“UN COMPLOTTO LEGHISTA PER SCIOGLIERE MISTERBIANCO?

Si chiama Anastasio Carrà, è un carabiniere che fa politica, ed è il primo sindaco leghista eletto in Sicilia, anzi rieletto ad aprile primo cittadino della sua Motta Sant’Anastasia, comune del Catanese. Matteo Salvini su Carrà ci ha messo il cappello sopra già tre anni fa, quando da ‘centrista’ lo ha fatto diventare leghista. Ma Carrà diventa famoso anche per altre vicende non proprio commendevoli. Ci riferiamo allo scioglimento per mafia del consiglio comunale di Misterbianco, a seguito del quale, il sindaco del PD, Nino Di Guardo, al suo quinto mandato e già deputato regionale per due legislature, è diventato una delle tante vittime sacrificali di un sistema di potere che si fonda, sostanzialmente, sulla solita falsa e farisea antimafia di la ‘munnizza’ o, se preferite, ‘munnizza dell’antimafia’.

Il giro d’affari che ruota attorno alle 4 discariche private siciliane ed attorno alle 5 discariche pubbliche, gestite anch’esse con criteri per lo meno discutibili ed in regime di monopolio, si aggira sui 750 milioni di euro l’anno. Non è un caso che il Di Guardo è entrato in rotta di collisione con Carrà, il carabiniere e sindaco leghista. Tanto per cambiare i motivi di quest’ultimo scioglimento per mafia di Misterbianco, dopo Siculiana, Racalmuto, Altavilla Milicia, Augusta, Scicli e Vittoria, sono riconducibili alla lobby dei rifiuti. In questo caso il potente re della ‘munnizza’ è il proprietario e gestore della discarica di Motta Sant’Anastasia,

Domenico Proto che, a luglio scorso, è stato condannato a sei anni di reclusione per corruzione ed altri reati. Il provvedimento di scioglimento – secondo Di Guardo – è stato innescato dall’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini su pressione proprio del nostro sindaco leghista di Motta, comune confinante con Misterbianco. Pomo della discordia, diavolo fallo apposta, è stata la discarica di rifiuti più grande della Sicilia orientale che, pur trovandosi in territorio di Motta, è più vicina alla città di Misterbianco e sprigiona i suoi miasmi che danneggiano entrambe le comunità. Il sindaco Di Guardo non ci sta ed afferma che lui è stato da sempre, carte bollate alla mano, uno strenuo oppositore di questa mega bomba ecologica che dista, in linea d’aria, meno di un chilometro dal centro abitato di Misterbianco; mentre Carrà sarebbe “amico della discarica” e del presidente della Oikos (la ditta che gestisce l’impianto) Domenico Proto che, come detto, recentemente è stato condannato a sei anni di reclusione (in primo grado). E quindi, per rimuovere l’ostacolo principale, afferma Di Guardo, si sarebbe organizzato un “complotto leghista” che ha avuto il suo epilogo, nel settembre scorso, con lo scioglimento del Consiglio comunale di Misterbianco. È da tempo, in verità, che Di Guardo accusa l’ormai ex collega di Motta di essere in “conflitto d’interessi”, considerato che quest’ultimo ha un figlio che lavora da anni nel settore dei rifiuti: prima alle dipendenze della Oikos, poi, secondo una denuncia della trasmissione Le Iene, dell’impresa Senesi che, a Motta, si è aggiudicata l’appalto per lo smaltimento della spazzatura grazie a ben sei provvedimenti d’urgenza firmati dal sindaco ‘salviniano’, quando la legge ne prevede al massimo due. Nino Di Guardo non si arrende a questo ingiusto scioglimento per mafia del suo Comune. Ha chiesto di essere sentito dalla

Commissione Regionale Antimafia, presieduta dall’On. Claudio Fava che, attualmente, si sta occupando proprio di questi sospetti scioglimenti per mafia di diversi comuni siciliani. Sta inoltre lavorando ad un dossier sul caso Misterbianco-Motta Sant’Anastasia, da pubblicare e distribuire ovunque, per dimostrare la bontà della sua azione amministrativa, caratterizzata da uno strenuo contrasto contro la lobby dei rifiuti che, in Sicilia, ha cancellato, attraverso la clava di una finta antimafia, le figure e le esperienze più significative e virtuose del panorama politico siciliano. Tutte le amministrazioni comunali che hanno ostacolato gli ingenti interessi nel settore dello smaltimento dei rifiuti e degli scarti di lavorazione delle industrie inquinanti, tutelati peraltro anche da settori deviati degli apparati dello Stato, sono state sciolte per mafia. La dimostrazione che gli scioglimenti per mafia di molti comuni siciliani sono stati disposti anche col concorso dei servizi segreti deviati e di organizzazioni criminali, che si sono servite di alcuni esponenti delle forze dell’ordine e di magistrati, ce l’ha fornito recentemente, ad esempio, l’avvocato Bartolo Iacono che ha difeso l’ex sindaco di Scicli,

Francesco Susino. Anche Susino è stato una vittima di quello che, in altri casi analoghi si è rivelato un vero e proprio ‘Stato criminale’, attraverso alcuni suoi alti rappresentanti, compresi due autorevoli ministri della Repubblica, Angelino Alfano ed Anna Maria Cancellieri che agivano, costantemente, in combutta con il cosiddetto ‘Sistema-Montante’. Anche il caso di un altro ingiusto scioglimento per mafia, quello di Augusta, è diventato nel 2018, così come documentato nel mio libro,

‘Il Sistema Montante’, pubblicato lo scorso aprile dall’editore Bonfirraro, materia di studio ed oggetto addirittura di una tesi di laurea, scritta dall’ex parlamentare nazionale, Rino Piscitello. Assai spesso nelle realtà comunali siciliane le calunnie, le strumentalizzazioni di parte e/o di partito e le faide locali sono state, e continuano ad essere, il naturale terreno di coltura utilizzato ad arte da chi, specie nel settore dei rifiuti, ha fin qui realizzato interessi illeciti per svariati miliardi di euro, inquinando l’intera Sicilia. E’ chiaro ormai a tutti che gli scioglimenti per mafia dei comuni, in moltissimi casi, sono solo il preludio di immani sciagure economiche ed ambientali, favorite dai commissari di uno Stato che ha utilizzato questo strumento per finalità che poco hanno a che fare con la lotta contro la mafia, ma molto con gli ingenti ed illeciti business privati di alcune ben individuate lobby. Lobby che fino allo scorso anno facevano capo ad Antonello

Montante, l’ex vice presidente e delegato nazionale di Confindustria, ritenuto assai ingiustamente un ‘apostolo della legalità e dell’antimafia’, come ebbe a definirlo l’ex ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri ma che, il 10 maggio scorso, è stato condannato a 14 anni di reclusione per associazione a delinquere, corruzione e spionaggio.

Salvatore Petrotto

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