficio, a Palazzo di Giu­stizia. Ero, in certo modo, imbarazzato; Terranova, al culmine della notorietà, io, modesto pretore di una piccola Pretura.
Gli diedi del Lei. Egli, con cordialità e con naturalez­za, mi diede del tu e mi chiese di dargli del tu.
Venuto a Palermo, nello stesso ufficio, stabilimmo un rapporto di cordialità e di amicizia. L’uomo dall’aspetto severo, aveva una carica di umanità che conquistava; e perciò non esitai durante l’istruzione di uno dei piu gravi processi dell’ultimo ventennio, a chie­dergli qualche consiglio.
Lo ricordo e lo ricorderò, finché avrò vita, come uno dei migliori magistrati che ho avuto modo di conoscere. Nel Suo ricordo, assieme ai giudici dell’Ufficio istruzio­ne al quale egli era tanto legato, continueremo la Sua azione per l’affermazione dei principi di giustizia e di ci­viltà.

 

fonte mafie blog repubblica

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