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LA VITA DI UN GIORNALISTA: LA MIA VITA RECENTE RACCONTATA DA UN TRIBUNALE.

COSI’ SCRIVE IL GIUDICE GRAZIELLA LUPARELLO… (MONTANTE + ALTRI 68/2019 R.Sent.)

*ESTRATTI DALLA MOTIVAZIONE DELLA SENTENZA

Tuttavia, le modalità della misteriosa evaporazione fisica di tali documenti, certamente imputabile a MONTANTE (vd. infra), finisce per spiegare un incredibile effetto paradosso, costituendo la conferma più vistosa, ex adverso, della precisa volontà dello stesso di detergere l’archivio di Confindustria da ogni traccia che potesse dimostrare, per tabulas, la veridicità delle dichiarazioni di DI FRANCESCO.

A conferma della correttezza di tale deduzione, giova anticipare, con riserva di approfondimento nel paragrafo che segue, come, in effetti, in un secondo momento saltava fuori, grazie all’opera del giornalista Gianpiero CASAGNI, uno dei documenti cercati dagli inquirenti, che validava l’assunto di DI FRANCESCO secondo cui ARNONE era stato nominato quale “saggio”, all’interno di Confindustria, all’esito di una procedura nella quale, come vedremo, determinante era stata la volontà di MONTANTE. (pag.78)

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E’ appena il caso di accennare come, in una delle risposte dallo stesso fornite alla commissione parlamentare antimafia in un’audizione dell’anno 2005, egli aveva fatto riferimento ad un ammanco documentale da attribuirsi, asseritamente, alle precedenti gestioni dell’associazione degli industriali (cfr. p. 42 del resoconto stenografico di tale audizione prodotta dalla difesa del MONTANTE in sede di tribunale per il Riesame), mentre, dopo la pubblicazione, da parte di Gianpiero CASAGNI, sulla rivista Centonove, di dati estrapolati proprio da quei documenti, scomodi per MONTANTE, quest’ultimo aveva preparato una bozza di querela, mai presentata ma rinvenuta nella “stanza segreta” della sua villa di C.da Altarello, a Serradifalco, nella quale si suggeriva il coinvolgimento del citato giornalista in una ipotesi di furto dei documenti medesimi commesso nel 2007. (pag 86)

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A mettere la pietra tombale sul contenuto di una parte dei documenti “scomparsi”, id est delocalizzati – per iniziativa di MONTANTE – in posto tuttora ignoto (essi, come vedremo, avevano subìto infatti diverse migrazioni), interveniva, come accennato, il giornalista Gianpiero CASAGNI.

CASAGNI, infatti, dapprima, in data 12 febbraio 2015, pubblicava un articolo sul settimanale Centonove, con il quale mostrava di avere la disponibilità quanto meno di una parte dei documenti cercati dagli inquirenti a riscontro delle dichiarazioni di DI FRANCESCO; poi, su richiesta della Procura, metteva a disposizione della stessa, copia del verbale di Assindustria Caltanissetta del 20 gennaio 2001, da cui si evinceva che Vincenzo ARNONE, assieme a Carmen PILATO e a Massimo ROMANO, aveva fatto parte del Comitato dei “saggi” per l’elezione di Marco VENTURI quale nuovo presidente dei Giovani Industriali di Caltanissetta, in successione rispetto a MONTANTE (cfr. annotazione n. 483/2015 della squadra mobile del 18 febbraio 2015). Il dettaglio, consacrato in maniera incontrovertibile, non è di secondaria importanza, in quanto, tenuto conto dei meccanismi di nomina dei “saggi”, è possibile affermare che MONTANTE, quale presidente uscente dell’Associazione Giovani Industriali, fu il principale ispiratore della cooptazione di ARNONE all’interno del comitato. (pag. 92)

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In secondo luogo, le sue dichiarazioni sono contraddette da quelle di Giovanni CRESCENTE (cfr. verbale di sommarie informazioni testimoniali del 22 dicembre 2015), il quale, come visto (sez. seconda, cap. I, § 5), aveva affermato di avere personalmente assistito non soltanto al prelievo dei documenti de quibus da parte di MONTANTE, ma anche al conferimento dell’incarico a Linda

VANCHERI di trasferire la documentazione dell’associazione in un locale nella disponibilità propria. Tra l’altro – anche ciò è stato esaminato – le dichiarazioni di CRESCENTE, unitamente a quelle di Tullio GIARRATANO e Lucia DI BUONO, compongono un quadro unitario che, a fortiori in seguito alla riesumazione, grazie a CASAGNI, di qualcuno dei documenti scomparsi, consentono di ricostruire con certezza l’effettivo corso degli eventi sulla asportazione del carteggio associativo ad opera di MONTANTE, sicché, nel contrasto assertivo tra il predetto CRESCENTE e la VANCHERI, è senz’altro la deposizione di quest’ultima ad esporsi ad un giudizio di radicale inattendibilità. (pag 285-285)

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Dal punto di vista di VENTURI, una delle circostanze nelle quali MONTANTE aveva cercato di raggiungere obiettivi opachi servendosi, in maniera obliqua, del medesimo VENTURI, del tutto ignaro dei reali moventi retroscenici, era stata quella relativa all’affare inerente all’acquisto di un immobile da destinare a Confindustria nissena. Argomento del quale, appena il giorno prima, aveva trattato un articolo, a firma del giornalista Gianpiero CASAGNI, dal titolo “La Camera di Commercio cerca casa” pubblicato sulla rivista Centonove. (pag. 303)

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Unica appare anche la matrice motiva degli accessi alla banca dati per l’estrapolazione di informazioni relative a Marco BENANTI, Gianpiero CASAGNI ed Attilio BOLZONI, tutti responsabili, separatamente, di avere esercitato il diritto di critica nei riguardi di MONTANTE e del sistema confindustriale siciliano. (pag 542)

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Ciò a dimostrazione del fatto che il MONTANTE, evidentemente, “monitorasse” tale testata giornalistica ben prima che il CASAGNI vi iniziasse a scrivere; una conferma di tale assunto si trae dal fatto che i numerosi articoli di tale testata giornalistica scrupolosamente raccolti dall’odierno indagato e catalogati come “Centonove” sono tutti riferibili al 2015 – in specie ad epoca successiva alla pubblicazione da parte de “La Repubblica” della notizia dell’indagine nei suoi confronti – tranne due.

Il MONTANTE ha infatti conservato anche due articoli riferibili al 2013 e in specie uno pubblicato il 6 settembre (dal titolo “Camera con … svista”) e l’altro il 27 settembre (dal titolo “Nove mesi posson bastare”), entrambi riguardanti la sua persona ed il secondo dei quali anche diligentemente sottolineato in una parte che, tra l’altro, riguardava considerazioni critiche esposte da Gaetano ARMAO. (pag 546)

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Sempre tra gli articoli di Centonove ne è stato rinvenuto uno a firma del CASAGNI (dal titolo “Amici per la pelle”) avente, nella sostanza, il medesimo contenuto di quello che il giornalista aveva in precedenza proposto al direttore di Panorama Giorgio MULE’ e che viene definito dallo stesso MONTANTE uno “sporco dossier” ( cfr. pag. 1002 dello stralcio del memoriale redatto dal MONTANTE depositato innanzi al Tribunale per il Riesame di Caltanissetta). (pag. 546)

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In altre parole, non stupisce affatto che il MULE’ si fosse affrettato a mettere a parte il MONTANTE delle notizie che il CASAGNI gli proponeva di pubblicare e che poi, in data 17 marzo 2015 ( cfr. allegato n. 19 all’esposto-denuncia del 15/05/2015 indirizzato ai Procuratori Nazionale Antimafia e di Caltanissetta, prodotto dalla difesa del MONTANTE innanzi al Tribunale per il Riesame), abbia redatto, su richiesta dello stesso MONTANTE, una nota con la quale rappresentava per iscritto ciò che, a quanto pare, gli aveva già comunicato verbalmente nell’autunno del 2014 e cioè la proposta di collaborazione, appunto, fattagli dal predetto CASAGNI, che egli aveva poi declinato reputandola una “non notizia” e, anzi, giudicandola come una manifestazione della volontà di danneggiare la reputazione dell’imprenditore di Serradifalco. L’insieme di tali elementi, in ogni caso, dimostra inequivocabilmente che anche il CASAGNI era via via entrato in rotta di collisione con il MONTANTE per via delle notizie che aveva cercato di diffondere dapprima su “Panorama” e che poi, dal momento in cui ha iniziato a collaborare con “Centonove”, ha effettivamente pubblicato sul conto dell’imprenditore di Serradifalco. Si spiegano, pertanto, adeguatamente le ragioni per le quali il GRACEFFA in data 11 giugno 2015 avesse compulsato la banca dati S.D.I. per attingere notizie sul conto del CASAGNI. (pag. 550)

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La discesa in campo, peraltro, dell’ex direttore di Panorama, Giorgio MULE’, oggi parlamentare di Forza Italia, appare assai poco onorevole, in quanto non è CASAGNI a dovere giustificare la decisione di volere pubblicare un articolo, dal contenuto oggettivamente vero e di vivissimo interesse sociale (oltre che giudiziario) sul conto di MONTANTE, ma è MULE’ a dovere giustificare, sul piano dell’etica professionale, la scelta di tradire la fiducia di CASAGNI in favore di MONTANTE, rivelando a quest’ultimo l’intenzione del giornalista di rendere noto materiale scottante che lo riguardava (vd. dichiarazioni di CASAGNI, riportate nella parte di ordinanza cautelare testé trascritta).

Evidentemente, MULE’ aveva preferito, in un’ottica familistica, privilegiare la tutela delle buone relazioni con MONTANTE, posto che, grazie a Linda VANCHERI, assessore regionale alle Attività Produttive e fedelissima dello stesso MONTANTE, il Dott. VITALE, nipote di MULE’, aveva ottenuto un incarico nell’ufficio di Gabinetto della citata VANCHERI (vd. dichiarazioni di CICERO e VENTURI riportate nella parte di ordinanza cautelare suindicata). D’altro canto, ciò non può stupire: in data 5 dicembre 2012, Giorgio MULE’, secondo il file excel più volte menzionato, avrebbe mandato un sms a MONTANTE, puntualmente trascritto da quest’ultimo, del seguente tenore: “dove ci sarò io, ovunque sarà casa tua. Grazie a te un abbraccio Giorgio.” (pag. 552)

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MULE’, peraltro, non può defilarsi dalla scena allegando che, all’epoca, non si conosceva ancora il vero volto di MONTANTE, perché, come dimostrato da CASAGNI mediante la consegna agli inquirenti dell’email che di seguito si riproduce, quest’ultimo aveva messo MULE’ in condizione di conoscere la pericolosità del soggetto, raccontando dell’ingresso del boss Vincenzo ARNONE nell’associazione degli industriali e della sua prossimità qualificata all’imprenditore di Serradifalco, ma soprattutto offrendo in visione una copia del certificato di matrimonio di MONTANTE, una foto che ritraeva quest’ultimo insieme al citato ARNONE e verbali di assemblea di Confindustria che risultavano scomparsi. (pag. 552-553)

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Pertanto, MULE’, quando (anziché chiamare CASAGNI, come promessogli) decise di riferire tutto a MONTANTE, compreso il ruolo assolto dal Giudice Stefano ZAMMUTO nella vicenda (avere procurato a CASAGNI l’indirizzo email di MULE’ e avere visionato preventivamente i documenti che il primo aveva messo a disposizione del secondo a dimostrazione della fondatezza e veridicità dell’articolo che intendeva pubblicare), era messo nelle migliori condizioni per verificare la veridicità della notizia datagli dal collega.

Occorre osservare in via incidentale che tale delazione, oltre a partorire la reazione di MONTANTE contro CASAGNI (e si vedrà infra come fosse stato intendimento del primo (~’- calunniare il secondo per la presunta, quanto inesistente, installazione di una microspia in una sede confindustriale), fu all’origine di ciò che sembrerebbe essere stato un avvertimento lanciato al Giudice ZAMMUTO, in servizio presso la sezione Gip- Gup del tribunale di Agrigento, dall’allora Procuratore presso il medesimo tribunale, dott. Renato DI NATALE (pag. 554)

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Al fine di comprendere tale fase appendicolare della vicenda, occorre premettere che il Dott. DI NATALE era legato a MONTANTE da stretti rapporti di amicizia (cfr. file excel, in risultano annotati diversi incontri di commensalità tra gli stessi), se non addirittura di interesse. CASAGNI, infatti, nell’esposto del 5 luglio 2017, accennava al contenuto di un suo articolo giornalistico – “La volata di MONTANTE” – nella parte in cui si riferiva all’affidamento, da parte dell’l.R.S.A.P., alla figlia del procuratore, Chiara DI NATALE, dello “studio di toponomastica che portò all’intitolazione anche di una strada al nonno di Antonello MONTANTE, Calogero [. .. ]”, circostanza, quest’ultima, che trova un riscontro nel file excel, ove, alla data del 30 dicembre 2009, risulta annotato un appuntamento a casa del procuratore, alle ore 17 .00, e la dicitura “curriculum Chiara”.

Orbene, fatte queste premesse funzionali a lumeggiare la natura dei rapporti intercorrenti tra MONTANTE e DI NATALE, non può non segnalarsi come CASAGNI, nell’esposto citato, abbia rappresentato di avere appreso dall’amico Stefano ZAMMUTO che quest’ultimo, dopo l’email mandata dallo stesso CASAGNI a MULE’, aveva ricevuto due visite in ufficio da parte del procuratore della Repubblica, il quale lo aveva reso edotto del sospetto di MONTANTE che CASAGNI stesse orchestrando una congiura in suo danno con la complicità dello stesso ZAMMUTO, e che, per tale motivo, l’imprenditore intendeva sporgere denuncia. (pag 554-555)

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Non sussistendo alcuna ragione per dubitare della credibilità di CASAGNI, le cui dichiarazioni in questa sede hanno sempre trovato puntuale riscontro, non può non riconoscersi, nell’iniziativa di DI NATALE, una scelta comportamentale quanto mano inopportuna, in quanto suscettibile di essere letta nei termini di un ammonimento al collega e, indirettamente, a CASAGNI, di non calpestare i piedi a MONTANTE. (pag. 557)

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La versione del medesimo episodio, contenuta nel memoriale di MONTANTE prodotto presso il tribunale del Riesame (adito per impugnare il provvedimento di sequestro), rappresenta il portato di una ricostruzione improntata a funambolismo logico: l’articolo, che CASAGNI intendeva pubblicare, si sarebbe incasellato nell’ambito di un più ampio progetto volto all’ingiusta e calunniosa delegittimazione dello stesso MONTANTE, nel quale si sarebbero inserite anche le dichiarazioni del collaboratore DI FRANCESCO. Secondo tale versione, dunque, MULE’, accortosi della congiura, avrebbe immediatamente informato MONTANTE, permettendo l’emersione di un “aspetto gravissimo” della vicenda, ossia che il materiale documentale messo a disposizione del direttore di Panorama da Gianpiero CASAGNI era stato “supervisionato dal presunto servitore dello Stato, che ricopre un ruolo di garanzia nella istituzioni [ … ]”, dovendosi identificare quest’ultimo nel giudice Stefano ZAMMUTO.

Orbene, è agevole osservare che I’ “aspetto gravissimo” della vicenda non può ravvisarsi nella condotta del magistrato, che si era limitato a procurare un contatto giornalistico “importante” ad un amico che lo aveva chiesto e ad avere preso visione dei documenti che nell’occasione gli erano stati mostrati, ma nella condotta dell’Onorevole MULE’, il quale, anziché vagliare il materiale documentale messogli a disposizione dal collega giornalista e verificare la veridicità della notizia offertagli, optava per la soluzione della passiva supinazione ai piedi di MONTANTE al quale “vendeva” CASAGNI a basso prezzo, in un pacchetto all inclusive che comprendeva anche il proprio ex compagno di classe Stefano ZAMMUTO. (pag. 557)

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MONTANTE: si però ..si, ma devi leggere cosa …cosa …perché 109 la sede ce l’ha a Catania … eee … eee …se..se vedi in che modo lefanno le cose, lifanno proprio colpo su colpo

MISTRETTA: mmhh …

MONTANTE: e …e li massacrano …ora noi non …siamo molto lenti quindi va bene il rapporto fiduciario con Pane pinto questa cosa …però ora dobbiamo cafuddrare prima 109, La Repubblica ci pensiamo dopo va bene?

MISTRETTA: mmhh …

MONTANTE: 109 e questo qua …però ci sono elementi eee su questo…su questo qua pazzeschi su …si pensa che sia un avvicinato a … a cosa nostra questo … come si chiama …questo … questo … mmhh buttana a miseria … questo Casagni. va bene?

MISTRETTA: Casagni…

MONTANTE: quindi … questo qua … quindi bisogna prendere oltre … oltre le azioni di civile. penale. però fare sempre l’excursus …se chiamate a Cicero e vi fate leggere quello che ha presentato pe …per darvi un ‘idea di quello che…però il problema secondo me dobbiamo trovare …non …non è veloce capito …non può essere veloce, perché dobbiamo fare le denunce su blog. su polizia postale. su tutte queste cose qua …

MISTRETTA: mmhhh…

MONTANTE: quindi ama avì …ama piglià na machina, na macchina..na macchina pronta che non c’è bisogno che noi ci distraiamo su queste cose … ogni pezzo analizzato, dopo un…all’indomani deve uscire, quindi deve partire da …da …richiesta di risarcimento danni. denunce. quindi ci vuole proprio. deve essere

proprio mirato, mirato, mirato. non è … non è da studio Pane pinto capito …

(pag. 565)

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Pertanto:

a) se le persone che sono state oggetto di interrogazione dello S.D.I. sono accomunate dall’essere considerate eretiche rispetto ai dogmi c.d. “antimafiosi” di MONTANTE;

b) se esse sono altresì additate, negli esposti anonimi, quali appartenenti ad organizzazioni mafiose;

e) se tali esposti anonimi puntualmente finivano nelle sedi di Confindustria e poi, conseguentemente, nelle mani di MONTANTE (e addirittura un esposto veniva sequestrato proprio a quest’ultimo), arbitro di farne l’utilizzo ritenuto più congeniale; d) se qualche giorno prima dell’arrivo dell’esposto anonimo che accusava CASAGNI di essere mafioso, MONTANTE “confidava” a V. MISTRETTA che vi erano elementi

“pazzeschi” su “questo … mmhh buttana a miseria … questo Casagni,” circa la sua qualità di avvicinato a Cosa Nostra; allora non è seriamente dubitabile che non solo le interrogazioni dello S.D.I., ma anche gli esposti, formalmente anonimi, provenissero da MONTANTE. (pag. 565-566)

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Il tema oggetto di enucleazione è quello della esecuzione, su disposizione di MONTANTE, di una bonifica fittizia, diretta a simulare uno spionaggio nei riguardi di Confindustria Centro Sicilia, di cui all’epoca dei fatti era presidente Marco VENTURI e direttore Carlo LA ROTONDA (nei confronti del quale si procede separatamente.) Una simulazione che, soltanto per la mancata accondiscendenza di VENTURI, non trascendeva in una calunnia in danno del giornalista Gianpiero CASAGNI. (pag. 674)

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Al fine di comprendere i termini della vicenda, giova riallacciarsi ad alcuni fatti precedenti, di cui si è detto in altra parte del presente atto (vd. Sezione seconda, cap. V,§ 4.7.5).

Orbene, si ricorderà senz’altro come il 2 maggio 2014 CASAGNI avesse contattato il direttore di Panorama, ora parlamentare di Forza Italia, On. Giorgio MULE’, proponendogli di pubblicare un articolo sui rapporti tra

MONTANTE e il boss mafioso, suo compaesano, Vincenzo ARNONE.

Nell’occasione il giornalista aveva anche informato il direttore della rivista che egli era in possesso di documentazione di Confindustria, che dimostrava il percorso, certamente non encomiabile per MONTANTE, attraverso il quale l’esponente di Cosa Nostra V. ARNONE era stato accreditato all’interno dell’associazione degli industriali, fino a diventarne un componente.

MULE’, anziché perseguire l’interesse pubblico alla conoscenza dei fatti, aveva rivelato tutto a MONTANTE, il quale, pertanto, quale misura di sterilizzazione delle future denunce mediatiche di CASAGNI, aveva deciso di indicare quest’ultimo – mediante un esposto “anonimo” – quale “uomo vicino alla mafia nissena e in particolare a Di Vincenzo Piero, Tullio Giarratano, Umberto Cortese, Ivan Rando e Michele Tornatore, tutti associati e vicini alla famiglia Madonia unico filo conduttore e altri …… “, attribuendogli un concorso nella presunta strategia industriale reazionaria, asseritamente sostenuta da DI VINCENZO in contrapposizione con l’azione riformatrice legalitaria propugnata dallo stesso MONTANTE. L’esposto, giunto il 18 marzo 2015 nella sede nissena di Confindustria Centro Sicilia, era stato immediatamente consegnato agli inquirenti dal suo direttore, Carlo LA ROTONDA, il quale si era premurato di precisare spontaneamente alla polizia giudiziaria che, secondo I’ “ignoto” autore, CASAGNI era stato “ingaggiato per distribuire carte e documenti sottratti{. . .] a Confindustria”. (pag. 674-675)

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L’esposto, peraltro, non era stato inviato a Confindustria Centro Sicilia – per poi essere consegnato alla polizia giudiziaria – in un momento qualsiasi, ma poco dopo l’effettivo accesso di CASAGNI, per motivi professionali, nei locali nisseni della predetta associazione.

Quest’ultimo, infatti, escusso a sommarie informazioni il 26 settembre 2015, confermava di avere fatto ingresso nei locali di Confindustria Centro Sicilia, in epoca antecedente e prossima alle festività pasquali del 2015, allo scopo di acquisire informazioni in merito al P.O.N. sicurezza e di accertare che, all’interno della predetta sede, operasse lo sportello legalità.

L’accesso negli uffici confindustriali, in particolare, era avvenuto il venerdì o il lunedì precedente al 12 marzo 2015 – data in cui lo stesso aveva pubblicato sul settimanale Centonove l’articolo “Confindustria che bel PON PON di legalità” – e, dunque, il 6 o il 9 marzo 2015.

Con il senno processuale di poi è possibile ritenere che la data esatta fosse quella del 6 marzo 2015, tenuto conto di quanto annotato nel file excel di MONTANTE, il quale, evidentemente, era interessato alla visita di CASAGNI nei locali associativi. Quella visita, come confermato del resto dall’annotazione testé segnalata, era stata “tracciata” da parte di CASAGNI, avendo lo stesso lasciato i propri dati ad un giovane presente in Confindustria, il quale, a causa dell’assenza di tutti gli addetti allo sportello P.O.N., gli aveva garantito che gli avrebbe inviato le informazioni che aveva richiesto (ciò che in realtà, non accadde). (pag.675-676)

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E’ utile, a questo punto, rammentare quanto già spiegato antea circa l’emersione di una circostanza che dimostra, con ragionevole certezza, la provenienza dell’esposto da MONTANTE.

Infatti, il 13 marzo 2015, ossia qualche giorno dopo l’accesso di CASAGNI nei locali associativi e cinque giorni prima dell’arrivo dell’esposto, era stata captata una conversazione (progr. n. 32 delle ore 11.30 del 13 marzo 2015), intercorsa tra MONTANTE e il suo fedelissimo Vincenzo MISTRETTA, che restituiva i commenti del primo circa l’esistenza di presunti elementi indiziari sulla vicinanza di CASAGNI a Cosa Nostra (“elementi … pazzeschi … si pensa che sia un avvicinato a … a cosa nostra”).

Tali commenti, che non hanno mai avuto riscontro di veridicità in sedi investigativo-processuali, si rivelavano straordinariamente “predittivi” del contenuto dell’esposto, sicché, unitamente all’intenzione calunniatrice partorita da MONTANTE nei confronti di CASAGNI nella vicenda di cui ci andremo ad occupare, dimostra come allo stesso MONTANTE fosse da riferire la paternità dell’esposto in questione. (pag 677)

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Il mese successivo rispetto all’arrivo dell’esposto “anonimo” e alle dichiarazioni spontanee di LA ROTONDA testé riportate, MONTANTE e DI SIMONE avrebbero simulato il rinvenimento di una microspia nei locali di Confindustria Centro Sicilia, con la complicità dello stesso LA ROTONDA e di Salvatore CALI’, il quale, asseritamente chiamato a risolvere un’anomalia nel funzionamento

dell’impianto elettrico, avrebbe “casualmente” rilevato la presenza dello strumento captativo.

Il piano criminoso, la cui attuazione sarebbe iniziata durante la temporanea assenza del presidente di Confindustria Centro Sicilia, Marco VENTURI, prevedeva l’attribuzione della responsabilità per il presunto atto di spionaggio a Gianpiero CASAGNI. (pag. 678)

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E’ chiaro come l’antefatto rappresentato supra circa l’esposto “anonimo” contro CASAGNI avvalora l’intuizione di VENTURI, secondo cui “Ho ricavato l’impressione che tutta questa vicenda fosse stata creata per far apparire il CASAGNI coinvolto in attività di spionaggio del MONTANTE e che la stessa non fosse poi andata in porto per la netta contrarietà che avevo dimostrato”. Ulteriori elementi di asseveramento della credibilità di VENTURI e dell’attendibilità delle sue dichiarazioni si evincono, come vedremo nei paragrafi che seguono, dalle forti anomalie che avevano contraddistinto lo svolgimento dei fatti, così come esposti nella denuncia di LA ROTONDA, dalle modalità di formalizzazione del rapporto tra Confindustria e la ditta CALI’ Service e dai contatti telefonici che precedettero l’esecuzione dell’incarico e seguirono al presunto rinvenimento della microspia. (Pag 682)

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Nel giudizio di bilanciamento delle rispettive credibilità, è sicuramente LA ROTONDA a soccombere, in quanto risulta agli atti una intercettazione del 10 aprile 2015 (progr. n. 301), avente ad oggetto una conversazione avvenuta tra VENTURI e M. ROMANO (per il quale si procede separatamente), in cui il primo raccontava al secondo quanto appreso il giorno prima da LA ROTONDA sulla esecuzione della bonifica, sulla regia di MONTANTE e DI SIMONE e sul proposito di calunnia in danno di CASAGNI. (pag. 687)

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Peraltro, alla luce di quanto ricostruito nella parte in fatto, ciascun accesso aveva una ragione storica ben precisa, generalmente riconducibile alla insorgenza di varie occasioni di conflitto tra MONTANTE e i soggetti bersaglio dell’accesso abusivo (MARINO, ARMAO, CASAGNI, BOLZONI, PETROTTO, etc), responsabili di ostacolarne le mire espansionistiche (es. l’avv. CUSUMANO, presidente reggente dell’AST s.p.a., che si era opposto alla fusione per incorporazione di tale società a vantaggio del socio privato Jonica TRASPORTI, cui era interessato MONTANTE) o di criticarne l’operato (come il giornalista CASAGNI), con la conseguenza che non può ritenersi che tutte le interrogazioni allo S.D.I. fossero nate da una matrice ideativa comune ed estemporanea, destinata a dissolversi al termine dell’esecuzione. (pag. 1702)

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Quanto ai risarcimenti, essi sono stati modulati in relazione alla tipologia di reato subìto dalle persone offese, tranne i casi di doverosa differenziazione per la concreta, maggiore rilevanza del danno sofferto (la posizione di CASAGNI, per esempio, non può essere assimilata a quella di PETROTTO, in quanto il primo fu bersaglio di iniziative lesive di diverso spessore e pericolosità), e con salvezza di una diversa considerazione degli interessi superindividuali lesi, con speciale riguardo a quelli pubblicistici. (pag. 1719)

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Pertanto, si ritiene di dovere condannare:

• MONTANTE, DE ANGELIS e DI SIMONE PERRICONE al risarcimento del danno in favore delle parti civili Graziella LOMBARDO, Attilio BOLZONI, Gioacchino GENCHI, Salvatore PETROTTO, Antonino GRIPPALDI, Gaetano RABBITO, Vladimiro CRISAFULLI, Pasquale Carlo TORNATORE, Marco BENANTI, Monica MARINO, Fabio MARINO, Gildo MATERA, Umberto CORTESE e Vincenzo BASSO, che liquida in €

5.000 per ciascuna di loro, nonché in favore delle parti civili Gianpiero Antonello Maria CASAGNI, Nicolò MARINO e Pietro DI VINCENZO, per un importo pari ad € 15.000 ciascuna, oltre che alla rifusione delle rispettive spese processuali, che liquida, per ciascuna di loro, in € 3.764,53, con distrazione in favore dell’Erario relativamente alle spese processuali sostenute da Pietro DI VINCENZO, e tranne che per Gioacchino GENCHI, al quale liquida le spese processuali nella misura di €2.500,00 (come richiesto), oltre IVA e CPA;

• MONTANTE, ARDIZZONE, DE ANGELIS e DI SIMONE PERRICONE al risarcimento del danno in favore della parte civile Salvatore IACUZZO, che liquida in€ 5.000,00, e in favore della parte civile REGIONE Siciliana, per un importo pari ad € 70.000, oltre che alla rifusione delle spese processuali dalle stesse sostenute, che liquida in € 3.764,53 per ciascuna di loro;

• MONTANTE al risarcimento del danno in favore della parte civile Alfonso Maria CICERO per un importo pari ad € 10.000, nonché in favore del Consiglio dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia per un importo pari ad € 30.000, oltre che alla rifusione delle rispettive spese processuali, che liquida, per ciascuna di loro, in€ 3. 764,53;

• tutti gli imputati, di cui è stata riconosciuta la responsabilità penale, al risarcimento del danno in favore delle parti civili Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Caltanissetta, per un importo pari ad € 30.000, e Comune di Caltanissetta, per un importo pari ad € 70.000, oltre che alla rifusione delle rispettive spese processuali, che liquida, per ciascuna di loro, in€ 3.764,53. (pag. 1719-1720)

***N.B. SENTENZA DI PRIMO GRADO, LETTA ‘IN NOME DEL POPOLO ITALIANO’ NON DEFINITIVA***

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