In primo grado erano stati condannati a pene pesanti

PALERMO – Le accuse non reggono. Assolti tutti e tre gli imputati condannati in primo grado: gli imprenditori edili Filippo Chiazzese (aveva avuto cinque anni) ed Eugenio Avellino (gli erano stati inflitti sei anni e otto mesi), Pietro Bordonaro, titolare delle omonime Cave (era stato condannato a otto anni e mezzo). La sentenza è della Corte di appello presieduto da Antonio Napoli.

Chiazzese rispondeva di intestazione fittizia, gli altri due di concorso in associazione mafiosa. Il procedimento riguardava fatti del 2008. Il rinvio a giudizio è del 2011.

Secondo gli investigatori, i boss palermitani avevano imposto ad alcuni accreditati studi professionali la consegna dell’elenco dei lavori più importanti in corso di progettazione, in modo da effettuare una cernita preliminare di quelli da accaparrarsi per conto di Cosa Nostra. Alcuni imprenditori si sarebbero spesi al tal punto in favore dei boss tanto da contestargli il reato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Accusa che avevano retto in primo grado, ma non nel giudizio di appello. Sono state accolte le tesi difensive degli avvocati Carlo Catuogno, Fabrizio Cordovana, Sergio Monaco, Michele De Stefani, Loredana Lo Cascio e Giulia Bonafede.

Fonte: Live Sicilia

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