L’imputato non ha interposto appello avverso la sentenza di primo grado. Nei di lui confronti era stata originariamente proposta impugnazione dal Procuratore Generale ai soli fini di un asprimento della pena irrogatagli ma a tale gravame (dichiarato, quindi, inammissibile ex art. 591, comma 1, lettera d, c.p.p.) lo stesso appellante ha rinunciato con conseguente irrevocabilità nei confronti del BIONDINO della sentenza di primo grado escluso ogni effetto estensivo derivante dagli appelli proposti dagli altri imputati nei confronti dei quali è stata peraltro confermata la dichiarazione di penale responsabilità per i fatti contestati.

ONORATO Francesco
Le doglianze del collaboratore di giustizia ONORATO, così come quelle del FERRANTE, sono sostanzialmente incentrate sulla mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche invocate sulla scorta della confessione e delle chiamate in correità, ampiamente rese sulla vicenda.
Incisivo e concreto, in particolare, deve considerarsi il contributo reso dall’ONORATO che, come si è ampiamente sottolineato, ha fornito agli inquirenti dettagli organizzativi importanti e spesso anche riscontrati ab externo, non tacendo nulla sul proprio coinvolgimento nell’azione criminosa e sul ruolo svolto dai complici.
Altrettanto pacifica deve ritenersi l’astratta compatibilità tra il già concesso beneficio della collaborazione (art. 8 dl 152/91 conv. nella legge 203/91) e le circostanze attenuanti generiche, strumenti questi di diversa natura e finalità nonché tendenti ad adeguare su un piano di equilibrio l’entità della sanzione alla gravità della condotta posta in essere.
E’ noto, infatti, che tale diminuente speciale di cui all’art. 8 dl 152/91, ha riguardo essenzialmente all’entità del contributo investigativo e probatorio fornito dal collaboratore definitivamente dissociatosi dal sodalizio criminoso.
Le attenuanti generiche, proprio per la già richiamata funzione normativa, lungi dal costituire un premio da elargire in assenza di elementi negativi (nella specie immanenti per la eccezionale gravità del reato), devono ancorarsi al riconoscimento di connotazioni di segno positivo e cioè ad un quid pluris rispetto al dato oggettivo della collaborazione.
Di ciò peraltro, ad avviso della Corte, il dibattimento non ha consentito di cogliere ex art. 133 c.p. chiare ed univoche indicazioni indipendenti dalla decisione dell’ONORATO di recidere i rapporti con il mondo criminale, alla base dell’ammissione al trattamento premiale che è stata già adeguatamente considerata sotto il profilo sanzionatorio con la concessione della diminuente di cui all’art. 8.
Anche a prescindere dal giudizio di gravità generale dei fatti – che peraltro è evidentemente da confermarsi – deve pertanto condividersi l’orientamento dei primi giudici che hanno negato le attenuanti di cui all’art. 62 bis cp.
Peraltro, valutati gli elementi di cui all’art. 133 cp, può operarsi una riduzione parziale, sia della pena base, che nell’aumento eseguito ai sensi dell’art. 81 cpv. c.p., nell’ambito della ritenuta continuazione.
In tal senso pertanto dovrà essere rideterminata la pena irrogata, ex art. 133 cp, nei confronti dell’ONORATO nei termini seguenti: pena base  anni
17 e mesi 6 di reclusione (lievemente superiore al minimo edittale di anni 15 ed inferiore di mesi 6 a quella stabilita in I° grado di anni 18) diminuita della metà ex art. 8 dl 152/91 ad anni 8 mesi 9, aumentata di mesi 7 (a fronte dei 12 irrogati in I° grado) per la ritenuta continuazione ex art. 81 cpv  e così complessivamente determinata in anni 9 mesi 4 di reclusione.

FERRANTE Giovambattista.
Considerazioni analoghe devono valere anche per la posizione del FERRANTE, il cui appello era, del pari, finalizzato esclusivamente alla concessione delle attenuanti generiche in aggiunta alla già riconosciuta diminuente di cui all’art. 8, d.l. 152/91, conv. dalla l..203/91. Indiscutibile la effettività del contributo reso dal FERRANTE che, come si è ampiamente sottolineato, ha riferito con particolare ricchezza di particolari spesso anche riscontrati ab externo, sulla consegna dell’esplosivo richiesto dal BIONDINO al MADONIA, fornendo così un decisivo impulso alle indagini.
Altrettanto pacifica deve ritenersi l’astratta compatibilità tra il già concesso beneficio della collaborazione (art. 8 dl 152/91 conv. nella legge 203/91) e le circostanze attenuanti generiche, strumenti questi di diversa natura e finalità nonchè tendenti ad adeguare sul piano di equilibrio l’entità della sanzione alla gravità della condotta posta in essere.
E’ noto, infatti, che tale diminuente speciale di cui all’art. 8 dl 152/91, ha riguardo essenzialmente all’entità del contributo investigativo e probatorio fornito dal collaboratore definitivamente dissociatosi dal sodalizio criminoso.
Le attenuanti generiche, proprio per la già richiamata funzione normativa, lungi dal costituire un premio da elargire in assenza di elementi negativi (nella specie immanenti per la eccezionale gravità del reato), devono ancorarsi al riconoscimento di connotazioni di segno positivo e cioè ad un quid pluris rispetto al dato oggettivo della collaborazione.
Di ciò peraltro ad avviso della Corte il dibattimento non ha consentito di cogliere ex art. 133 c.p. chiare ed univoche indicazioni indipendenti dalla decisione del FERRANTE di recidere i rapporti con il mondo criminale, alla base dell’ammissione al trattamento premiale che è stata già adeguatamente considerata sotto il profilo sanzionatorio con la concessione della diminuente di cui all’art. 8.
Anche a prescindere dal giudizio di gravità generale dei fatti – che peraltro è evidentemente da confermarsi – deve pertanto condividersi l’orientamento dei primi giudici che hanno negato le attenuanti di cui all’art. 62 bis cp.
Peraltro può accedersi alla richiesta formulata in via subordinata di operare una riduzione parziale sulla  pena globalmente da irrogarsi, determinata in I grado  in complessivi anni 3 di reclusione e £. 1.200.000 di multa.
Ferma la determinazione nella pena base nei confronti del FERRANTE, che risponde, lo si ricordi, dei soli reati afferenti la detenzione e il porto dell’esplosivo, nella misura di anni 5 di reclusione ed
€ 1032 di multa, diminuita la stessa ex art. 8 dl 152/91 ad anni 2 mesi 6 e € 516, la riduzione sanzionatoria in questa sede, in accoglimento dello specifica istanza difensiva, può riguardare esclusivamente l’aumento per la continuazione contenuta nella presente sede, in mesi 2 di reclusione ed € 84 di multa. Ne consegue che la
pena unica finale da irrogare al FERRANTE è di anni 2 e mesi 8 di reclusione ed € 600 di multa.

 

fonte https://mafie.blogautore.repubblica.it/

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