30Dalle dichiarazioni dei collaboratori risulta che il Riina, anche nel periodo in cui ebbe inizio l’eliminazione fisica dei suoi nemici, finalizzata ad imporsi egemonicamente creando le condizioni per costituire una commissione integralmente filocorleonese, aveva continuato ad indire regolarmente le riunioni della Commissione – cercando di assicurarsene la maggioranza e facendo leva sulla propria abilità dialettica – per continuare a rispettare le regole democratiche dell’organizzazione, perché il principio del rispetto delle regole non era mai venuto meno neanche nei periodi più difficili.
Sul punto appare utile riportare le dichiarazioni di Cucuzza Salvatore e Di Carlo Francesco.
Il primo, partendo dall’omicidio di Graziano Angelo, sottocapo della famiglia di Borgo Vecchio, ucciso per volontà di Bontate e dei suoi alleati senza alcun permesso nella Commissione, ha riferito che anche in quel periodo, per le condanne a morte di personaggi delle istituzioni, era necessaria la deliberazione di quell’organismo centrale (cfr.ud. 28/1/1999):
CUCUZZA: – Bè, io posso dire che sono stato testimone involontario, diciamo, perchè la persona che mi ha combinato in “Cosa Nostra” era Angelo Graziano, sottocapo della famiglia di Borgo Vecchio, ed è stato ucciso per volontà di Stefano Bontate e altri personaggi senza mettersi a posto con la commissione. Perchè allora si poteva farlo e poi riferirlo in commissione se le cose erano di urgenza. E quell’anno, che era, mi pare, il ’77, la commissione decise che tutti i fatti importanti che riguardavano uomini d’onore o comunque persone importanti delle Istituzioni doveva passare della commissione.
P.M. : – Ci vuole spiegare questa decisione? Cioè, lei ci ha spiegato i motivi, . e li comprendo in questo momento con riferimento ad altri uomini d’onore. Nei confronti degli uomini delle Istituzioni perchè era necessario che fosse la commissione a deliberare?
CUCUZZA : – Perchè era una responsabilità che nessuno da solo si può prendere o si poteva prendere, perchè le conseguenze di un fatto così, diciamo, di rilevanza diciamo nazionale, poteva creare spaccature interno a “Cosa Nostra”, perchè poi ci sarebbero state delle reazioni e ognuno, non essendo informato, poteva benissimo attaccare chi aveva fatto questo… questa situazione. Quindi, proprio queste decisioni, quelli di toccare personaggi comunque della vita politica o delle Istituzioni era… era, diciamo, a parte regola, ma era pure prudente fare partecipare a tutti e assumersi le responsabilità di quello che poi poteva succedere.
P.M. : – Lei ci può dire se questa regola, cioè riguardante gli omicidi degli uomini delle Istituzioni, è stata sempre rispettata?
CUCUZZA : – Eh, che io sappia è stata sempre rispettata.
P.M. : – Lei sulla base di quali circostanze, di quali fatti fa questa affermazione?
CUCUZZA : – Bè, perchè quando qualcuno viene lasciato fuori o comunque messo in disparte, significa che è morto, non c’è più. Insomma, o reagisce o muore, perchè se una persona che fa parte della commissione non viene informato preventivamente come tutti gli altri, sicuramente qualcosa non funziona.
Altra conferma proviene dalle dichiarazioni di Di Carlo, che visse in Sicilia fino alla fine dell’anno 1982 (ud.15/2/1999):
P.M.: – … lei più volte ha fatto riferimento alle regole di “Cosa Nostra” e all’osservanza delle regole. Allora io vorrei chiederle: lei, nel corso degli anni di militanza in “Cosa Nostra”, ha potuto constatare l’osservanza di queste regole?
DI CARLO : – E guai a non osservare le regole in quel periodo. Io parlo sempre prima della guerra di mafia, dottoressa Palma. Poi, dall’83 in poi non lo so che succede; no non lo so, so quello che succede più o meno, ma non lo so, visto la… la potenza. Pure non cambiando niente, perchè in “Cosa Nostra” non cambia niente; cambiano gli uomini, però le regole sono quelle.
………
DI CARLO – Poi c’è il fattore che ha più… più potere Riina – va bene? – e ognuno si accoda (invece) qualcuno contestare, per come faceva con Michele Greco e tutti quelli che c’erano dire: “Ma che fa, non possiamo lasciare stare? Ma che fa, si deve arrivare a questo?” Capace con Reina per la paura dicevano subito sì. Questa è la differenza, ma c’erano le persone lo stesso, il governo c’era lo stesso.
P.M. Lei poco fa ha parlato di omicidi eccellenti. Con riferimento
agli omicidi eccellenti, per quella che è stata la sua esperienza quindi concreta in “Cosa Nostra”, lei ha constatato se le regole che  riguardavano gli omicidi eccellenti siano state sempre rispettate?
DI CARLO – Certo che sono state rispettate; e chi si poteva permettere? Non si faceva nemmeno l’omicidio no quello di Cosa. di
“Cosa Nostra”, uomini di “Cosa Nostra”, ma la gente era così preoccupata, nel senso preoccupata di dare conto e ragione alla commissione, al suo capomandamento, che nemmeno toccava più a nessuno di quelli che non erano “Cosa Nostra”, gente normale; figuriamoci un un omicidio eccellente.
P.M. – Ci può riferire, sulla base della sua conoscenza, casi in cui è stata la commissione provinciale di “Cosa Nostra” a deliberare omicidi eccellenti? E ci vuole indicare quali, in quali casi ha stabilito di uccidere queste persone, questi personaggi delle Istituzioni.
DI CARLO   – Ma io posso cominciare da quando nel ’75 già.   che
ancora capo… ’75 – fine ’74, non mi ricordo bene, comunque ’75, mi sembra, quando volevano uccidere il Giudice Terranova. A portare il discorso, perchè c’è sempre uno che lo porta, chi ci interessa, era il capomandamento, sarebbe Totuccio Riina, che lo voleva questo omicidio Luciano Liggio. Nel ’75 le cose nella commissione erano un pò differente, coordinatore era Badalamenti all’inizio del ’75, filo corleonesi ce n’erano di meno, non c’erano man… due – tre mandamenti, che poi sono diventati intimi con Totuccio Riina, e Badalamenti si è imputato di dire no; Badalamenti, Stefano Bontade, Gigino “‘u pizzuto”. Tantissime persone più moderate. Infatti non si è fatto perchè c’hanno detto: “Altrimenti ci dici al mio compare – che era Badalamenti, rivolgendosi a Luciano Liggio – ci fai sapere al mio compare che siamo usciti adesso di galera, di confino, in mezzo ai guai. Ci rimettiamo nei guai ammazzando una persona dello Stato?” Perchè in quel periodo non era solo Giudice Terranova, in quel periodo era vicesegretario della commissione, là, che cosa era; commissione antimafia, era il vice, perciò aveva una carica istituzionale.Un politico eletto nel Partito Comunista. Insomma, sarebbe stato un… Dici: “A meno che se lo fa fuori della Sicilia, là pensano magari sono stati i terroristi”. E così, ma subito la commissione qualsiasi cosa, specialmente a livello di Stato. Poi c’è stato il colonnello Russo,  poi c’è stato il… il giornalista, c’è stato il politico Riina… Reina, con la E, non Riina, perchè Riina… Reina, Michele Reina si chiamasse; c’è stato il capitano Basile, c’è stato… prima del capitano Basile c’è stato nel ’79 finalmente il Terranova, perchè ha avuto la maggioranza, poteva fare e sfare di più nella commissione, chi aveva richiesto l’omicidio Terranova; infatti muore… muore il Vicequestore Giuliano, perchè ha scoperto l’appartamento di via Pecore Gerardi, di Bagarella. Sempre voluti da loro, però nella commissione andavano, non si… non si parla oggi di questo…
P.M.- Senta, quindi sostanzialmente lei ha detto che quando c’era il triunvirato la decisione di uccidere Terranova non passò. No, no, chiedo scusa, che in commissione la decisione di uccidere Terranova inizialmente non passò e poi passò nel ’79.
DI CARLO : – Certo.
P.M.- Lei ha avuto conoscenza della deliberazione e come mai alla fine Terranova… cioè, fu dato il via per uccidere il dottore Terranova?
DI CARLO – Ma certo, perchè nel ’75 non è passato perchè avevano minoranza e Badalamenti era Badalamenti nel ’75 e Bontade era Bontade, come altri. Nel ’79 già Badalamenti è fuori di “Cosa Nostra” addirittura, perchè succedono tante cose. Stefano Bontade (è molto) debolito per tutta una situazione di cose. Mandamenti avevano aumentato, avevano aumentato però a favore di Reina. Reina si sentiva una potenza in quel periodo, aveva debolito tutto, specialmente aveva messo fuori a Gaetano Badalamenti, Stefano Bontade con la coda in mezzo le gambe, scusate l’espressione. Certo, al ’79 passa e mi ricordo che era felice e contento e poi l’hanno fatto.”””””
Il collaboratore ha fornito un esempio concreto del principio di rispetto delle regole, in virtù del quale nel 1975 il mancato raggiungimento della maggioranza aveva precluso l’esecuzione dell’omicidio del giudice Terranova , deliberato per contro nel 1979 per i mutati rapporti di forza all’interno dell’organismo di vertice.
Alla domanda se il Riina avesse violato le regole di funzionamento della commissione, il Di Carlo ha fornito le seguenti precisazioni :
DI CARLO – Reina regole non ne violava, Reina violava qualche regola quando … sapeva se era qualcuno di “Cosa Nostra” che avrebbe potuto prendere il fucile per venirci a sparare a noialtri, e allora segretamente quelli più intimi andavamo ad ammazzarlo e poi cercavamo con gli altri per vedere chi era stato, com’è stato per Di Cristina e altri. Ma leggi Reina non ne violava su quelle cose che lui, anzi, si vantava; che solo i corleonesi si toglievano … le spine dei dita, ammazzando gente che ci avevano fatto male, a gente che arrestavano persone. Perchè per loro questa gente non doveva arrestare, questa gente… il colonnello Russo si doveva fare… non lo so che doveva fare. Come il capitano Basile: appena ha toccato i corleonesi subito ha detto … a Michele Greco che si doveva togliere questo pensiero, perchè era andato ad arrestare il capitano Basile a Bologna due dei corleonesi, della propria famiglia di Reina. Questi erano. Ma non saltava le regole, si saltavano i regole quando dovevano fare posizione dentro “Cosa Nostra”. Di ammazzare qualcuno senza fare sapere niente.
P.M. – Volevo tornare un attimo sull’omicidio del dottor Terranova. Le volevo fare una domanda specifica: lei sa se poco prima dell’omicidio, che lei ha già detto essere avvenuto nel ’79, vi fu una nuova riunione della commissione per decidere su quel fatto delittuoso?
DI CARLO : – Sì che lo so, me l’hanno detto. Non… non mi ricordo se ero quella mattina andato a Favarella, però mi ricordo, se n’è parlato con più di uno dei capomandamento. Ma l’avevo… non è stato giorni prima, è stato molto prima.
P.M. – Lei non ricorda con chi ne parlò? Chi le disse che quella volta era passata la decisione di uccidere il dottor Terranova?
DI CARLO – Ma prima ne ho parlato… perchè parlando di quella volta ne è passa… era passata, mi sembra che ne ho parlato addirittura direttamente con Reina, ma anche con Bernardo Brusca; ne ho parlato  sia prima e sia dopo, perchè io quel giorno proprio che è morto Terranova non c’ero a Palermo. L’indomani mi vedo con Bernardo Brusca e … ci chiedo così, no per chiedere, più o meno chi l’aveva fatto, visto che era nel mandamento di ‘u zù Ciccio. E mi ha dato la risposta che mi ha dato.
P.M. : – Sempre in riferimento agli omicidi cosiddetti eccellenti, lei ricorda quando fu ucciso il Procuratore Costa?
DI CARLO – Sì, mi ricordo, è stato il 6 agosto dell’80, mi sembra. P.M. – Lei ha conoscenze su questo omicidio? Mi riferisco naturalmente al problema se anche per quell’omicidio intervenne delibera della commissione o meno.
DI CARLO – Pure essendoci già nella commissione, come dire, una… una situazione, infatti dopo mesi o sei mesi, quando è stato, ha cominciato nell’81 a succedere quello che è successo. Pur essendoci quello che era là nel… nell’80, mi ricordo che era stato l’Inzerillo e Bontade a chiedere questa situazione nella commissione, per quello che mi hanno raccontato. Anche un altro capomandamento, Rosario Riccobono, mi ha raccontato tutto e … il suo sottocapo, che in quel periodo eravamo quasi sempre assieme, perchè stavamo facendo un traffico; infatti poco fa ho detto che avevo dato quasi 500 miloni, 300 mila dollari.
P.M. – Chi era il sottocapo di Rosario Riccobono? DI CARLO – Salvatore Micalizzi.
P.M.- E queste persone cosa le hanno raccontato sulla deliberazione dell’omicidio del Giudice Costa?
DI CARLO – Il fatto che là … l’aveva chiesto Totuccio Inzerillo perchè non so quanti mesi prima ci aveva arrestato quasi mezza famiglia; mezza famiglia di “Cosa Nostra”, a parte che ce ne aveva pure di sangue, mi sembra. E responsabile ritenevano il Procuratore Costa, perchè si era sparsa la voce tramite funzionari di Polizia, tramite qualche avvocato che avevano loro, propri avvocati difensori, ci dicevano non c’era niente nel processo e il Procuratore si aveva preso questa responsabilità, mentre i Sostituti non avevano voluto firmare. E allora Inzerillo impuntava i piedi dicendo che era una cosa personale, con Michele Greco ed altri, ma da parte dei corleonesi ha trovato spazio, perchè erano contenti quando cominciavano ad ammazzare persone dello Stato. Loro avevano sempre quella idea, erano stati criticati per richiedere questi discorsi, perciò una volta che lo richiedevano proprio gli avversari erano felicissimi.
P.M. – Quindi, lei dice: “Fu portata in commissione da Inzerillo”. Ma le volevo chiedere: per quello che è a sua conoscenza, intervenne la decisione della commissione per l’omicidio Costa?
DI CARLO – Eh, se si porta non è che possono fare… altrimenti non l’avrebbe fatto. Se si porta, una volta che… sa, o se l’avrebbe fatto non avrebbe saputo mai niente nessuno e l’avrebbimo cercato chi poteva essere stato. Tutti quelli di “Cosa Nostra”. Ma una volta che si porta e che si avvisa la commissione non è che si ci porta e poi si fa o vuole… o se vuole o non vuole.”””””
Addirittura per alcuni omicidi eccellenti il Di Carlo, nel ribadire l’osservanza del principio del rispetto delle regole, ha riferito che non soltanto la Commissione provinciale, ma addirittura quella regionale era stata investita della deliberazione, fornendo l’esempio dell’omicidio del Presidente della Regione, Piersanti Mattarella.
P.M. – Senta, per completare un poco il quadro degli omicidi eccellenti, diciamo, di poco precedenti quello di cui ci stiamo occupando, le volevo chiedere, sinteticamente, chiaramente, se lei sa per l’omicidio Mattarella, il presidente della Regione Mattarella, se intervenne una decisione della commissione provinciale di “Cosa Nostra”.
DI CARLO – Ma quella, per quello che mi risulta, io pensavo che era quella provinciale, ma poi, in seguito, per discorsi che sono nati, Carmelo Colletti mi dice che era stato messo al corrente, per situazioni che non so se vuole che glielo spiego, mi ha detto, dice: “Ma come? Perchè Stefano si lamenta?” Che ancora c’era vivo Stefano Bontade. “Veramente – dici – non siamo stati tutti d’accordo? – Dici – Perchè adesso dice che ci stiamo rovinando tutti, fra un pò siamo tutti rovinati?” E da là ho saputo che era pure la commissione regionale che l’avevano informata Carmelo Colletti, Nitto Santapaola, che c’era “cavadduzzu” in quel periodo come… Nitto Santapaola era il rappresentante, ma come capomandamento era suo cugino.””””””
Come sopra ricordato, l’estromissione di Badalamenti determinò la nomina a capo della commissione di Greco Michele, concordemente definito dai collaboratori personaggio debole e poco autorevole, non in grado di ricostituire l’omogeneità dell’organizzazione e ristabilire il rispetto della regola della collegialità delle deliberazioni.
Ben presto i corleonesi riuscirono ad assicurasi il controllo egemonico della organizzazione attraverso l’eliminazione di tutti i componenti avversi, sostituendoli con uomini di fiducia.
In particolare, l’assenza dall’Italia di Salamone Antonino determinò la cooptazione in seno alla commissione di Brusca Bernardo, molto vicino al gruppo dei corleonesi, il cui maggiore esponente, Riina Salvatore poteva contare anche sugli stretti rapporti di amicizia con Geraci Nenè, capo mandamento di Partinico, e Madonia Francesco, al punto che il figlio di questi, Giuseppe, appena sedicenne fu affilato a Cosa Nostra avendo come padrino proprio il Riina.
Occorre adesso esaminare i fatti che precedettero la costituzione di quella compatta ed omogenea commissione provinciale di cosa nostra che si insediò nel gennaio 1983, consentendo la realizzazione di una sostanziale unità di intenti intorno alla figura di Riina.
Il collaboratore Cucuzza (cfr. ud. 28/1/1999), ha parlato di una guerra fredda fra fazioni all’interno della commissione: da una parte Riina, Gambino Giuseppe Giacomo, Greco Michele, Greco Pino ed i Madonia e dall’altra Badalamenti, Bontate ed Inzerillo. Ha riferito, inoltre, di scontri dialettici che culminarono nella condanna a morte del Riina da parte della fazione contrapposta, non portata a termine per la soffiata di qualcuno degli uomini di Inzerillo, precisando che il Riina aveva vinto tutte le battaglie in commissione.
Appare opportuno riportare integralmente alcuni brani significativi delle sue dichiarazioni:
CUCUZZA – Bè, io posso dire che… intanto com’è iniziata. È iniziata perchè intanto c’era una spaccatura in “Cosa Nostra”, non propriamente guerra, comunque una guerra fredda tra due fazioni, che erano quelli di… di Totò Riina da una parte e Gaetano Badalamenti dall’altra con Stefano Bontate, Inzerillo, alcuni dei Greco, Greco di Ciaculli. Poi da questa parte c’era Riina, Giuseppe Giacomo Gambino, Michele Greco, Pino Greco, i Madonia. Insomma, c’erano queste … due blocchi che si fronteggiavano in commissione. C’erano degli scontri dialettici e all’inizio degli anni ’80 questo gruppo, gruppo di Riina primeggiava in commissione, tanto che alcuni mandamenti, si verifica nei primi anni ’80, si sono organizzati diversamente, com’erano tanti anni prima. Per esempio, se fu costituito il mandamento di Porta Nuova, che era, diciamo, quello di Palermo centro; fu costituito il mandamento di Resuttana, che prima era accorpato a quello di Rosario Riccobono. Altri mandamenti sono ritornati come erano molto tempo prima, perchè in commissione c’erano argomenti portati da Salvatore Riina che facevano presa, comunque aveva la meglio in commissione… Tanto che poi succede che nel ’78, per un errore fatto da Gaetano Badalamenti, qui non sto a dilungare, sulla morte di Di Cristina, succede la morte di Ciccio Madonia, il padre di Pippo Madonia di Caltanissetta, estromettono Gaetano Badalamenti e questo dal ’78 in poi cerca di fomentare, di creare qualche situazione contro Totò Riina, e trova alleati Stefano Bontate, Inzerillo, Buscetta, che poi si aggrega a questo gruppo, Nicola Greco, Pino Greco. Insomma, questo è l’inizio. E decide Stefano Bontate di uccidere Totò Riina, avendosi prima coperto le spalle, avendo un gruppo dietro di sè, di uccidere Riina in commissione addirittura e poi spiegarne i motivi. Solo che è successo che … dall’altra parte qualcuno vicino a Inzerillo, credo, o comunque… oppure a Stefano Bontate, rivela tutto a Totò Riina.Totò Riina, sapendo questo, fa le contromosse e qui succede la guerra, perchè si aspetta il momento buono e si uccide prima a Stefano Bontate. E quindi questa è la guerra, così comincia. Quando è finita, bè, si può dire che il grosso nell’83 già tutti quelli perdenti sono tutti  scappati  e  diciamo  che  non  c’è proprio  una  vera  e propria guerra.  si
cominciano  a rassettare alcune cose interne, quindi poi  questo tutta la…
in sintesi, diciamo, poi…
…………………
P.M. – E infatti. La domanda specifica è questa: nel corso di questa guerra… Lei intanto… è una domanda superflua, però purtroppo gliela devo fare. Lei ha parlato di commissione. Io vorrei sapere se negli anni ’80, nei primi anni ’80, questa commissione provinciale di “Cosa Nostra” funzionava regolarmente.
CUCUZZA – Prima della guerra di mafia?
P.M. – Prima della guerra di mafia.
CUCUZZA – Certo, perchè tutte le battaglie che ha vinto Totò Riina le ha vinte in commissione prima. Era questa prima la disputa. Là si faceva.
P.M. – Durante la guerra di mafia cos’è successo?
CUCUZZA- Bè, durante la guerra di mafia diciamo che .. la parte in guerra decise, la parte più… diciamo, più stretta, quelli che più comandavano, quelli che avevano in mano la situazione della guerra hanno deciso di sopprimere tutti quelli che erano, secondo loro, contrari. Quindi, poi c’è stata una nuova maggioranza, diciamo, altre… dopo la guerra si costituì il mandamento, quello di… di Totò Riina, quello dei vincenti.”””””
Anche Brusca Giovanni ha riferito della contrapposizione di due distinte fazioni, del progetto omicidiario di Bontate nei confronti del Riina, fallito per il tradimento di Montalto Salvatore e Buscemi Salvatore, di dissapori collegati ad affari illeciti, al traffico di stupefacenti ed a questioni di interesse politico, precisando che una delle accuse che il Riina muoveva agli avversari era proprio il mancato rispetto delle regole, che viceversa egli continuava a rispettare.
Ha inoltre dichiarato che, conclusasi con la vittoria del Riina la sanguinosa contrapposizione, tra la fine del 1982 e l’inizio del 1983 erano state ridisegnate le famiglie ed i mandamenti, premiando per la loro fedeltà ed il contributo rilevante al successo della linea del vincitore, il Gambino, Ganci Raffaele, Madonia Francesco, Buscemi Salvatore e Montalto Salvatore, che avevano assunto la carica di capomandamento, rispettivamente, di San Lorenzo, della Noce, di Resuttana, di Boccadifalco e Villabate, nonché Calò Giuseppe, Motisi Matteo e Rotolo Antonino.
Il Brusca ha rivendicato un preciso ruolo operativo nel corso di quella campagna di sterminio degli avversari, unitamente a Madonia Antonino, Ganci Raffaele ed i figli, Buscemi Salvatore e Montalto Salvatore.
Sul punto il collaboratore ha dichiarato quanto segue (ud. 1/3/1999):
BRUSCA – Cioè, questi contrasti all’interno. E perchè Salvatore Riina, per esempio, contrastava il Badalamenti, il Bontade, Inzerillo, che allora avevano dato un appoggio al cosiddetto caso Sindona… tutta una serie di fatti  che  Salvatore  Riina  non  condivideva  e  sapeva  e  loro andavano avanti senza portare avanti… cioè, senza fare sapere a tutta l’organizzazione “Cosa Nostra” cosa loro stavano facendo.
Quindi, c’erano queste… tutti questi giochi sotto banco, che a un dato punto scoppiò con la guerra di mafia.
P.M. – Questo mancato rispetto, secondo quello che dice lei, in queste occasioni, della regola della deliberazione della commissione, ha avuto una qualche influenza sul nascere della guerra di mafia?
BRUSCA- Ma era uno… uno dei motivi per cui si scoppiò la guerra di mafia, perchè Salvatore Riina accusava proprio il clan avversario, che non rispettavano le regole di “Cosa Nostra” e facevano tutto di testa loro, secondo quello che diceva Salvatore Riina.
E con quello che ho detto, per quello che sapevo, perchè io sapevo questa parte, non conoscevo l’altra… l’altra parte, cioè quindi fu opera di scontro perchè non c’erano più le regole, cioè non si rispettavano più le regole.
E, ripeto, come ho detto in altre occasioni, uno dei motivi per cui si andò alla guerra di mafia è perchè non si rispettavano più le regole.
P.M. – E cioè, cosa vuole dire? Chi è che… c’era una fazione che voleva il ripristino di queste regole in partico…?
BRUSCA – Ma uno… uno di quelli che propria rispettava e pretendeva il rispetto delle regole era Salvatore Riina.
P.M. – Questa guerra di mafia quando ebbe termine?
BRUSCA – La guerra di mafia, per quelle che sono le mie conoscenze, non ha avuto mai termine, perchè ancora ci sono degli elementi che vanno ricercati, chi ne ha la possibilità di poterli ricercare e trovarli, se si trovano. Uno è stato arrestato, che è Giovannello Greco, però all’interno di “Cosa Nostra” poi, quelli rimanenti in Sicila, bene o male, una sistemazione… cioè, … una sistemazione interna la… si è data con .. i ricomponimenti delle famiglie, cioè .. un equilbrio già è stato dato, anche con l’occhio a questi scappati o altre persone che potevano ritornare a commettere reato o a vendicarsi, secondo … le sue conoscenze o i suoi fatti che a loro… gli venivano accusati.
P.M. – Quando lei parla di ricomposizione delle famiglie, parla di ricomposizione … delle famiglie dopo che cosa?
BRUSCA -… dei capimandamento. Cioè dopo che tanti capimandamento erano stati uccisi, alcuni mandamenti sciolti… cioè, i mandamenti sciolti, c’è reggenza… che era un pò… si era un pò scombussolata la provincia palermitana e … altre province, quella che si ricompose .. fu la provincia palermitana e poi tanti altri .. capiprovincia si sono riassettati e a Palermo sono stati fatti .. nuovi capimandamenti, nuovi mandamenti e avvenne fine ’82 – inizio ’93.
P.M. – Inizio ’83. BRUSCA – ’83, sì.
P.M. – Senta, intanto nella guerra di mafia vera e propria, .. in tutta quella serie di omicidi che, è un fatto notorio, ci furono tra l’81 e l’82, quali sono stati i soggetti e le famiglie che si sono alleate con la fazione corleonese e che materialmente davano un apporto maggiore all’eliminazione dei nemici?
BRUSCA- Ma quelli vicini a Salvatore Riina, a cominciare di quelli di San Giuseppe Jato, Giuseppe Giacomo Gambino, che poi divenne capomandamento… San Lorenzo; Raffaele Ganci, la Noce, che prima non era capomandamento, lo divenne dopo; i Madonia di Resuttana, all’interno della famiglia di Passo di Rigano o Boccadifalco, come si vuol chiamare, che all’inizio c’era Salvatore .. Inzerillo, quando questo venne eliminato, venne eliminato subito, la reggenza venne data a Buscemi, a Salvatore Buscemi e a Montalto se non ricordo male, anche se poi a Montalto gli fu dato il mandamento ex Bagheria, cioè Villabate, perchè prima il mandamento era Bagheria, poi fu da Bagheria spostato a Villabate e gli fu il dato il mandamento.
Cioè, quindi tutte queste persone erano con Salvatore Riina e davano la vita per Salvatore Riina. Cioè… Giuseppe Calò, che era uno di quelli assieme a Salvatore Riina, che inizialmente doveva morire e poi tutta  una serie di persone … che man mano si scoprivano e venivano eliminati. Comunque, in quel momento, che io mi ricordi, erano questi: Matteo Motisi, con Matteo Motisi e con… come si… chiamato “baffalo”, Giuseppe Ro… Antonino Rotolo.
P.M. – Come si era appresa, da parte vostra, diciamo, da parte della fazione corleonese, la notizia che l’altra fazione voleva eliminare, stava preparando l’uccisione di Salvatore Riina e Pippo Calò?
BRUSCA- E si apprese, le prime notizie li ha fatte avere a Salvatore Riina il Giuseppe Montalto… Salvatore Montalto, credo assieme al Buscemi, ma non preciso che volevano uccidere lui, dici: “Ma vedi che c’è in atto qualche cosa di grosso e di pesante” e siccome Salvatore Riina aveva ricevuto degli appuntamenti, a questi appuntamenti .. non c’è voluto andare e si capì che il progetto era .. nei suoi confronti, di Giuseppe Giacomo Gambino e Giuseppe Calò. Perchè dico questo? Perchè Salvatore Riina aveva fatto un traffico di droga assieme all’Inzerillo e l’aveva invitato con Giuseppe Giacomo Gambino a andarsi a ritirare i soldi. Siccome Salvatore Riina era venuto a conoscenza di questo progetto omicidiario nei suoi confronti o perlomeno c’era un progetto grosso in atto, lui non c’è voluto andare.
Dopo… poi si è scoperto che addirittura quello è stato un secondo tentativo, perchè un primo tentativo lo avevano fatto all’uscita della Favarella, di Michele Greco, solo che in quell’occasione, Salvatore Riina di questo fatto se ne vanta sempre, che invece di prendere la solita strada in quell’occasione cambiò strada e non fu eliminato per questo motivo. Ma già i primi tentativi sono stati fatti, cioè è stato fatto in quell’occasione. Il secondo quando gli avevano dato l’appuntamento.
Ma da lì a poco noi abbiamo ucciso Stefano Bontade e da lì poi tutto il resto, a cominciare da Inzerillo e c’è stata poi una mattanza non indifferente.
P.M. – Quindi, in occasione dell’invito che Inzerillo aveva fatto a Riina di andarlo a trovare per spartire il provento del traffico di stupefacenti, chi è che fece sapere a Riina che era meglio non andare?
BRUSCA – Il Montalto, Salvatore Montalto. Cioè, mancava solo il nome, si capiva che era per… per lui, perchè già all’interno di “Cosa Nostra” si vedeva che c’era tensione a duemila all’ora. Cioè, di duemila watt, no duemila all’ora, cioè, c’era quest’alta tensione.
P.M. – La mano esecutiva in questa guerra di mafia, senza fare riferimento chiaramente ai singoli omicidi, ma in genere c’erano dei soggetti, dei killer che più degli altri andavano sparando contro la fazione nemica?
BRUSCA – Ma allora c’era Giuseppe Greco “scarpa”, c’era Antonino Madonia, c’ero io, per quello che potevo ero sempre nel mezzo, Raffaele Ganci con i suoi figli, Buscemi, c’era Montalto, c’erano .. un pò tutti, eravamo tutti a disposizione; poi c’era il Marchese, ci siamo messi tutti,
… chi per un verso e chi per un altro verso, un pò tutti a dare la guerra … contro a questo gruppo.”

Fonte mafie blog autore repubblica

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