Oltre all’inchiesta odierna ci sono anche dei pregressi rapporti di affari con Massimo Romano, per una iniziativa nella area “ex Vianini” di Capaci (PA), per insediare un centro commerciale/ipermercato… L’azienda Pisciotta ha avuto anche dei rapporti di collaborazione con l’avvocato palermitano Francesco Agnello, molto amico dell’ex senatore Lumia.Nel periodico edito da Confindustria Caltanissetta denominato “Le nostre imprese”, del giugno 2008, alla pag. 9, si riferisce della presentazione
di tale “EUROPEAN CONSULTING” con la seguente specificazione:
“Francesco AGNELLO ha creato un’azienda di servizi avanzati per la gestione aziendale utilizzando un team di partners con esperienza multidisciplinare.”ANTONELLO MONTANTE, l’ex ‘apostolo dell’antimafia’, condannato a 14 anni di reclusione, fece iscrivere AGNELLO in Confindustria a Caltanissetta.Andiamo indietro nel tempo…CENTONOVE giovedì 9 aprile 2015.L’INCHIESTA. Maxi sequestro di quote all’imprenditore palermitano con interessi in tutta Italia. E soci insospettabili
Coop rosse, i lupi e l’Agnello
I “sigilli preventivi” della Guardia di Finanza per “dichiarazioni infedeli”. Le prime indagini che aprono uno squarcio sugli affari con personaggi che vanno da Lo Bello a Montante, passando per “l’amico” Lumia.I retroscena…PALERMO. Le partecipazioni societarie dell’imprenditore palermitano Francesco Agnello, 62 anni, sono state
sottoposte a sequestro preventivo dal Gip di Palermo nell’ambito di una inchiesta avviata lo scorso anno. Il
provvedimento (decreto 23673/14
rgnr-1322/12Rgip), di cui si è avuta notizia solo adesso, è stato emesso lo scorso 20 febbraio ed è stato notificato dal Nucleo di Polizia Tributaria della
Guardia di Finanza lo scorso 27
febbraio. Dagli uffici giudiziari di
Palermo non trapelano, ovviamente, indiscrezioni. Il sequestro preventivo dei beni, fino alla concorrenza
dell’importo del reato, è stato disposto per “dichiarazione infedele”, reato previsto dall’art.4 del decreto legislativo
74/2000.I BENI SEQUESTRATI. Da quel che si apprende il sequestro riguarda le quote di Agnello nelle società “Eliosviluppo srl” di cui è amministratore unico e
detiene 2/3 della proprietà (la restante parte è della “Servizi Globali generali srl” o “S.G.” costituita fra Gian Paolo
Salami già sindaco Pds di Sassuolo, il reggiano William Gorini, l’avvocato Nicola Piazza e Mario Agnello); la “Mae Immobiliare srl” di cui Agnello, oltre a essere amministratore, detiene la maggioranza mentre la rimanente parte è della moglie, Adriana Vitrano, di Rosa Calandrino e della “Pasenfin srl”,
società di cui fanno parte l’avvocato Nicola Piazza, Adriana Vitrano, Stefania ed Enrico Piazza; la “Sviluppo Messina
srl” che nel 2005 Agnello aveva
costituito con la “Servizi Globali
Generali srl” e con l’attuale vice
presidente di Confindustria nazionale, con delega all’educazione, Ivanhoè Lo
Bello (che nel luglio 2006 aveva ceduto le quote a Celestino Grossi e alla “Sfimi srl”). Della compagine societaria era
presidente del consiglio di
amministrazione, fino all’8 luglio del 2009, anche Antonio Calogero
Montante, detto Antonello, presidente degli industriali di Sicilia.
Nel disporre il sequestro preventivo il Gip del Tribunale ha anche nominato come custode/amministratore
giudiziario dei beni Diego Vallone.RITRATTO D’IMPRENDITORE. Ma chi è l’imprenditore Francesco Agnello? E’ considerato molto vicino al senatore Giuseppe Lumia, eletto nelle fila del
Megafono di Rosario Crocetta, è stato socio in affari dell’attuale vice presidente di Confindustria nazionale, Invanoè Lo Bello, ma è stato pure al fianco del presidente degli industriali di
Sicilia, Antonello Montante, non solo nella “Sviluppo Messina srl” ma pure nell’affaire della stazione Lolli di Palermo ed è stato pure coindagato, con il leader del Consorzio Cooperative
Costruzioni (Ccc) di Bologna, Omar Degli Esposti, nell’inchiesta sul “sistema” di Sesto San Giovanni. Si tratta del palermitano, di origini
messinesi, Francesco Agnello costretto adesso ad affrontare una nuova avventura giudiziaria, questa volta nella città, Palermo, dove è nato il 23 giugno 1953. Dell’amicizia con il senatore Lumia, si hanno poche notizie
dirette, se non quelle narrate di recente dall’ex vice sindaco di Termini Imerese, ed ex deputato, Franco Piro, che li ricorda vicini quando ci fu da realizzare
il porto turistico della città del
palermitano e una beauty farm nei pressi di Bagheria.TU CHIAMALO SVILUPPO. Il nome di Francesco Agnello da anni è legato all’attività di una serie di società (“Sviluppo Messina”, “Sviluppo Licata”,
“Sviluppo Trapani”, “Sviluppo Ragusa” e “Sviluppo Catania”) impegnate a favorire l’insediamento della grande
distribuzione. Nel 2005, assieme
all’allora presidente dei Confindustria Siracusa, Ivan Lo Bello, costituì la
società “Sviluppo Messina srl”, ma l’affectio societatis fra i due si
interruppe nel luglio del 2006 poco prima che il leader degli industriali siracusani divenisse presidente di Confindustria Sicilia. Della medesima
compagine societaria era presidente del consiglio di amministrazione, fino all’8
luglio del 2009, anche Antonio
Calogero Montante.
CAPO CORDATA. Nell’estate del 2006 si fece il nome di Agnello nell’ambito delle vendita, da parte di “Ferrovie Real
Estate”, della stazione Lolli di Palermo. Agnello venne indicato come a capo della cordata, della quale faceva parte la società “Lolly srl” di Pistoia, di cui era
amministratore delegato Massimo Meoni, e l’allora presidente di Confindustria Caltanissetta, Antonello
Montante – oggi indagato per concorso esterno in associazione mafiosa – , con la sua “Mediterr Shock Absorbers spa”. Le due società presentarono un Prusst
(Programma di riqualificazione urbana e sviluppo sostenibile del territorio) da 4 milioni di euro che, all’epoca, ottenne parere contrario dal Comune di
Palermo (sempre Montante, con
l’imprenditore nisseno dei supermarket, Massimo Romano e l’allora vice presidente nazionale di Confindustria, Ettore Artioli, avevano proposto, con la
loro società “Venti MR Grandi Alberghi Srl” – cancellata dopo poco più di due anni di attività, il 27 dicembre del 2006 – il recupero dell’ex manifattura
tabacchi di Palermo ndr). Nell’aprile 2013 il Consiglio comunale di Palermo, comunque, diede l’ok al secondo bando dei “Prusst”. Le cronache recenti riferiscono che già nel novembre del 2014 la “cordata” Agnello-Montante
avrebbe ceduto la società a Rosario Basile, altro esponente di Confindustria Sicilia, nominato da Crocetta alla guida dell’Irfis.
Qualche anno prima della vicenda stazione Lolli, nel 2009, alle porte del capoluogo etneo, a Gravina di Catania,
Francesco Agnello, considerato vicino al mondo della coop, diede il suo contributo professionale per la realizzazione dell’Ipercoop del centro Katanè.MEDIAZIONI A SINISTRA. Nel luglio del 2011 Agnello rimase coinvolto nell’inchiesta sul “sistema” di Sesto San Giovanni partita dopo le dichiarazioni
di un costruttore, Giuseppe Pasini, ex proprietario dell’area Falck. Parlando di Agnello, Pasini lo definì “un rappresentante di politici di centrosinistra che si era proposto come mediatore tra noi e le cooperative che
erano intenzionate ad acquistare una parte delle aree della Falck”. Nella richiesta di rinvio a giudizio, depositata il 24 settembre del 2012, la Procura di
Monza contestava ad Agnello, Filippo Penati, Giordano Vimercati, Piero Di Caterina, Gian Paolo Salami e Omar
Degli Esposti, il reato di concussione in concorso. Fra le società citate nella richiesta di rinvio a giudizio, la “Aesse
srl” e “Fingest srl”, che gli investigatori definirono “società rappresentante comunque riferibili a Francesco Agnello
ed a Salami Gianpaolo”. I fatti
contestati sarebbero stati compiuti a Sesto San Giovanni dal 2000 al 17 febbraio 2003 data dell’ultimo pagamento.COMPAGNI DI MERENDE. Il nome del terzo coindagato, Omar Degli Esposti, che secondo i pm di Monza, con Agnello e Salami erano stati “intermediari tra l’imprenditore ed il pubblico ufficiale (Filippo Penati,
sindaco di Sesto San Giovanni ndr) e quali percettori delle utilità di cui ai numeri 3 e 4 (3-affidamento alle cooperative emiliane rappresentate da
Omar Degli Esposti dei lavori per la realizzazione della parte residenziale dell’intervento immobiliare; 4 – riconoscimento di false prestazioni di
mediazione immobiliare e di studi e ricerche di mercato a favore di Aesse srl e Fingest srl ndr), era stato fatto nel
corso di un interrogatorio del novembre del 2010.
COSI’ PARLO’ DI VINCENZO. A
parlare di Omar Degli Esposti,
rispondendo l’11 novembre del 2010 alle domande degli allora Pm a Caltanissetta, Giovanni Di Leo e Alessandro Aghemo, era stato l’imprenditore nisseno Pietro Di Vincenzo. L’imprenditore, condannato
in via definitiva per estorsione in danno di suoi tre dipendenti, (fra il quali il nipote del cosiddetto “ambasciatore” del componente della commissione regionale di Cosa nostra, Piddu
Madonia) riferì di esser stato contattato dall’allora presidente dell’Asi di Palermo, Tomasello, che “per farla breve – disse Di Vincenzo – mi ha chiesto dei soldi che, a quanto mi disse
lui, sarebbero andati all’onorevole Lumia, che lui chiamava con un soprannome… se non ricordo male… ‘u pumiddu’”. Nel corso dell’interrogatorio
Di Vincenzo affermò di aver dato a Tomasello 100 milioni di lire, per farli pervenire a Lumia raccontando di un incontro a Roma con lo stesso
esponente politico a suo dire avvenuto all’edicola di piazza Argentina.
Proseguendo nell’interrogatorio Di Vincenzo aggiunse che “quando l’onorevole Lumia mi diede direttamente conferma di aver gradito quella (inc.) che aveva fatto nella, nella, nei confronti della… tramite
Tomasello, aggiunse che nell’attività mia dovevo tener conto anche di collaborare con la CCC e con tale Omar Degli Esposti. Io – si legge nel verbale
d’interrogatorio – gli dissi che avevo avuto sempre buoni rapporti con il
Consorzio di Cooperative ma lui mi indicò particolarmente di avere a che fare con la CCC e con tale Omar Degli Esposti. Non capii bene il significato di
questa, di questa indicazione – disse Di Vincenzo – poi però ho capito bene perché poi la CCC ha vinto il palazzo di Giustizia di Gela come gara d’appalto,
ha vinto l’Ato Idrico di Caltanissetta con quella categoria 11 della quale ho parlato l’altra volta e quindi l’indicazione era pertinente; io – concluse Di Vincenzo – sono stato un
po’ superficiale a non averla capita”.
Come già detto il 24 settembre 2012 la procura di Monza aveva avanzato 23 richieste di rinvio a giudizio ma la legge Severino, entrata in vigore il 14 novembre del 2012, anticipò la prescrizione del reato di concussione
per induzione. La prescrizione ha impedito, purtroppo, ad Agnello e a Degli Esposti di far emergere, anche in pubblico dibattimento, la loro assoluta
estraneità ai fatti.

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