Radicali Italiani: “Rocchelli e Mironov meritano giustizia”

Presentato oggi presso la sala stampa della Camera dei Deputati, a Roma, il progetto d’inchiesta indipendente “The Wrong Place”, sulla morte del fotografo pavese Andrea Rocchelli e del dissidente russo Andrej Mironov, uccisi nel 2014, e sul conseguente caso giudiziario che ha sentenziato 24 anni di carcere per Vitaly Markiv, cittadino italo-ucraino.

“Questo progetto ha il grande merito di tentare di aprire una finestra di verità sul caso dell’omicidio di Rocchelli e Mironov” dichiarano Igor Boni e Silvja Manzi, presidente e dirigente di Radicali Italiani, che ha, fin dall’inizio, seguito la vicenda. “Una verità che a nostro avviso non è venuta alla luce durante il processo di primo grado contro Markiv, durante il quale è stato dato seguito alla propaganda di organi di disinformazione russi senza stabilire responsabilità al di là di ogni ragionevole dubbio, come prevederebbe la legge. Una sentenza, quella contro Markiv, che ha il sapore politico, contro l’intero stato ucraino. Seguiremo passo a passo il processo d’appello, chiedendo verità e giustizia: insieme a Rochelli è morto un nostro compagno di strada, un militante dei diritti che più volte ha incrociato la strada dei radicali: Andrei Mironov”.

Il documentario, curato dai giornalisti Cristiano Tinazzi, Olga Tokariuk, Danilo Elia e Ruben Lagattolla e ancora in fase di realizzazione, ha visto gli autori recarsi in Ucraina per ripercorrere i luoghi vissuti da Rocchelli e Mironov, intervistare testimoni, testi del processo e giornalisti e raccogliere prove, con l’obiettivo di fare luce su un episodio controverso, che ha portato nel 2019, a 5 anni dalla tragedia, alla condanna in primo grado dell’unico imputato.

“Per ricostruire gli eventi, gli inquirenti si sono basati su Google Maps e articoli di giornale, senza andare sul posto per fare rilievi. Né sono stati rintracciati e ascoltati testimoni diretti che quel giorno e quelli precedenti erano lì, al di là della testimonianza di William Roguelon. Una metodologia di indagine alquanto bizzarra” commenta Tinazzi. “Il nostro lavoro di investigazione e ricerca ha coinvolto esperti provenienti dal mondo militare e della protezione civile, istruttori di tiro, avvocati. E giornalisti francesi, bielorussi, ucraini, americani, italiani e francesi che nel 2014 si trovavano a Sloviansk”.

Per finanziare l’inchiesta, gli autori hanno avviato una raccolta fondi dal basso: https://www.produzionidalbasso.com/project/the-wrong-place-nevdale-mistse.

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