Paolo Borrometi, noto professionista dell’antimafia di Sciasciana memoria, improvvisamente è diventato un povero smemorato, non ricorda più il come ed il perché tra il 2014 ed il 2015, assieme all’allora eminenza grigia dell’antimafia, l’ex senatore Giuseppe Lumia, si sono accaniti, come due sciacalli, sul sindaco, Francesco Susino, ed il comune di Scicli.
A quei tempi la loro arrembante e roboante azione antimafiosa, come si evince dalla recente relazione della Commissione Regionale Antimafia, ha finito per favorire, manco a farlo apposta, una delle solite lobby dei rifiuti che hanno insozzato il territorio e le istituzioni siciliane e non solo.
Poverini! Non hanno capito che, come era già successo nell’Agrigentino, a Siculiana ed a Racalmuto, anche a Scicli, dietro alcune inchieste e scioglimenti per mafia, c’erano sempre loro: i dittatori delle discariche!
Non sappiamo se i due ci sono o ci fanno! Se hanno la consapevolezza della gravità di ciò che hanno fatto per ergersi a paladini dell’antimafia, con tanto di scorte, sirene, cariche istituzionali ed incarichi pubblici e privati, ovviamente ben remunerati.
Adesso ci sarebbe da pagare il conto alla Sicilia ed ai Siciliani, per troppi anni violentati dalla furia ‘assassina’ di questa finta antimafia.
Più che le parole adesso gli atti, anche quelli della Commissione regionale antimafia, dovrebbero essere esaminati dalle Procure e dai Tribunali competenti, per sanzionare, in sede penale, civile e patrimoniale, tutti i responsabili di un ventennio di diffuse e devastanti illegalità che emergono, in maniera chiara e lampante, leggendo la relazione sul ciclo dei rifiuti dell’Antimafia regionale, peraltro votata all’unanimità.
Non c’è bisogno di fare ulteriori indagini, l’inchiesta della Commissione Regionale Antimafia, presieduta da Claudio Fava, contiene già tutti gli elementi necessari per rinviare a giudizio decine di politici e funzionari pubblici, e lì per ora ci fermiamo, che hanno commesso dei veri e propri crimini economici e di natura ambientale e che hanno terribilmente svilito e mortificato il ruolo delle Istituzioni.
La relazione dell’Antimafia contiene verbali, documenti, intercettazioni ed interrogatori che già sono più che sufficienti per fare scattare non solo delle pure e semplici indagini, ma anche per evitare la reiterazione di una miriade di reati, attraverso l’adozione delle necessarie misure cautelari.
Questa relazione toglie finalmente il velo di una strumentale e compiacente ignavia e di una terribile iniquità, durata vent’anni. Vent’anni in cui sono stati perpetrati, ‘ad libitum’, immani disastri ed in cui siamo rimasti prigionieri di vere e proprie calamità istituzionali, causate dall’occupazione militare, con finalità eversive e con continui depistaggi, della lobby di la ‘munnizza‘, spalleggiata persino dai servizi segreti deviati; lobby che si era installata, oltre che dentro i palazzi della Regione Siciliana, anche all’interno di molte prefetture e di diversi uffici giudiziari. Adesso, dopo che è stato scoperchiato il vaso di Pandora, non possiamo ancora aspettare che qualche altro gallo continui a cantare. È arrivato il momento di dare fuoco alle polveri della giustizia, quella vera, e non quella che finora è stata soltanto una commedia tragicomica inscenata dagli ormai arcinoti ‘apostoli dell’antimafia’ della pagnotta!  Se non ora quando? Forza e coraggio! Una sana e corretta amministrazione della Giustizia non ha fatto, e non farà mai male a nessuno. Semmai servirà a salvare la Sicilia ed i Siciliani, soprattutto in un momento triste e tragico, come quello che stiamo vivendo, non solo a causa dei falsi professionisti dell’antimafia di la ‘munnizza’, ma, ahimè, a causa anche, e soprattutto, del Coronavirus. L’attuale pandemia, causata dal Covid 19, non può e non deve diventare la scusa per non combattere un’altra nostrana ed atavica pandemia; la pandemia causata da una giustizia spesso assai ingiusta: forte con i deboli e debole con i forti!
Ci conforta la coraggiosa presa di posizione del Parlamento Regionale Siciliano che, nella sua interezza, forse per la prima volta nella sua storia, si è occupato di alcuni tra i più perversi e devastanti intrecci politico-affaristico-mafiosi. A partire dal cosiddetto Sistema Montante, che è anche il titolo di un mio libro che ho presentato anche a Scicli, il 12 dicembre scorso; si è poi interessato del caso Antoci, dei depistaggi della strage di via D’Amelio ed adesso ha messo a fuoco la vicenda della illegale gestione del ciclo dei rifiuti. Finalmente la tanto vituperata Regione Siciliana sta dando lustro e dignità alla nostra Terra che anela, da troppo tempo, a quello che sembra ormai un inevitabile ed ineludibile riscatto. È arrivata ‘l’ora che volge al disio’ di Giustizia con la G maiuscola. Siamo tutti quanti reduci, oltre che della stagione delle stragi di mafia, anche delle successive stragi di centinaia, se non migliaia, di poveri perseguitati, innocenti ma colpevoli di essere assetati, non tanto di facile e strumentale giustizialismo, ma piuttosto desiderosi di abbeverarsi alla limpida fonte di una giustizia più giusta. Ci riferiamo a quei pochi funzionari pubblici, politici, magistrati, burocrati e giornalisti, che si sono opposti, pagando un ingiusto ed assai salato conto, al terrorismo stragista dei finti professionisti dell’antimafia, tutti quanti annidati dentro le Istituzioni dello Stato, della Regione Siciliana e dentro tutti i loro organi periferici.
Onore al merito e, soprattutto, onore a chi ha guidato, in questi anni, una Commissione Regionale Antimafia, per la prima volta degna di questo nome.
Ci riferiamo a Claudio Fava che, prima di essere politico è sempre, e comunque, uno tra i più bravi giornalisti d’inchiesta che ci sono in Italia, un fine intellettuale, oltre che, purtroppo, un’autentica vittima della mafia. Ed in questo caso, seppure con una punta di profonda amarezza, dobbiamo dirlo, buon sangue non mente. La morte di suo padre Pippo, ad opera della mafia, non ha spento le speranze dei ‘Siciliani’. E se, come sosteneva Giovanni Falcone, le idee camminano sulle gambe degli uomini, le idee di Pippo Fava camminano, in maniera fiera, assai degna ed in modo inoppugnabile, sulle gambe del figlio Claudio.

Salvatore Petrotto

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