Ho letto da qualche parte che il noto giornalista Paolo Borrometi intende denunciare quanti in questi mesi hanno messo in dubbio le “sue rivelazioni” e le ricostruzioni degli eventi e dei fatti che lo hanno portato agli onori della cronaca …ed a importanti riconoscimenti. Per il giornalista suddetto si tratta di operazioni di “mascariamento” (ha usato queste parole nel corso di un video trasmesso da qualche parte dove era accanto all’On.le Morra) In sostanza si lamenta il Borrometi che ci sarebbe in corso una campagna di delegittimazione e di disinformazione. Ebbene io mi ritengo tra quanti hanno messo in dubbio la qualità e la genuinità delle rivelazioni del Borrometi a partire dagli anni in cui si occupava di Scicli, passando per il libro Un morto ogni tanto (diciamolo francamente: davvero scarso sotto ogni profilo..almeno questo è il mio giudizio) fino ai nostri giorni. Ho sempre contestato la qualifica di “giornalista di inchiesta” che si è autoreferenzialmente attribuita. Addirittura attribuendosi il merito che grazie alle sue “rivelazioni” sono stati compiuti arresti, sequestri e addirittura sciolti comuni (Scicli per primo).

Non scherziamo con le cose serie e chiamiamo le cose per nome e cognome. Il giornalismo di inchiesta è altra cosa rispetto alla anticipata rivelazione di atti di indagine che qualcuno gli mette a disposizione (semmai ci sarebbe da chiedersi: chi ?). Io questa forma di “giornalismo” la definisco ” giornalismo velinaro” .. o “apripista” rispetto a future iniziative giudiziarie. Guidata ed eterodiretta da ignoti ventriloqui. Almeno l’esperienza che ci ha consegnato la vicenda che ha riguardato, per esempio, il Comune di Scicli ed il sindaco del tempo, questo ci ha dimostrato. Nessun mascariamento quindi, nessuna delegittimazione …ma la constatazione che la verità non è solo da una parte. L’ipse dixit appartiene ad altre ere …

On.Gennusso

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