Sono 13 i magistrati sotto inchiesta nella città di Pirandello: esiste un ‘sistema Agrigento’?

Che Agrigento è l’ultima provincia d’Italia lo si capisce anche per la scarsa rilevanza che in genere si dà a certe notizie. Il fatto che la Procura ed il Tribunale della Città dei Templi si ritrovano con 13 magistrati (per ora solo 13) sotto inchiesta a Caltanissetta, per anni ed anni, anzi decenni, di presunti abusi ed insabbiamenti di importantissime inchieste, non fa notizia! E neanche fa notizia che, probabilmente quegli stessi magistrati, adesso sotto inchiesta, per i quali il Giudice David Salvucci ha respinto una richiesta di archiviazione nei loro confronti, avanzata della Procura nissena, hanno avviato delle vere e proprie campagne persecutorie assai terribili ed inimmaginabili, nei confronti di chi magari denunciava illeciti e truffe miliardarie. Il metodo per insabbiare tutto, a quanto pare, è sempre lo stesso. Prima si perseguitano i poveri disgraziati che osano denunciare dei reati miliardari, reati commessi dai potenti di turno, assicurando loro un trattamento, si fa per dire, di ‘favore’. In questi casi la prassi giudiziaria è la seguente: basta assicurare una corsia preferenziale alle querele ed alle denunce per calunnia che, sempre i potenti di turno, o in alternativa gli stessi magistrati in questione, presentano contro i poveri malcapitati che credono ancora nella Giustizia con la G maiuscola, e l’infame gioco è fatto! Sembra di rivivere sempre la solita trama, quella dell’ultimo romanzo giallo scritto nel 1989 da Leonardo Sciascia dal titolo: ‘Una storia semplice’, da cui due anni dopo è stato tratto l’omonimo film per la regia di Emidio Greco e l’impareggiabile interpretazione del prof. Franzò che nel romanzo, ed ancor più nella trasposizione cinematografica, di fatto è diventato un tutt’uno con Sciascia.  Incommensurabile è stata, come sempre del resto, la capacità del compianto Gian Maria Volonté di calarsi nel personaggio, grazie alle sue innate doti ed alla sua inimitabile carica emotiva. In quel libro, pressappoco, venivano narrate delle vicende analoghe a tante storie di straordinaria ingiustizia che oggi, più di ieri, ci vogliono abituare a digerire senza bisbigliare. Altrimenti sono guai seri. Nel nostro caso non si tratta di morire una volta sola, magari di lupara, ma di morire ogni giorno di malagiustizia. Sciascia ci racconta la storia di un inconsapevole testimone che stava semplicemente facendo il suo dovere, ‘l’uomo della Volvo’.  Ci vuol poco ed il  braccio armato della ‘legge’, praticamente un’associazione a delinquere di cui facevano parte i vertici degli uffici giudiziari e delle forze dell’ordine, da testimone subito lo fanno diventare ‘il colpevole’. Si inscenava così la solita parodia di un crimine inesistente, per occultare i veri crimini, ed ovviamente i veri criminali che, nella fattispecie, avrebbero dovuto essere, ma non lo erano, degli uomini di legge; semplicemente perché erano dei fuorilegge! E dire che non stiamo mica parlando di uno degli ultimi casi del genere, svelato dalla squadra mobile e dagli uffici giudiziari nisseni. Non stiamo parlando del cosiddetto ‘sistema Montante’, di cui mi sono occupato lo scorso anno in un mio libro. Quando si dice che Leonardo Sciascia era profetico, non dobbiamo limitarci alle semplici enunciazioni di principio, ma dobbiamo rileggere, a questo punto, tutte quante le sue opere, per capire possibilmente cosa è successo ieri a Caltanissetta con Antonello Montante, il falso paladino dell’antimafia, protetto da stuoli di magistrati e di alti esponenti delle forze dell’ordine e che, a maggio dello scorso anno, è stato condannato a 14 anni di reclusione. O cosa è successo od ancora sta succedendo oggi ad Agrigento. In questo caso non osiamo e non intendiamo parlare di un ‘sistema Agrigento’. Anche perché, non spetta a noi dimostrare che qualcosa di simile a Caltanissetta è accaduto anche nella Città dei Templi. Se volete farvi un’idea in proposito basta leggere tutte quante le denunce degli ultimi decenni, ‘regolarmente’ insabbiate.

Che ne dite allora di studiare un altro  giallo sciasciano risalente  al 1971?

Altro libro, altra profondissima profezia! Ci riferiamo a: ‘Il contesto’.  A questo giallo, in cui le imposture politiche si sposavano perfettamente con quelle giudiziarie, producendo solo corruzione e morte, si è ispirato Francesco Rosi, dando vita ad un altro sconvolgente film, dal titolo ‘Cadaveri eccellenti’. Alcune importanti scene sono state girate, guarda caso, ad Agrigento ed a Siculiana, il paese dove continua a consumarsi l’affare più maleodorante dell’Agrigentino, quello dei rifiuti.  E’ come se 50 anni fa Sciascia avesse capito  quello che doveva succedere ad Agrigento. Anche se , pensandoci bene, nella terra di Pirandello, le cose sono andate sempre così!  Ma ciò che è più importante è che, il mio più illustre concittadino, aveva capito  il putiferio che avrebbero continuato a scatenare i magistrati immortalati nel suo romanzo, nonché gli odierni  Palamara, Pignatone & company.  Aveva già scritto  il copione ed aveva messo a fuoco le trame e gli intrecci oscuri della cosiddetta giustizia italiana; quella per intenderci che, tre anni dopo la sua morte ha continuato a fagocitare le vite di altri due giudici, Falcone e Borsellino, con i quali Sciascia ha avuto la fortuna, mentre era ancora vivo, di chiarire il famoso equivoco sui ‘professionisti dell’antimafia’. Sciascia aveva capito già 50 anni fa, cosa sarebbero stati capaci di combinare tutti quanti i magistrati che siedono dentro il Consiglio Superiore della Magistratura. E cosa erano e sono ancora capaci di fare in giro per l’Italia!  Quindi, quando assistiamo a delle vere e proprie lotte tra ‘bande’ di giudici, assetati di potere, parlare di un ‘sistema Agrigento’, così come è capitato di parlare, qualche anno fa,  di un ‘sistema Siracusa’, o di un ‘sistema Taranto’, di un ‘sistema Potenza’ e via discorrendo, ci sembra del tutto riduttivo.

E’ un sistema e basta! E’ la solita parodia della giustizia all’italiana, della giustizia degli uomini se preferite. O, per meglio dire, è la storia sbagliata di una profonda ingiustizia che ci assicurano, quotidianamente, certe donne e certi uomini: forti con i deboli e deboli con i forti.

Di sicuro c’è solo che siamo ormai un esercito le persone innocenti, inghiottiti da questo terribile ingranaggio del sistema giustizia o, per meglio dire, da questa giustizia ingiusta.

Anzi  osiamo sottolineare che un intero popolo, il popolo italiano, in nome e per conto del quale molti magistrati, indegnamente, emettono delle sentenze tremendamente inique, non riesce più a fidarsi della Giustizia italiana.