In questi giorni capita di vedere locandine che ritraggono lo scrittore  Leonardo Sciascia in tutte le pose. 

Anche i social sono tempestati di frasi, aforismi, semplici pensieri rivolti allo scrittore delle Parrocchie di Regalpetra.

Sono trascorsi 30 anni dalla sua scomparsa ed e’ giusto celebrare un grande uomo.

Bene che lo facciano tutti:  gli amici, le istituzioni, gli estimatori.

Bene mobilitarsi per onorarlo, e bene che ciascuno compia la sua parte.

Pertanto verra’ scoperta nei prossimi giorni in piazza una lapide che ricorda il legame dello scrittore con la sua Racalmuto.

Un bel modo per imprimere quanto sia stato fondamentale il paese, in cui lo scrittore e’ nato, nella sua vita letteraria.

La nuova lapide andra’ ad aggiungersi ad altre presenti nei luoghi in cui Sciascia ha vissuto; a proseguimento di un percorso “dantesco” per le strade del paese, nel tentativo di segnare un reale tragitto della memoria.

Non bisogna trascurare pero’, per ricordarlo autenticamente, che Sciascia  prima di essere uno scrittore era un maestro del dissenso.

Per questo, andrebbe forse piu’ pensato per quello che non era, che per quello che era.

Lui che non amava le celebrazioni, non avrebbe certo sperato di essere commemorato senza innescare nessuna polemica.

Avrebbe certamente preferito che qualcuno cercasse di contraddirlo, seppur anche solo dopo 30 anni dalla sua morte.

I dibattiti che riguardano uno scrittore come Sciascia non possono essere per questo piatti, omologati.

Non devono esistere sale piene di gente, platee omogenee che battono le mani alla fine di ogni discorso.

Sciascia non puo’ unire, deve anche dividere; perche’ per celebrarlo in pieno, se serve, bisognerebbe anche tentare di smentirlo.

Sciascia non amava i ruffiani e gli uomini morti.

“Di me come individuo,  che incidentalmente ha scritto dei libri, vorrei che si dicesse: «Ha contraddetto e si è contraddetto», come a dire che sono stato vivo in mezzo a tante «anime morte», a tanti che non contraddicevano e non si contraddicevano.”

Per queste motivazioni non lo si puo’ ricordare al solito, solo sotto l’aspetto accademico, riempiendo i programmi delle manifestazioni di nomi altisonanti.

Cio’ e’ utile ma non basta, perche’ non va dimenticato che la sua natura era quella di contrastare il potere.

Favoriti dalle chiavi di lettura, che altri non anno , avendo avuto il privilegio di conoscere i luoghi della sua formazione umana; noi racalmutesi, onorati compaesani, abbiamo forse un obbligo in piu’  nei suoi confronti.

L’obbligo di interpetrare e conservare   anche gli aspetti antropologici che hanno contribuito a formare un uomo cosi’ sagace,  in un luogo ricco di tanta microstoria, con un passato povero come tanti.

Pertanto ben venga in paese la strada della memoria, disseminata di lapidi su cui e’ rafforzato un suo scritto, un suo pensiero, una frase di un  suo libro.

Cio’ nei punti in cui  la storia realmente e’ nata, 

nei luoghi precisi in  cui  e’ nato e cresciuto il suo spirito eretico.

Modeste opinioni…

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