Non appena la commissione regionale antimafia presieduta dall’On. Claudio Fava ha iniziato ad occuparsi della spinosa e delicatissima questione relativa all’illegale gestione dei rifiuti in Sicilia, chissà perché, in modo particolare un senatore della Repubblica a 5 Stelle, il catanese Mario Michele Giarrusso, ha sferrato un durissimo attacco nei suoi confronti. La causa occasionale che ha provocato il ferale attacco di Giarrusso a Fava è stata la difesa ad oltranza, senza se e senza ma, di un giornalista del quale sono state richieste delle informazioni presso alcuni uffici giudiziari siciliani, per accertare delle verità rispetto ad una serie di denunce pubbliche in cui si fa riferimento a delle pesanti intimidazioni mafiose. Il giornalista in questione è Paolo Borrometi che, da anni, è diventato bersaglio persino di minacce di attentati. Sotto scorta dal 2014 ad oggi, è

stato insignito dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, del titolo onorifico di cavaliere della Repubblica, ha ricevuto diversi premi nazionali ed internazionali, è diventato vice direttore dell’AGI, l’agenzia di stampa dell’ENI. Lavora presso le emittenti radiotelevisive del Vaticano, assieme all’ex direttore dei TGR della RAI, Vincenzo Morgante,

uomo sponsorizzato dall’ex paladino della legalità di Confindustria Antonello Montante, oggi condannato a 14 anni di reclusione. Insomma il Borrometi è assurto agli onori della cronaca come una sorta di gloria nazionale del giornalismo ‘antimafioso’ ed è diventato un’icona intoccabile strenuamente difesa, in modo particolare, dai 5 Stelle e non solo. Tanto è diventato intoccabile che, come detto, non appena Claudio Fava (al quale va tutta la nostra solidarietà), nella sua qualità di presidente della Commissione Regionale Antimafia siciliana, si è permesso semplicemente di tentare di avere qualche notizia in più sulle intimidazioni da lui subite, subito ha dovuto fare i conti, ad esempio, con un post su Facebook, che di seguito riportiamo integralmente, in cui il senatore dei 5 Stelle Giarrusso ha immediatamente chiesto le sue dimissioni da presidente dell’antimafia regionale:

Mario Michele Giarrusso

IO STO CON BORROMETI

Il vile attacco portato a Paolo Borrometi per mascariarlo, infanga solo chi lo ha architettato.
Ancor più grave è la posizione del Presidente della commissione antimafia regionale Fava, che ha subito dato seguito alla lettera di Gennuso, Genovese e soci, chiedendo a tre procure informazioni.
Fava però avrebbe dovuto chiedere alle Procure notizie sugli estensori della infame lettera e sicuramente ne avrebbe avute di interessanti. Ne ha invece approfittato per usare il suo ufficio per colpire un valoroso collega.
Un nome importante per la storia siciliana come quello di Fava, non meritava di finire così nel fango associato ai vari Gennuso e Genovese.
Fava dopo lo sconsiderato attacco ad Antoci, adesso ci ritenta con Borrometi.
Si dovrebbe dimettere subito e vergognarsi, ma siamo sicuri che non lo farà.
Rimarrà al suo posto come nuovo idolo dei Gennuso, dei Genovese, dei Cuffaro.
Che tristezza.
#favadimettiti

Chi conosce Giarrusso sa che è molto legato al senatore Beppe Lumia. Il Lumia, come è noto, ai bei tempi dell’ex presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, era definito ‘il senatore della porta accanto’, perché unanimemente ritenuto il deus ex machina di tutte quante le vicende politiche, imprenditoriali e giudiziarie siciliane, a partire dal ribaltone ad opera di un altro ex presidente della Regione, attualmente sotto processo per mafia, ossia Raffaele Lombardo. A proposito di questi due illustri personaggi è il caso di sottolineare che fanno parte della fondazione intitolata al compianto giudice Antonino Caponnetto, con sede a

Firenze, ed il cui presidente è un certo Salvatore Calleri, già assessore di una delle Giunte regionali presieduta da Crocetta. Insomma, nel loro caso si tratta di una vera e propria condivisione trasversale, non solo di idee, ma anche di battaglie antimafia la cui valenza è tutta ancora da verificare. Per quanto riguarda Lumia, basterebbe solo citare un episodio che riguarda la vicenda relativa a Giuseppe Catanzaro, sotto inchiesta a Caltanissetta per associazione a delinquere e corruzione, delfino e successore di Antonello Montante (già condannato a 14 anni di reclusione). Entrambi, Montante e Catanzaro, sono grandi amici di Lumia. Il Catanzaro, assieme a Montante e ad altri loro colleghi imprenditori che facevano parte della lobby di Confindustria Sicilia, come si ricorderà, ha utilizzato, dal 2009 al 2016, una marea di informazioni riservate, frutto di un’intensa attività di spionaggio nei confronti di svariate decine di figure istituzionali, imprenditori, professionisti e giornalisti. Anche un giudice,

Nicolò Marino, è stato spiato dal Catanzaro perché, quando era assessore regionale con delega ai rifiuti, aveva tentato di effettuare degli accertamenti relativi alla sua mega discarica di Siculiana-Montallegro. Quello che segue è quanto dichiara l’undici novembre 2014 sul giornale La Sicilia a Mario Barresi, il magistrato Marino, riguardo alla controversa vicenda delle autorizzazioni rilasciate per la realizzazione della mega discarica di Giuseppe Catanzaro e dei suoi fratelli a Siculiana:

«Effettuato un controllo sulle discariche private mi rendo conto che erano stati autorizzati, senza che ne avessero diritto, almeno 3 milioni di metri cubi a Catanzaro e 2,6 milioni a Oikos. E inoltre era legge già dal 2003 prevedere un biostabilizzatore. I lavori della commissione speciale che ho voluto io evidenziano proprio questo, tant’è che apriamo i procedimenti amministrativi per la revoca di Oikos e per la rivisitazione di Catanzaro. Il direttore generale Gullo, mantenuto in carica sia da Crocetta sia dalla Lo Bello nonostante le mie durissime segnalazioni, scrive però in conferenza di servizi che la procedura è regolare. Dopo due giorni arrivano gli arresti di Proto e degli altri legati alla discarica di Motta. E a questo punto Gullo riscrive a Lupo, rimasto dirigente generale del mio assessorato dopo che io ero andato via, per dirgli: aspetta, rivediamo la procedura».

E quando il discorso cade sulle interferenze di Confindustria Sicilia nella gestione del ciclo dei rifiuti in Sicilia, ecco cosa precisa Marino:

<< …viene scelto un direttore dell’area agrigentina, Armenio. Ad Agrigento vi è Catanzaro, ma

anche un’importante autorità nel settore, che è il presidente della commissione Ambiente del Senato (ndr. l’ex senatore alfaniano Giuseppe Marinello). Sarà pure un caso, ma quando Catanzaro scrive, lo fa al presidente della commissione Ambiente del Senato, che a quanto ho capito è in sintonia politica con lui… Catanzaro è la punta dell’iceberg che cercava di impedire, sotto il profilo giuridico, che la Regione si dotasse di strumenti normativi che le consentissero di fare piattaforme pubbliche. Ma è lui assieme a Montante… ».

Mentre sul ruolo di Antonello Montante, sempre il Marino cosa dice?

«Le racconto un aneddoto. Sul “Fatto Quotidiano” escono alcuni articoli. Uno molto critico sul procuratore Lari quando dice che Montante è il simbolo della legalità. Io critico Lari, ricordandogli anche che lui aveva tessuto le lodi di Alfano, ministro che propose leggi poi dichiarate incostituzionali, e richiamandolo al suo dovere. Non dimenticate che io e Lari eravamo a Caltanissetta assieme e che entrambi sappiamo chi è Montante. Poi quando convertono in legge il ddl sull’emergenza rifiuti, mettono la mia nota contro Catanzaro. E a quel punto mi chiama Lumia, pochi giorni dopo la pubblicazione di quell’articolo sul “Fatto”. Era un lunedì e mi chiede se potevamo vederci a Palermo. Io gli rispondo che ci sarei stato l’indomani e che ero a Catania. “No. Io, Antonello e Ivan ti dobbiamo parlare con urgenza”, mi disse. Alle nove di sera ci siamo visti all’hotel Excelsior di Catania. L’esordio del signor Montante è che egli mi ritiene il regista degli articoli del “Fatto Quotidiano” e aggiunge l’espressione: “Se dobbiamo fare la guerra a colpi di dossier, tu me lo devi dire. E la devi smettere di sguinzagliare Buceti (vicequestore in aspettativa per entrare nel gabinetto di Marino, ora tornato alla Dia, ndr) per raccogliere elementi a mio carico”».

Bisogna aggiungere altro?

Per il momento riteniamo di no…

Salvatore Petrotto

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