La vicenda DI FRANCESCO può considerarsi emblematica dell’ordinarlo modus operandi della filiera MONTANTE – DI SIMONE – DE ANGELIS – GRACEFFA, atteso che quel modello di spionaggio risulta essere stato replicato dagli odierni imputati in occasione degli altri accessi abusivi alle banche dati che sono stati accertati.
Scorrendo, infatti, le ulteriori pagine dell’ordinanza cautelare e della C.N.R. n. 1092/2017 cit., potrà constatarsi come la matrice delle richieste di interrogazione fosse da ricondursi sempre a MONTANTE (sovente, infatti, la procedura di accesso risaliva al momento in cui lo stesso e DI SIMONE si trovavano contestualmente a Roma, nella sede di Confindustria) e come le richieste avanzate da DE ANGELIS a GRACEFFA fossero precedute e seguite da analoghi contatti tra DE ANGELIS e DI SIMONE, i quali, non a caso, preferivano, ove possibile, comunicare mediante utenze telefoniche fisse istituzionali, o, comunque, non personali (per lo più quella della prefettura di Milano per DE ANGELIS e quella della sede romana di Confindustria per DI SIMONE), si da evitare possibili intercettazioni.
I fatti potranno essere ripercorsi anche mediante il richiamo testuale dell’ordinanza cautelare (da p. 571), la quale costituisce la trasposizione perfetta, fatta salva l’adozione di alcune accortezze stilistiche, della ricostruzione contenuta nella comunicazione di notizia reato testé menzionata (da p. 421), che, a sua volta, si basa su ineludibili dati oggettivi, quali il contenuto delle conversazioni e comunicazioni intercettate e i dati temporali del traffico telefonico (tipologia, data, ora e durata dei contatti).
Peraltro, è appena il caso di evidenziare che le parti dell’informativa, riportate nell’ordinanza cautelare, dal taglio non meramente compilativo, contenenti la decodificazione del linguaggio criptico utilizzato dalle parti (ad es. “pietanza” anziché “nominativo” da interrogare), non lasciano significativi margini per interpretazioni alternative, precluse, come vedremo, dal contesto colloquiale complessivo e, in ogni caso, dalle ampie ammissioni fatte da DE ANGELIS sul punto (vd. esame del 18 gennaio 2019, da p. 56, ove, l’imputato, pur negando la finalità intenzionalmente elusiva del linguaggio oggettivamente criptico, non negava l’esattezza della decodificazione proposta in sede cautelare, provando a giustificare il riserbo espressivo nell’uso del telefono come una sorta di deformazione professionale).
Di seguito il contenuto dell’ordinanza citata:

Gli accadimenti registrati tra l’1.5.2016 ed il 6.5.2016
In data 02.05.2016, (conversazione nr. 244 delle ore 15.23), veniva intercettata una conversazione tra il GRACEFFA ed il DE ANGELIS nel corso della quale, dopo lo scambio di alcuni convenevoli, quest’ultimo testualmente chiedeva al primo “che me lo fai un nome” ed il GRACEFFA, nel rispondere affermativamente, gli chiedeva di mandargli tutto su whatsapp.
Dopo aver discusso di altri argomenti (sui quali si tornerà nel prosieguo) sul finire della telefonata il DE ANGELIS domandava al GRACEFFA se avesse una penna e se non potesse darglielo a bocca, chiedendogli nel contempo se avesse qualcosa in contrario (“o non vuoi?”).
Il GRACEFFA a quel punto mostrava qualche titubanza (“eh”), sicché il DE ANGELIS comprendeva che non volesse (“no…non vuoi…”), ma il GRACEFFA gli chiedeva di pazientare un attimo per recuperare la penna e gli dava poi il via libera.
Il DE ANGELIS diceva quindi testualmente “TODARO…ventidue sette cinquantanove Angelo si chiama di nome” ed il GRACEFFA, prima di chiudere la telefonata, evidenziava che gli avrebbe fatto sapere.
[…] I tentennamenti mostrati dal GRACEFFA a farsi dettare per telefono le generalità del soggetto poi indicatogli dal DE ANGELIS ben si spiegano alla luce degli accertamenti compiuti sul punto dalla P.G. Ed invero, sempre attraverso apposita richiesta avanzata al Ministero dell’Interno – Dipartimento Centrale Polizia Criminale – Servizio per il Sistema Informatico Interforze di Roma, si è potuto appurare che, in data 2 maggio 2016 (e cioè lo stesso giorno della suddetta telefonata), il GRACEFFA ha interrogato in Banca Dati S.D.I.:
[…] In buona sostanza, il GRACEFFA nel tardo pomeriggio dello stesso giorno in cui interveniva la telefonata col DE ANGELIS procedeva a compulsare la Banca Dati in uso alle forze di polizia proprio in relazione al nominativo che lo stesso DE ANGELIS gli aveva fornito nel corso della telefonata in questione.
I successivi tentativi effettuati dal GRACEFFA sempre riferibili al TODARO ma con generalità diverse (quanto alla data di nascita) rispetto a quelle che gli erano state fornite o attraverso l’indicazione del solo nome e cognome (senza specificare alcuna data di nascita) si spiegano alla luce di una conversazione intercorsa il giorno seguente sempre tra il GRACEFFA ed il DE ANGELIS.
Ed invero, alle ore 11.01 del 3.5.2016 il GRACEFFA (conversazione nr. 275) chiedeva conferma al DE ANGELIS se gli fosse arrivato il messaggio mandato via whatsapp, essendosi accorto che per problemi legati alla connessione dati non era riuscito inizialmente ad inviarlo.
Il DE ANGELIS rappresentava di aver ricevuto “di notte quello che tu mi avevi detto della cosa negativa no…” e su richiesta del GRACEFFA – che gli chiedeva se avesse controllato “la data ” – gli comunicava che era nato il “ventinove luglio 1959”. A quel punto il GRACEFFA si spiegava le ragioni per le quali “io non trovavo niente proprio niente zero” – avendo ricevuto il giorno precedente dati differenti (22 luglio, anziché 29 luglio) – sicché dopo aver “assolto” il DE ANGELIS per l”errore commesso, gli rappresentava che gli avrebbe fatto sapere.
Risulta, cioè, evidente che le interrogazioni effettuate dal GRACEFFA il 2 maggio 2016, successive alla prima (ove aveva inserito i dati che gli erano stati comunicati dal DE ANGELIS (Angelo TODARO, 22 luglio 1959), erano state effettuate poiché gli esiti erano negativi (“io non trovavo niente proprio niente zero”), sicché l’appartenente alla Squadra Mobile di Palermo aveva effettuato ulteriori tentativi, non riuscendosi a spiegare per quali motivi non avesse rinvenuto alcunché sul conto del soggetto segnalatogli dal DE ANGELIS.
Effettivamente, la polizia giudiziaria accertava, interrogando lo SDI con la prima data di nascita (sbagliata) indicata dal DE ANGELIS, che gli esiti risultavano negativi, mentre con la data di nascita corretta il soggetto da controllare risultava annoverare pregiudizi di polizia. Sempre attraverso la consultazione dello SDI, la polizia giudiziaria verificava che TODARO ANGELO è socio della s.r.l. “Eolo Energie” con sede e uffici siti in Roma, via Giulio Bertoni snc, come dallo stesso riferito in sede di una denuncia di furto sporta in data 28.1.2012.
[…] Non appena chiusa la telefonata, il GRACEFFA, immancabilmente, effettuava nuovi
accessi alla Banca Dati S.D.I. […].
Per completezza, va altresì rilevato che attraverso la consultazione di fonti aperte, in particolare del sito di Confindustria Siracusa, è stata rinvenuta ampia rassegna stampa attinente un progetto, da realizzare in quel di Priolo (SR), relativo alle energie rinnovabili da parte di un imprenditore a nome TODARO Angelo, che, vista la comunanza del settore di interesse dell’attività imprenditoriale svolta, si ritiene possa essere proprio quello per il quale il DE ANGELIS aveva chiesto al GRACEFFA di attingere informazioni di natura riservata.
In merito a quanto sin qui evidenziato va ulteriormente rappresentato che:
l’analisi dei dati di traffico telefonico acquisiti al procedimento ha permesso di accertare che, il giorno prima della iniziale richiesta avanzata dal DE ANGELIS al GRACEFFA sul conto del TODARQ, e cioè l’1.5.2016, le utenze in uso al MONTANTE e un°utenza in uso al DI SIMONE venivano censite a poca distanza tra loro;
inoltre alle ore 18.08 del 3 maggio 2016, il DE ANGELIS chiamava il DI SIMONE (conversazione progr. 3184 di seguito riportata).
Pur non essendo stato rilevato, tra le 11 del mattino di quel giorno (momento in cui, come detto, il GRACEFFA effettuava il secondo accertamento sul TODARO) e le ore 18 (momento in cui il DE ANGELIS contattava, appunto, il DI SIMONE), alcun ulteriore contatto tra il GRACEFFA ed il DE ANGELIS, può dirsi estremamente probabile che, nel momento in cui raggiungeva telefonicamente il DI SIMONE, il DE ANGELIS avesse già ricevuto le informazioni che il GRACEFFA aveva attinto sul conto di TODARO Angelo, ciò perché già dal tenore delle conversazioni telefoniche sin qui riportate (e, in verità, dalla maggior parte di quelle captate tra i due) emerge con chiarezza come il DE ANGELIS ed il GRACEFFA siano soliti comunicare (in specie per l”inoltro delle informazioni richieste) attraverso sistemi di messaggistica (“whatsapp”) non intercettabili né rilevabili attraverso i tabulati di traffico telefonico.
La telefonata tra il DE ANGELIS ed il DI SIMONE si interrompeva, però, quasi subito poiché il DI SIMONE rappresentava al suo interlocutore di trovarsi a Parigi.
[…] L’analisi degli elementi acquisiti al procedimento consentiva di avere riscontro al fatto che, effettivamente, quel giorno il DI SIMONE si trovava a Parigi, da cui faceva ritorno in Italia nel pomeriggio del 5 maggio 2016 (cfr. progr. n. 3228 delle ore 1 7. 45 del 5.5.2015 costituente la ricezione di un messaggio di testo in relazione alla quale l’utenza del DI SIMONE agganciava una cella ubicata a pochissima distanza dall’aeroporto di Milano Malpensa).
Il successivo giorno 6 maggio il DI SIMONE si recava a Palermo, ove giungeva attorno alle ore 10.20 (come desumibile dal fatto che la sua utenza radiomobile agganciava celle ubicate presso l’aeroporto Falcone-Borsellino).
Il DE ANGELIS ed il DI SIMONE tornavano a sentirsi proprio in data 6.5.2016, (conversazione progr. 3272 delle ore 15.36) ed il DE ANGELIS, dopo aver appreso che questi si trovasse a Palermo, gli chiedeva se aveva un telefono fisso ove rintracciarlo da altra utenza fissa del suo ufficio, utenza che il DI SIMONE prontamente forniva.
Tale circostanza può dirsi di estremo interesse investigativo, occorrendo tener presente che gli esiti degli accertamenti complessivamente eseguiti dimostrano come il DE ANGELIS ed il DI SIMONE mantenessero, in alcune circostanze, contatti proprio attraverso utenze fisse, in genere attestate presso i rispettivi uffici, evitando, perciò, di affrontare alcuni argomenti – giudicati, all’evidenza, compromettenti – su utenze di telefonia mobile.
Sicché – laddove messa in connessione con gli eventi succedutisi a partire dal 2 maggio – la telefonata intercorsa il 6 maggio, sulle utenze fisse, tra il DE ANGELIS ed il DI SIMONE (e non sui rispettivi cellulari) può trovare una logica e convincente spiegazione con la necessità avvertita dal DE ANGELIS stesso di comunicare al DI SIMONE, in maniera quanto più sicura possibile, le notizie di natura riservata che aveva appreso dal GRACEFFA nei giorni precedenti e che già aveva provato a comunicare al DI SIMONE lo stesso giorno in cui il GRACEFFA aveva effettuato l’interrogazione in Banca Dati S.D.I. con le corrette generalità del soggetto su cui occorreva acquisire informazioni.
Sicché ben si comprende anche come il DE ANGELIS abbia cercato di giustificare quella richiesta al DI SIMONE (di raggiungerlo su una utenza fissa) col fatto che il suo apparecchio radiomobile fosse “caduto” all’evidente fine di non destare alcun sospetto negli inquirenti laddove fossero in corso intercettazioni telefoniche. Né può sorprendere che eguali cautele il DE ANGELIS non ha mostrato di adottare nella conversazione suindicata intercorsa col GRACEFFA (ove gli dettava le generalità del TODARO).
Il DE ANGELIS ed il GRACEFFA, infatti, rappresentano solo interlocutori mediati del MONTANTE (attraverso il DI SIMONE) ed è pertanto ragionevole che si adoperino per adottare più stringenti precauzioni nell’ipotesi in cui il contatto avvenga con soggetti strettamente legati allo stesso MONTANTE (come è di certo il DI SIMONE) e che tali precauzioni siano poi destinate a scemare laddove si tratti di contatti che, in difetto degli elementi acquisiti attraverso le perquisizioni (che hanno permesso di legare anche il GRACEFFA ed il DE ANGELIS all’imprenditore di Serradifalco), ben difficilmente si sarebbe potuti leggere come pur sempre funzionali agli interessi del MONTANTE medesimo e, quindi, finalizzati ad accessi abusivi in Banca Dati S.D.I..
[…] Non rimane che sottolineare come, dall’analisi dei tabulati telefonici, è emerso che, due minuti dopo rispetto alla telefonata appena riportata (alle 15.38 cioè), il DE ANGELIS, utilizzando la sua utenza fissa dell’Ufficio di Polizia ubicato in Prefettura di Milano, effettivamente chiamava il DI SIMONE sul numero dell’utenza fissa che questi gli aveva dettato (la telefonata aveva una durata di 849 secondi).

Gli accadimenti registrati il 12 maggio 2016.
Alcuni giorni dopo, ed in specie il 12 maggio 2016, il GRACEFFA ed il DE ANGELIS tornavano a sentirsi telefonicamente ed il primo subito gli faceva presente che non aveva potuto accontentarlo perché era stato fuori ufficio sin dal mattino.
Il DE ANGELIS gli diceva di non preoccuparsi ed evidenziava che aveva “aggiunto un ‘altra pietanza”, sicché il GRACEFFA subito rispondeva che non vi era alcun problema (“mangiamo tutto”). Il DE ANGELIS specificava, poi, che in relazione a tale ultima “pietanza” era interessato a “capire bene una specifica” ed il GRACEFFA lo rassicurava che glielo avrebbe fatto nello specifico, nel contempo chiedendogli se già è specificato naturalmente. Una volta avuta conferma, sempre il GRACEFFA rappresentava che di li ad una mezz’oretta sarebbe tornato in ufficio ed avrebbe quindi potuto ed il DE ANGELIS, prima di chiudere la telefonata, gli rammentava che glielo aveva mandato su whatsapp.

[…] Gli accertamenti eseguiti a riscontro del contenuto della telefonata appena riportata hanno permesso, innanzitutto, di accertare che (cfr annotazione nr 96/2017 del 12 1 2017)
Salvatore GRACEFFA dalle ore 19 06 e 32 secondi alle ore 19 08 e 15 secondi del 12 maggio 2016 (dunque in epoca successiva alla conversazione col DE ANGELIS ed in orario compatibile rispetto a quello nella stessa indicato “e… guarda sono in questo istante ancora fuori perché… ora devo andare a fare una cosa poi torno in ufficio diciamo quindi una mezz’oretta e potrei…”) ha interrogato in banca dati SDI i seguenti nominativi:
CHIRCO Giuseppe, nato a Marsala il 16.12.1965;
SOLDANO Salvatore, nato a Roma il 19.8.1966;
LORICCHIO Francesco, nato a Catanzaro il 14.5.1964;
PROIA Tranquillo, nato a Gorga l’1.2.1954;
VOLPE Lorenzo, nato a Castelluccio de’ Sauri il 19.10.1955.
si accertava altresì che i nominativi del SOLDANO (intestatario di una licenza NCC), del LORICCHIO (segretario del comune di Gorga), del PROIA (appartenente alla polizia municipale di Gorga) e del VOLPE fossero tutti tra loro collegati, in quanto dalla banca dati S.D.I. risultavano denunciati, in relazione alla stessa vicenda, per reati di falso e contro la P.A.
Ciò consente di desumere che una “pietanza” servita dal DE ANGELIS al GRACEFFA fosse quella che riguardava la necessità di interrogare il nominativo del CHIRCO (che, con gli altri, non risulta avere, almeno apparentemente, alcun legame) e l’altra – quella per la quale occorreva “una specifica” – fosse quella che riguardava tutti i nominativi dei soggetti poc’anzi indicati.
Si accertava, altresì, che, effettivamente, per la seconda “pietanza” il GRACEFFA era stato investito, con ragionevole certezza, del compito di verificare se il SOLDANO fosse stato vittima o autore dei reati per i quali vi era specifica indicazione in banca dati S.D.I. Ciò perché, compulsando tale banca dati, si ricava che il SOLDANO il 14.12.2010 risulta essere stato denunciato all’A.G.., mentre il 12.6.2010 risultava, per mero errore di inserimento, persona offesa nell’ambito della stessa vicenda.

L analisi dei tabulati telefonici acquisiti al procedimento hanno poi ulteriormente permesso di accertare che (cfr., pur sempre, annotazione nr. 96/2017 del 12.1.2017):
alcuni minuti prima che il DE ANGELIS chiamasse il GRACEFFA per chiedergli di eseguire accertamenti allo S.D.I. (alle ore, è bene ripeterlo, 18.07) si rilevavano, alle ore 17.54 (13 secondi) ed alle ore 17.55 (678 secondi), due chiamate provenienti dall’utenza fissa di Confindustria Roma e dirette all’utenza fissa attestata presso l’ufficio del DE ANGELIS alla Prefettura di Milano. A riprova del fatto che il DI SIMONE ed il DE ANGELIS in quel momento fossero a lavoro nei rispettivi uffici, va altresì rilevato che le loro utenze di telefonia mobile venivano censite, in quegli orari, su celle telefoniche prossime alle loro sedi lavorative;
il giorno seguente e più precisamente alle ore 12.49 del 13 maggio 2016, si registrava un’altra telefonata proveniente dall’utenza fissa di CONFINDUSTRIA Roma verso l’utenza fissa attestata alla Prefettura di Milano (anche in tal caso, in orari prossimi a quella telefonata, gli apparecchi radiomobili del DI SIMONE e del DE ANGELIS agganciavano celle telefoniche limitrofe ai loro luoghi di lavoro).
L’11 maggio 2016 (e cioè, come detto, il giomo prima dell’interrogazione in banca dati del GRACEFFA) il MONTANTE si trovava, dalla mattina ed almeno sino alle ore 15, in CONFINDUSTRIA Roma, ove senz’altro si trovava anche il DI SIMONE.

Gli accadimenti registrati il 3 giugno 2016
In data 03.06.2016, il DE ANGELIS inviava un sms al GRACEFFA (progr. nr. 1464 delle ore 11.49) con il quale gli rappresentava che gli aveva “scritto”, evidentemente su whatsapp, non essendo stato intercettato alcun tipo di messaggio di testo prima di quel momento.
Nel pomeriggio dello stesso giorno, alle ore 17.45 (progr. 1472), il DE ANGELIS, non avendo evidentemente ancora ricevuto alcuna comunicazione dal GRACEFFA, gli inviava altro sms con il quale chiedeva se avesse notizie per lui.
[…] Meno di mezz’ora dopo, continuando a non ricevere alcuna risposta da parte del GRACEFFA, il DE ANGELIS lo chiamava (progr. nr. 1473 del 3.6.2016 alle ore 18.08) e gli chiedeva, ancora una volta, se avesse notizie per lui.
Il GRACEFFA gli diceva che non si era dimenticato, ma che non aveva potuto provvedere perché era stato in servizio fuori sede con “Peppino” e che di lì a poco gli avrebbe fatto sapere.
[…] A tal proposito si rileva che, dagli accertamenti eseguiti dalla P.G. a riscontro su delega dell’Ufficio (cfr. annotazione n. 3227 del 21.11.2016), si poteva effettivamente appurare che quel giorno il GRACEFFA aveva svolto turno esterno di P.G. in abiti civili con orario 8-l4 e lavoro straordinario dalle ore 15 alle 20.
Analogo servizio era stato svolto dal Sovrintendente Giuseppe MANZELLA, il quale, come evidenziato dal Dirigente della Squadra Mobile di Palermo, è comunemente inteso all’interno del luogo di lavoro come “Peppino”. Ovvio concludere che proprio al MANZELLA il GRACEFFA abbia fatto riferimento nella telefonata sopra riportata col DE ANGELIS.

Poco dopo, alle ore 18.44 (progr. nr. 1475) il GRACEFFA richiamava il DE ANGELIS e dalla conversazione in questione si riusciva a comprendere che questi aveva evidentemente mandato al DE ANGELIS, sempre via whatsapp, le fotografie degli esiti delle schermate relative alle interrogazioni effettuate.
La circostanza si desumeva chiaramente dal fatto che, nel conversare e facendo con ogni probabilità riferimento ad ulteriori scambi di messaggi avvenuti sempre via whatsapp, il GRACEFFA subito diceva che glielo stava rimandando e gli chiedeva se “fosse l’ultimo quello che non…”.
Il DE ANGELIS specificava che si trattava del primo, ma che comunque non era più interessato se, come gli aveva già comunicato (all’evidenza sempre via whatsapp), si trattasse solamente di un alloggiato, ma il GRACEFFA lo correggeva dicendogli che c“era una minaccia.
A quel punto il DE ANGELIS gli faceva presente che “non riesco proprio a capire che cazzo c’è… aspetta n’attimo fammelo vedere… l’ho ingrandito a bestia pure…” e, per risolvere il problema, il GRACEFFA gli comunicava che glieli stava “rimandando tutti di nuovo”.
Prima di chiudere la telefonata, il DE ANGELIS chiedeva se gli potesse “vedere anche uno che si chiama PICCOLI” e, recependo una sollecitazione del GRACEFFA, gli rappresentava che gli avrebbe inviato “come si chiama ”.
[…] Ebbene, la telefonata intercorsa tra il DE ANGELIS ed il GRACEFFA poteva dirsi già estremamente chiara nel suo contenuto e consentiva di affermare, attesi gli inequivocabili riferimenti all’“alloggiato” ed al “reato”, che quest’ultimo avesse interrogato, su sollecitazione dello stesso DE ANGELIS (come dimostrato dai due messaggi di testo inviati, l’uno la mattina, l’altro poco prima della conversazione poc’anzi riportata), la Banca dati S.D.I., inviando, poi, i relativi esiti via whatsapp, che però il DE ANGELIS non riusciva a decifrare.
In ogni caso, sono stati eseguiti specifici accertamenti sul punto, dai quali è stato possibile
accertare che:
tra le ore 18.08 e le ore 18.44 del 3 giugno 2016 GRACEFFA Salvatore aveva interrogato i sottoelencati soggetti:
RECCHI Giuseppe”, nato a Torino il 20 Gennaio 1964;
RECCHI Giuseppe, nato a Napoli il 20 Gennaio 1964;
PATUANO Marco Emilio Angeio”, nato ad Alessandria il 16 Giugno 1964;
RECCHI Marone, nato a Campobasso il 20 Gennaio 1964;
Sarà agevole rilevare come il GRACEFFA avesse compulsato la Banca Dati S.D.I. subito dopo la prima telefonata col DE ANGELIS di cui si è poc’anzi dato conto.
alle ore 18.46 e 55 secondi e alle ore 18.47 e 14 secondi, il GRACEFFA interrogava il nominativo PICCOLI Giuseppe”, nato a Taranto il 30 luglio 1952. Subito dopo – alle ore 18.47 e 38 secondi – interrogava il nominativo PICCOLI Giuseppe, nato a Massafra il 30 luglio 1952 e, a seguire, (alle ore 18.47 e 49 secondi) effettuava ancora ricerche sul nominativo PICCOLI Giuseppe, nato a Taranto il 30 luglio 1952. Inoltre, il GRACEFFA estendeva l’accertamento anche nei confronti di due soggetti che erano stati fermati e controllati con il PICCOLI:
BORSOI Fabio”, nato a Roma il 22 Dicembre 1956, Manager Gruppo Intesa San Paolo – amministratore delegato IMI Fondi Chiusi SGR S.p.A.;
COCO Graziella”, nata a Catania il 13 Luglio 1976, Avvocato.
Gli accertamenti eseguiti andavano, quindi, a confermare ciò che già emergeva dal contenuto delle telefonate intercorse tra il GRACEFFA ed il DE ANGELIS, ma l’analisi dei tabulati telefonici consentiva di acquisire altro elemento significativo ai fini che qui rilevano.
Ed invero, la mattina del 3 giugno 2016, alle ore 11.36, veniva rilevato un contatto telefonico (della durata di di 737 secondi, dunque poco più di 12 minuti) tra un’utenza fissa di Confindustria Roma (centralino), ove in quel momento si trovava con certezza il DI SIMONE, e l’utenza fissa della Prefettura di Milano che risulta in uso al DE ANGELIS.
Si può ritenere, con ragionevole certezza, che la telefonata in questione sia stata quella nella quale il DI SIMONE aveva sollecitato al DE ANGELIS gli accertamenti da compiere in Banca Dati S.D.I. sui nominativi che lo stesso DE ANGELIS aveva poi girato al GRACEFFA.
A simili conclusioni si può giungere laddove si tenga ben presente la cronologia degli eventi succedutisi quel giorno e, in specie, considerando che, subito dopo la conclusione di quella telefonata intercorsa tra le due utenze attestate presso i rispettivi uffici (alle ore 11.48), il DE ANGELIS, come poc’anzi rilevato, inviava un sms al GRACEFFA per rappresentargli che gli aveva scritto (alle ore 11.49).

Gli accadimenti registrati il 10 giugno 2016.
Il successivo 10 giugno si registrava altra telefonata tra il GRACEFFA ed il DE ANGELIS (progr. 1626 delle ore 11.43) nel corso della quale quest’ultimo, avendo compreso dai rumori di fondo che il primo non si trovasse in ufficio, gli domandava a chi poteva rivolgersi per “chiedergli una cosa al volo “e quest’ultimo lo indirizzava o da “Peppino” o da “Silvia” della quale gli forniva anche il numero dell’utenza attestata presso l’Ufficio.
[…] Si è già detto poc’anzi come il “Peppino” si identifichi nel Sovrintendente Giuseppe
MANZELLA, mentre “Silvia”, del pari menzionata dal GRACEFFA nella telefonata suindicata, deve identificarsi nell’Ispettore Capo Salvatrice GIANNAZZO, comunemente chiamata “Silvia” (come comunicato, anche in tal caso, dal Dirigente della Squadra Mobile di Palermo, cfr. la già più volte menzionata annotazione n. 3227 del 21.11.2016).
Ciò perché l’utenza telefonica fissa avente nr. 091/210526 (che veniva dettata al DE ANGELIS dal GRACEFFA come quella ove poter raggiungere “Silvia”) risulta attestata all’interno della 1^sezione Criminalità Organizzata – gruppo Brancaccio – della Squadra Mobile di Palermo ed è in uso al Sostituto Commissario Antonio SCHIRO’ e, appunto, all’Ispettore Capo Salvatrice GIANNAZZO.

Va ulteriormente rilevato che, nel momento in cui interveniva la telefonata appena riportata tra il GRACEFFA ed il DE ANGELIS, sia il MANZELLA che la GIANNAZZO prestavano servizio nel medesimo ufficio del GRACEFFA (e cioè la 1^sezione Criminalità Organizzata – gruppo Brancaccio; il MANZELLA alcuni giorni dopo, e precisamente il 16 giugno 2016, veniva poi aggregato alla 8^ sezione catturandi).
Infine, sempre dagli accertamenti eseguiti, è stato appurato che il DE ANGELIS – allorché era in servizio a Palermo – aveva condiviso (prima di essere chiamato a dirigere l’Area Affari Generali) l’attività lavorativa (oltre che col GRACEFFA) con il MANZELLA e la GIANNAZZO all’interno della stessa sezione (e cioè sempre la l^sezione Criminalità Organizzata – gruppo Brancaccio). Ciò spiega perché il DE ANGELIS fosse stato in grado di comprendere perfettamente a chi si riferisse il GRACEFFA benché questi si fosse limitato a menzionare semplicemente i diminutivi dei rispettivi nomi.
Anche in tal caso, gli approfondimenti investigativi eseguiti a riscontro di quanto emerso dalla telefonata appena riportata hanno permesso di accertare che:
nel momento in cui interveniva la conversazione tra il DE ANGELIS ed il GRACEFFA quest’ultimo (come desunto dalla cella agganciata dal suo apparecchio radiomobile) effettivamente non si trovava all’interno dell’ufficio della Squadra Mobile di Palermo, mentre l’utenza del DE ANGELIS veniva localizzata su di una cella che serve la zona in cui si trova la Prefettura di Milano;
alle 11.45 sempre del 10 giugno 2016 (subito dopo, cioè, la telefonata sopra riportata tra il GRACEFFA ed il DE ANGELIS), un’utenza fissa della Prefettura di Milano contattava l’utenza nr. 091/210526 (durata della conversazione 362 secondi) e cioè proprio quella che era stata fornita dal GRACEFFA al DE ANGELIS nella telefonata prima riportata e che risulta in uso a Salvatrice GIANNAZZO;
dalle ore 11.46 e 3 secondi alle ore 11.49 e 32 secondi del 10 giugno 2016, l’Isp. Capo GIANNAZZO risulta aver interrogato la banca dati S.D.I. in relazione ai nominativi GREGNI Lorenzo Luigi, nato a Milano l’l.8.1977 e GUEYE Ousseynou, nato in Senegal il 17.9.1964. In altre parole, si accertava inequivocabilmente che la GIANNAZZO eseguiva un’interrogazione in banca dati S.D.I. mentre era proprio al telefono con il DE ANGELIS.

Gli accadimenti registrati il 4 luglio 2016.
In data 4.7.2016 (progr. 2341 delle ore 12.45) il DE ANGELIS, dopo aver conversato del più o del meno col GRACEFFA, chiedeva, per l°ennesima volta, a quest’ultimo se gli potesse “fare un nome ” ed il GRACEFFA, nel mostrarsi disponibile, lo invitava, secondo le consuete modalità già sin qui registrate, a mandargli le generalità via whatsapp.
[…] Alle successive ore 12.49 (progr. nr. 2342) il DE ANGELIS inviava al GRACEFFA il seguente messaggio di testo “fatto”, a volergli, cioè, significare che aveva provveduto ad inviare via whatsapp i dati identificativi del soggetto.
Qualche minuto dopo, però (progr. nr. 2344 delle ore 12.53), il DE ANGELIS scriveva un altro sms al GRACEFFA Salvatore, con il quale gli chiedeva, in relazione al nominativo “Pompei Alessandro 5/4/75”, se gli potesse far sapere anche dove risultasse residente.
[…] Gli accertamenti successivamente esperiti consentivano di rilevare che il GRACEFFA, quel giorno, e dopo appena un minuto dalla ricezione del secondo sms da parte del DE ANGELIS ~ precisamente dalle ore 12.54.23 alle ore 12.56.39 – aveva interrogato la banca dati S.D.I. in relazione al nominativo POMPEI Alessandro, nato a Nereto (Teramo) il 5.4.1975.
Va, poi, rilevato che dall’analisi dei tabulati telefonici non emergevano contatti telefonici tra il DE ANGELIS ed il DI SIMONE prima che il GRACEFFA, su input dello stesso DE ANGELIS, effettuasse l’ennesimo accesso in banca Dati S.D.I. In questa circostanza, tuttavia, importanti conferme giungevano dalle attività d’intercettazione, poiché, circa otto minuti dopo che il GRACEFFA aveva terminato di consultare la Banca Dati (alle ore 13.04), il DE ANGELIS raggiungeva telefonicamente Diego DI SIMONE.
In particolare DE ANGELIS subito chiedeva al DI SIMONE dove si trovasse e quando sarebbe rientrato in ufficio. Il DI SIMONE rispondeva che sarebbe tornato a lavoro nel primo pomeriggio ma, a quel punto, il DE ANGELIS gli rappresentava che, a quell’ora, non sarebbe stato in ufficio e, pertanto, lo invitava a “giocare con internet” ed a “godersi l’aria condizionata”.
Ebbene, anche in tal caso, la cronologia degli eventi autorizza a ritenere che la telefonata effettuata dal DE ANGELIS al DI SIMONE fosse funzionale a comunicare a quest’ultimo gli esiti degli accertamenti compiuti dal GRACEFFA. A ciò aggiungasi il contenuto della telefonata intercorsa tra i due, dalla quale si evince chiaramente che il DE ANGELIS intendesse contattare il DI SIMONE sull’utenza fissa dell’ufficio (esattamente come rilevato, nelle occasioni precedenti, dall’analisi dei tabulati telefonici); sicché, l’invito successivamente formulato dallo stesso DE ANGELIS al DI SIMONE di “giocare con internet” ben può interpretarsi come l°avvertenza, cripticamente espressa, secondo cui avrebbe provveduto a comunicare gli esiti degli accertamenti richiesti utilizzando sistemi di messaggistica che viaggiano, appunto, su rete internet.

[…] Ciò posto, deve darsi atto degli ulteriori accessi allo S.D.I. effettuati da GRACEFFA nei giorni successivi, accessi preceduti dalle consuete interlocuzioni tra DI SIMONE e DE ANGELIS e relativi a nominativi che, come approfondito dagli inquirenti, sono risultati in vario modo collegati a MONTANTE, sempre sulla base di rapporti che, attualmente o potenzialmente, si conformavano secondo il paradigma della conflittualità.
La riconduzione di tali interrogazioni a MONTANTE, peraltro, non avviene esclusivamente in ragione del substrato motivo che ne sorregge l’esecuzione, ma anche in considerazione di un elemento oggettivo, che è costituito dalla vicinanza fisica dell’imprenditore di Serradifalco a DI SIMONE al momento della partenza dell’input all’accertamento (le celle agganciate dai rispettivi telefoni mobili si rivelano, in tal senso, altamente suggestive).

Emblematica, in tal senso, l’attività di spionaggio condotta sul conto del Dott. Nicolò MARINO, già magistrato in servizio nella procura nissena e poi assessore – fino alle dimissioni – nel governo regionale presieduto da CROCETTA, e dei suoi familiari. Tale attività, in particolare, si concretava in una spasmodica ricerca volta alla individuazione del numero di targa della vettura usata dal Dott. MARINO e delle generalità della moglie, ricerca condotta persino mediante la disamina di una denuncia di furto presentata dallo stesso MARINO e la visura dei possibili alloggiamenti in albergo.
Per agilità espositiva, appare utile ripercorre sul punto l’ordinanza cautelare (da p. 594), anche qui sostanzialmente ricognitiva delle acquisizioni investigative compendiate nella più volte menzionata C.N.R. n. 1092/2017 (da p. 433):

[…] Gli accadimenti registrati il 7 luglio 2016:
Gli eventi certamente più inquietanti tra quelli emersi dalle attività tecniche eseguite nei confronti del GRACEFFA venivano, però, accertati il successivo 7 luglio, allorché veniva registrata, alle ore 9.15 (progr. 2445), l’ennesima conversazione telefonica tra il DE ANGELIS ed il GRACEFFA.
In particolare, il DE ANGELIS apprendeva che il GRACEFFA non si trovasse in ufficio in quel momento, sicché gli chiedeva chi altro potesse ivi rintracciare in quel momento.
Il GRACEFFA, a quel punto, gli indicava “Silvietta ma, al contempo, gli diceva che, se non aveva particolare urgenza, avrebbe potuto darglielo e più tardi glielo avrebbe fatto lui.
Il DE ANGELIS si mostrava d’accordo e chiudeva la telefonata ringraziandolo.
[…] Qualche istante dopo (progr. 2446 delle ore 09.16), il DE ANGELIS inviava un sms al GRACEFFA con il quale gli faceva presente che gli avrebbe mandato “whatsapp” e quest’ultimo rispondeva con un successivo messaggio (registrato al progressivo 2447 delle ore 09.17) con cui dava il suo assenso.
[…] Il pomeriggio dello stesso giorno il DE ANGELIS nuovamente telefonava al GRACEFFA
(progr. 2481 delle ore 16.49 del 7. 7.2016) e gli chiedeva conferma se “questo Nicolò ” non esistesse.
Il GRACEFFA gli faceva presente che, al contrario, esisteva e che gli aveva già mandato la foto.
Il DE ANGELIS specificava allora che si stesse riferendo alla “mogliera di Nicolò” ed il GRACEFFA gli spiegava che sicuramente esisteva, ma che occorreva però andare a verificare a Catania; proseguiva, poi, sottolineando che risultavano due figli, uno dei quali aveva fatto “domanda di smarrimento ”, ma che non erano, però, mai stati “fermati con una donna ” e lo stesso poteva dirsi anche per Nicolò, sicché non sapeva come arrivarci, anche perché aveva provato a consultare l’ACI, ma non risultavano mezzi intestati se non “un mezzo che gli hanno rubato nella macchina. Però non è mai stato controllato con…con una donna quindi, non so che dirti”.
Emblematicamente il GRACEFFA domandava al DE ANGELIS se fosse a conoscenza che lavoro facesse Nicolò (il senso della domanda risulterà chiaro allorché si evidenzierà quale nominativo avesse interrogato il GRACEFFA) e lo stesso DE ANGELIS rispondeva che “voleva controllare prima se era buono ” in quanto un qualcuno, che però non indicava, gli aveva “chiesto una cosa”.
Il GRACEFFA, quindi, sottolineava che non sapeva come poterlo aiutare ed il DE ANGELIS replicava, in maniera sibillina, che sperava “che magari quando se ne andava a curcare da qualche parte ”, ma il GRACEFFA gli faceva presente che “neanche quello ha…non ha niente…una sola…ospite singolo…capito, quindi per questo non so come…come arrivarci capito?”.
Il DE ANGELIS proseguiva dicendo di essere sicuro “che il signore c’ha una ditta ma non è…” ed il GRACEFFA gli sottolineava che l’unica maniera per poter raggiungere lo scopo era fare “un’anagrafica a Catania” e gli chiedeva se conoscesse qualcuno a cui chiederla.
Il DE ANGELIS, però, subito replicava che non era una soluzione percorribile in quanto avrebbe creato “troppo scruscio” e gli chiedeva conferma se risiedesse a Catania “capoluogo”, avendo risposta positiva dal GRACEFFA, il quale gli raccomandava di guardare “…la nota di quando gli rubano le cose in macchina” perché dalla stessa avrebbe ricavato l’indirizzo dell’abitazione (“La macchina è posteggiata sotto casa…”).

[…] Ebbene, gli accertamenti eseguiti a riscontro hanno fornito esiti, come si diceva, davvero inquietanti, essendosi accertato che il GRACEFFA:
dalle ore 16.29.08 alle ore 16.37.01 ha interrogato alla Banca dati S.D.I. il nominativo di Nicolò MARINO, ex Assessore del Governo regionale siciliano;
contestualmente, dalle ore 16.36.09 alle ore 16.38.14, ha interrogato allo S.D.I. anche i figli del MARINO, MARINO Fabio Maria e MARINO Monica.
In buona sostanza, il GRACEFFA aveva terminato di consultare la Banca Dati (alle ore 16.38) pochi minuti prima che il DE ANGELIS effettuasse la telefonata (alle ore 16.49) con la quale i due, con tutta evidenza, discutevano degli esiti che il GRACEFFA gli aveva inviato, anche in tal caso, per il tramite del sistema di messaggistica denominato whatsapp.
Ed invero, a tal proposito, la polizia giudiziaria verificava che le informazioni comunicate dal GRACEFFA al DE ANGELIS effettivamente corrispondono a quelle desumibili dalla Banca Dati S.D.I. poiché, dalle stesse, si ricava che il dott. Nicolò MARINO non risulta avere autovetture intestate e non risulta avere mai alloggiato in strutture alberghiere in compagnia di una donna; il figlio ha denunciato il furto di un’autovettura e la figlia lo smarrimento di alcuni documenti d’identità.
Inoltre, l’analisi dei tabulati telefonici acquisiti al procedimento ha consentito di accertare, in merito alla specifica vicenda, le circostanze che di seguito si rappresenteranno e che vanno coordinate con quelle sin qui già evidenziate:
in data 6.7.2016 (dunque il giorno precedente rispetto ai contatti tra il DE ANGELIS ed il GRACEFFA di cui si poc’anzi dato conto), alle ore 12.52, veniva censito un contatto tra l’utenza fissa del centralino di Confindustria Roma, ove si trovava il DI SIMONE, e l’utenza fissa della Prefettura di Milano, ove si trovava il DE ANGELIS. Poco più di mezz’ora prima, alle ore 12.17 del 6.7.2016, era stata intercettata una conversazione (progr. nr. 832546) nel corso della quale il DE ANGELIS ed il DI SIMONE rimanevano d’accordo di risentirsi, a breve, proprio sulle rispettive utenze fisse. Si tratta della ripetizione di uno schema comportamentale già visto e che denota, senz’altro, l’adozione di particolari cautele tra il DI SIMONE ed il DE ANGELIS nel tenere i contatti che ben può spiegarsi alla luce di quanto poi di certo accaduto il giorno successivo e, quindi, con la necessità di avere comunicazioni “riservate” in considerazione della particolare delicatezza dei temi trattati […].
Quello stesso giorno (6 luglio), nel pomeriggio, alle ore 16.35 (conversazione progr. 834447), il DI SIMONE richiamava il DE ANGELIS e quest’ultimo gli faceva presente che non aveva poi più potuto chiamarlo perché era uscito. Il DI SIMONE lo rassicurava e gli chiedeva, poi, se stesse tornando in ufficio. Avuta risposta negativa il DI SIMONE chiedeva anche spiegazioni sul perché gli avesse domandato “come potessero fare ”; a quel punto il DE ANGELIS gli faceva presente che aveva “lasciato la… praticamente tutto quanto, quindi.. ”, sicché il DI SIMONE gli chiedesse se vi fosse un punto dove potesse raggiungerlo. Anche in tal caso il DE ANGELIS rispondeva negativamente, evidenziando che si trovasse a casa di “Luca” (e cioè del figlio) in attesa dell’idraulico e tornava quindi a chiedere come potessero fare, sicché il DI SIMONE chiudeva la conversazione chiedendo di poter avere cinque minuti di tempo.
Ebbene, non può che rilevarsi l’estrema cripticità del contenuto di tale telefonata, nel corso della quale il DI SIMONE ed il DE ANGELIS evitavano accuratamente di fare riferimento all’oggetto dei loro discorsi, pur riuscendo, però, entrambi a comprendere in maniera perfetta l’argomento trattato durante la conversazione, evidentemente per averne già parlato con mezzi di comunicazione più sicuri.
Nel momento in cui avveniva la telefonata in questione il DI SIMONE si trovava a Roma ed il DE ANGELIS a Milano, sicché può desumersi con certezza che il DI SIMONE, nel chiedere al suo interlocutore dove potesse raggiungerlo, stesse facendo riferimento ad un altro canale di comunicazione più sicuro rispetto alle utenze di telefonia mobile e non, di certo, ad un incontro de visu.
Ebbene, a tacer d’altro, la conversazione in questione rivela, ancora una volta, le cautele adottate dal DE ANGELIS e dal DI SIMONE nel discutere di questioni che, all’evidenza, non ritengono consigliabile affrontare utilizzando i rispettivi telefoni cellulari, cautele che, occorre tornare a ripeterlo, trovano una loro coerente e convincente spiegazione alla luce di ciò che veniva poi chiesto, nelle prime ore del mattino seguente, a Salvatore GRACEFFA e cioè di interrogare la Banca Dati S.D.I. per attingere notizie sul conto del dott. Nicolò MARINO […].
Non da ultimo, sempre in relazione agli accadimenti del 6.7.2016, va evidenziato che., quel giorno, il DI SIMONE ed il MONTANTE si trovavano entrambi certamente in Confindustria Nazionale in epoca compresa tra le ore 16.04 e le ore 18.54, come si evince dalle celle censite dalle rispettive utenze telefoniche, graficamente riportate di seguito ai fini di una migliore intellegibilità: […].

Infine, alle ore 10.16 e 10.27 del 7 luglio 2016 – dunque dopo la prima telefonata intercorsa tra il GRACEFFA ed il DE ANGELIS ed il successivo scambio di sms – il DE ANGELIS veniva contattato sul suo cellulare da utenza passata dal centralino della Questura di Palermo.

Non ci si può esimere, a questo punto, dal sottolineare – muovendo dalla indiscutibile premessa secondo cui gli accertamenti in Banca Dati S.D.I. sul conto del dott. MARINO sono stati abusivamente eseguiti – come non esista, allo stato, alcuna fondata ragione che possa indurre a ritenere un diretto interesse del DE ANGELIS ad attingere notizie sul conto del magistrato. Ciò vieppiù laddove si consideri l’attuale contesto lavorativo dello stesso DE ANGELIS, radicato in luoghi distanti dal territorio siciliano, nonché da quello ove, in quel momento, il dott. MARINO svolgeva la propria attività lavorativa.
Per contro, esistono indubitabili ragioni che possono ritenere il MONTANTE fortemente interessato a praticare attività di dossieraggio sul conto del dott. MARINO per via delle note vicende riferibili al periodo in cui il magistrato svolgeva la funzione di Assessore del Governo regionale presieduto da Rosario CROCETTA.

 

fonte http://mafie.blogautore.repubblica.it/

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