Alla vigilia dell’ anniversario delle stragi di Capaci nasce un importante progetto denominato ‘Legalità nelle scuole’ promosso dal MIUR al quale ha aderito anche il comune di Catania, è prevista la presenza di relatori di alto livello che saranno chiamati ad incontrare i ragazzi nelle scuole.

Trovo inammissibile tra i relatori leggere nomi come quello del giornalista Paolo Borrometi e del Senatore Mario Michele Giarrusso, ambedue protagonisti di fatti gravi.

Il primo il mese scorso è stato denunciato dalla Commissione Regionale Antimafia presieduta da Claudio Fava, il secondo è stato cacciato dal M5S perché non in regola con le rendicontazioni e le restituzioni che avrebbe dovuto versare al partito.

Mi chiedo, cosa personaggi come questi possono trasmettere ai giovani d’oggi?

Il loro essere ‘Paladini dell’ Antimafia’, degli eroi superscortati si basa sul nulla si attendono ancora tante risposte tanti chiarimenti dal giornalista modicano che forse mai arriveranno.

Paolo Borrometi dal 2014 vive sotto scorta che gli è stata assegnata per delle presunte minacce alla sua incolumità a causa di atti intimidatori che lui racconta di aver subìto.

– il primo è un pestaggio avvenuto nelle campagne di Modica per mano di uomini incappucciati in seguito al quale ha riportato dice una lesione permanente alla spalla,questa aggressione risale ai tempi in cui il giornalista non era ancora impegnato in nessuna inchiesta antimafia, anzi per essere più precisi non era ancora neanche un giornalista ma un semplice pubblicista quindi non si comprende che interesse potesse avere la mafia sulla sua persona, si tratta di un’aggressione da parte di ignoti narrata semplicemente da lui il quale ha in più occasioni dichiarato di essere stato massacrato con numerosi calci e lasciato agonizzante a terra in una pozza di sangue e con la spalla fratturata in tre parti, ma per essa non risulta nessun approfondimento investigativo e qualora venisse fatto forse il referto medico direbbe ben altro.

– il secondo è un incendio doloso ai danni della sua famiglia, sembra che di questo attentato incendiario siano state gonfiate le proporzioni, infatti in diversi ambienti cittadini si dice che è stato in realtà dato alle fiamme lo zerbino posto sull’uscio dell’abitazione,effettivamente l’entità dell’incendio non risulta negli atti di indagine. Molti suoi compaesani affermano che abbia pubblicizzato nel modo più eclatante possibile questi racconti al solo scopo di farsi assegnare la scorta, del resto nulla consente di escludere un atto simulatorio.

– un fallito attentato con autobomba ma qui Borrometi viene smentito dagli stessi atti di indagine, non vi è traccia alcuna di questo attentato con autobomba neanche nelle varie intercettazioni telefoniche tra i boss di Pachino

– un misterioso speronamento di cui sarebbe stato vittima in una strada di campagna di cui non si sa nient’altro.

Ad oggi nessuno risulta essere stato punito o indagato per questi episodi.

Nel 2015 il Senatore Mario Michele Giarrusso con un’interrogazione parlamentare rivolta al Ministro dell’Interno chiese addirittura il potenziamento della scorta di Borrometi dicendolo vittima di minacce dei Cavallotti per degli articoli su ItalgaS ma la famiglia Cavallotti da queste accuse fu’ assolta con sentenza irrevocabile.

Quali lezione dovrebbero dare questi finti professionisti dell’ Antimafia ai giovani studenti, dopo il caso del giornalista di Caserta che si faceva dei finti attentati e quello di Candela di ieri quanto tempo dobbiamo ancora attendere perche’ anche questi personaggi spalleggiati per anni da Beppe Lumia vengano smascherati?

E’ ridicolo che dobbiamo ancora assistere a recite interpretate pure male di Paolo Borrometi la vittima martirizzata della mafia, alle sue lacrime e ai suoi interventi studiati e calunniosi verso soggetti non appartenenti alla sua cerchia ma ancor più ridicolo che il Comune di Catania si presti a queste farse.

Dia delle risposte l’ illustrissimo Borrometi faccia luce sulle numerose zone d’ombre presenti su fatti che lo vedono protagonista prima di impartire lezioni di onestà ai giovani.

Di Valeria Micalizzi

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