Per 13 anni sono stato il primo cittadino di Racalmuto, il paese di Leonardo Sciascia. Mi hanno proposto di dare un contributo a sostegno di un galantuomo, il candidato sindaco di Agrigento Franco Miccichè. Ho subito accettato, perché ad Agrigento ho fatto il Liceo, ho tanti amici e parenti. Perché Agrigento, ‘la più bella città dei mortali’, come amava definirla il grande poeta Pindaro, è anche la mia città, dove ho trascorso gli anni più belli della mia vita. E’ stata il luogo ideale dei miei primi amori, un meraviglioso palcoscenico di vita vissuta all’insegna degli entusiasmi giovanili.
Mi hanno proposto di candidarmi nella lista Vox, del giovane Filosofo Diego Fusaro che, in questi anni, ho avuto modo di conoscere ed apprezzarne le sue incommensurabili capacità di restituirci una rinnovata voglia di Futuro. Futuro per i giovani, per coloro che non ce la fanno più, per chi ha idee e non riesce a concretizzarle, perché costretto a scontrarsi con una classe dirigente inadeguata, impreparata, insensibile e poco propensa a favorire le persone più intraprendenti, per paura di perdere il potere.
E già, il potere!
Che non significa il potere di fare, il potere di togliere i rifiuti dalle strade, il potere di risolvere il problema dell’inquinamento dello splendido mare agrigentino, il potere di aiutare i tanti giovani e meno giovani, tutti quanti disoccupati; i diversamente abili, le famiglie, gli operatori turistici, gli albergatori, i ristoratori, i baristi, i commercianti, gli artigiani, gli imprenditori dell’edilizia, gli industriali, quei pochi che sono rimasti. No, il potere, in modo particolare nell’ultimo decennio, ad Agrigento, è stato esercitato da due soggetti, che hanno la faccia tosta di ripresentarsi, dopo che hanno trascinato la città in mezzo ai rifiuti ed in mezzo ai liquami fognari. Non sono neanche riusciti a garantire un minimo di pulizia, costringendo però gli Agrigentini a pagare le tasse su rifiuti ed acqua che sono tra le più care d’Italia. Costringendo un’intera popolazione a vivere nello schifo che più schifo non ce n’è.
Figuriamoci a cosa continuerà a servire l’esercizio del potere a questi due ‘vermi dello stesso formaggio’ che a me sembrano il gatto e la volpe della favola di Pinocchio. Hanno il coraggio di ripresentarsi al cospetto degli agrigentini. Forse perché devono continuare la loro opera di devastazione ambientale ed economica.
Cosa potranno fare se non continuare a tartassare i cittadini per favorire i soliti noti!
Altro che politica come servizio, altro che finanziamenti europei per risolvere il problema del riutilizzo dei rifiuti differenziati, od ancora della depurazione dei liquami fognari, tutti quanti riversati nei torrenti ed a mare.
Dove sono stati nell’ultimo decennio i due ‘Dioscuri’ di Palazzo dei Giganti? Erano affaccendati a trovare qualche sistemazione lavorativa del tutto personale od a trovare degli ingenti finanziamenti per questo o quel Castello. Sono stati solo buoni a procacciarsi qualche lauto incarico ed un bel pò di milioni di euro dall’ENEL.
E per Agrigento e gli Agrigentini: nisba!
Lacrime e sangue, povertà, disoccupazione e verbali di polizia a tutto spiano.
Agrigentini, volete che uno dei due ‘Dioscuri’ continui a farvi morire di fame ed a perseguitarvi?
Ed allora, rivotateli…
Ma se abbiamo un sussulto di dignità, allora è il caso di cambiare una squadra di soggetti che hanno trascinato la Città dei Templi, la Città di Pirandello, in fondo a tutte le classifiche che servono a misurare il grado di vivibilità e le condizioni economiche di tutti i capoluoghi di provincia d’Italia!
Franco Micciché, se voi lo volete, con il sostegno del filosofo Fusaro, grazie ai numerosi cittadini ed imprenditori che vogliono cambiare rotta assieme a noi, siamo certi che ce la farà. E se ce la fa lui, ce la fa tutta Agrigento.
Ce la fa a risollevarsi dal torpore e dalla rassegnazione in cui ci hanno trascinato gli ultimi due personaggi in cerca d’autore che il 5 ottobre, finite le elezioni, lasceremo che badino ai loro affari di famiglia, piuttosto che continuare ad impoverire ed a mortificare i cittadini agrigentini.
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