A Siculiana il sindaco blocca i lavori di ampliamento della discarica; poco dopo viene indagato con l’accusa di aver favorito Cosa Nostra: prima che il gup si pronunci – con un’assoluzione “perché il fatto non sussiste” – il Comune è sciolto (giugno 2008, governo Berlusconi, ministro dell’Interno Maroni).

A Racalmuto nel maggio 2011 il sindaco dichiara che non manderà più neppure un chilo di immondizia in discarica, un mese dopo risulta indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, a ottobre il gip lo assolve da ogni accusa, cinque mesi dopo il Comune è sciolto per mafia (marzo 2012, governo Monti, ministro dell’Interno Cancellieri).

A Scicli nel luglio 2014 il Municipio nega l’ampliamento della discarica; due giorni dopo il sindaco si ritrova sott’inchiesta per concorso esterno, a dicembre si dimette; passano quattro mesi e il Comune è sciolto per mafia (aprile 2015, governo Renzi, ministro dell’Interno Alfano); nel luglio 2016 il tribunale di Ragusa azzera l’indagine e striglia procura e gip: «È inaudito che il processo abbia potuto superare la fase delle udienze preliminari».

La scelta di un funzionario impreparato per gestire un settore delicato; i maneggi di un’impresa per intralciare una gara d’appalto; gli incidenti giudiziari di sindaci poco addomesticabili: tutti fili di un governo invisibile che, riparandosi dietro lo scudo dell’emergenza, tesse affari, alleanze, reti di potere.

Ricordate la più celebre delle battute dell’Amleto? “C’è del marcio in Danimarca”. Non solo lì, purtroppo.

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