Anche lo scioglimento del Comune di Misterbianco può considerarsi un ‘CRIMINE DI STATO’.

Ad affermarlo è Carmelo D’Urso, nella prefazione del libro dell’ex sindaco di Misterbianco, Nino Di Guardo, di prossima pubblicazione ed in cui si affronta l’ennesimo caso di un ingiusto scioglimento, dopo Siculiana, Racalmuto, Scicli e Vittoria. Scioglimenti dietro ai quali si nasconde sempre, e neanche tanto ormai, quella che è il caso di continuare a definire l’antimafia di la ‘munnizza’ o, se preferite, la ‘munnizza’ dell’antimafia. L’otto gennaio 2020, l’ex sindaco Nino Di Guardo è stato sentito, a proposito dello scioglimento di Misterbianco, dalla Commissione Regionale Antimafia presieduta da Claudio Fava, che si sta occupando di questo, così come di altri ingiusti scioglimenti per mafia, più che altro finalizzati per favorire la lobby siciliana dei rifiuti.

A seguire riportiamo, in anteprima, la prefazione di D’Urso al libro di Di Guardo

“Crimine di stato è l’espressione che meglio sintetizza la vicenda che ha portato allo scioglimento del Consiglio comunale di Misterbianco. Vicenda che, attentamente analizzata, mette in luce come talune disposizioni volute dal legislatore per contrastare la presenza della criminalità organizzata nelle amministrazioni locali possano divenire, nell’interpretazione, strumento del potere politico per liberarsi di amministratori scomodi sino a provocare effetti paradossali. Può, così, accadere, per restare nell’ambito della vicenda misterbianchese, che lo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose obbedisca alla logica del potere mafioso ed appaia strumento per spegnere una voce istituzionale, l’unica che in tutte le sedi ha manifestato costantemente l’intransigente opposizione del Comune di Misterbianco alla discarica situata nel territorio di Motta Sant’Anastasia.

I prefetti, com’è noto, sono organi periferici che esprimono la linea del potere centrale ed è notorio che dalla Lega sono state esercitate pressioni per lo scioglimento del Consiglio comunale di Misterbianco. Alle pressioni della Lega si sono associate quelle di un senatore pentastellato che si è chiesto cosa avrebbe fatto il Prefetto di Catania parente di un deputato regionale che dell’ex vicesindaco Carmelo Santapaola era stato in Misterbianco il costante punto di riferimento.

Fortemente condizionato dalle pressioni della Lega e dall’esigenza di apparire imparziale, il Prefetto si è determinato per la proposta di scioglimento del Consiglio, realizzando in tal modo l’interesse di quanti miravano a tale obiettivo per la finalità messa sopra in evidenza. Così operando, ha finito oggettivamente con il realizzare anche l’interesse di due parlamentari che della discarica sono stati sempre sostenitori.

Questa in sintesi la tesi che emerge dal lavoro di Nino Di Guardo, il quale descrive in modo chiaro e vivace i condizionamenti che hanno indotto il Prefetto a condividere le conclusioni della relazione della Commissione prefettizia di indagine, senza alcuna valutazione critica delle affermazioni in essa contenute.

Le disposizioni, spesso, nonostante la loro chiarezza, costituiscono fragili barriere dinanzi alla volontà prevaricatrice del potere politico volta a piegarle a finalità diverse da quelle rese manifeste dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse e dall’intenzione del legislatore.

La chiarezza delle disposizioni nella materia de qua è fuori discussione: i collegamenti e i condizionamenti devono essere tali da determinare un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi e amministrativi e da compromettere il buon andamento e l’imparzialità delle amministrazioni, nonché il regolare funzionamento dei servizi ad esse affidati, ovvero che risultino tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica, sicché deve ravvisarsi in atti da indicare in modo analitico la giustificazione dello scioglimento dei Consigli comunali e provinciali (in Sicilia consortili) conseguente a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso o similare.

Se così non fosse, ci troveremmo dinanzi a procedimenti che ricordano i processi alle streghe di alcuni secoli fa. E tuttavia, non sempre c’è nei prefetti la convinzione della necessità di individuare nell’esame delle situazioni concrete gli atti dai quali, al di là di ogni ragionevole dubbio, possa evincersi l’influenza della mafia nella vita degli enti. E ove manchi la prova di tale influenza, non ci può essere scioglimento.

Nino Di Guardo, nel suo libro, analizza i fatti posti a fondamento della proposta del Prefetto di sciogliere il Consiglio comunale di Misterbianco e, sulla base di una critica serrata, ne mette a nudo in modo sobrio ed efficace l’assoluta inconsistenza. L’eccesso di potere nella forma dello sviamento appare evidente. Si è tratto spunto da una vicenda che nessuna influenza aveva avuto nella vita del Comune di Misterbianco al fine di scioglierne il Consiglio comunale per una finalità del tutto estranea a quella di legge.”

Carmelo D’Urso

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