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Sempre il gen. Cancellieri ha aggiunto che in considerazione di quella finalità investigativa, quando si scoprirà che non vi era alcun servizio di osservazione in atto su via Bernini, non avvertì la necessità di riparlare della perquisizione eseguita il 21 gennaio, sulla base di un presupposto inesistente, in quanto quell’operazione “andava comunque fatta”.
Le superiori emergenze, quindi, portano a ritenere che l’Arma territoriale agì in quell’occasione in piena autonomia, nell’intento di rendere un servizio al ROS ma senza interloquire ed interagire con il medesimo.
In proposito, il Collegio osserva che la mancanza di raccordo tra i due organismi debba essere valutata tenendo conto del fatto che ciascuno, all’epoca in oggetto, conservava e proteggeva gelosamente le proprie prerogative ed era impegnato a portare avanti il proprio filone di indagini.
La prima sezione del raggruppamento, sin dal giorno dell’arresto di Riina, si occupò di eseguire gli accertamenti e le analisi di riscontro sul materiale sequestrato, al momento della cattura, al boss corleonese ed al Biondino, consistente in decine di fogli manoscritti, i cd. “pizzini”, ed altra documentazione, i cui risultati furono relazionati all’a.g. con note del 22 e 26.1.93; avanzò richieste di intercettazione telefonica in relazione a decine di utenze riconducibili a società o a persone fisiche menzionati, direttamente od indirettamente, nei sopradetti “pizzini”; collaborò ad accertamenti di carattere societario e patrimoniale sui fratelli Sansone (cfr. nota 26.1.93 all. n. 28 doc. difesa De Caprio; deposizioni dei testi Obinu e Caldareri).
In merito a questi ultimi, nei giorni successivi all’arresto, il cap. De Donno ricevette l’incarico da parte del vicecomandante operativo Mori di costituire un gruppo, con componenti sia del ROS che della territoriale, che avrebbe dovuto occuparsi di indagare in via esclusiva sulla struttura economico- imprenditoriale dei Sansone e sugli interessi riconducibili a “cosa nostra”, ma non ebbe il tempo di avviare, dal punto di vista operativo, le attività in quanto, come detto, ai primi di febbraio i Sansone furono arrestati.
Il Nucleo Operativo proseguiva, invece, l’attività di riscontro sulle ulteriori propalazioni del Di Maggio ed era impegnato, specificatamente il gruppo 2, nelle operazioni di ascolto delle utenze intestate ai Sansone, tra cui quella di via Bernini, operazioni che cessarono il 20.1.93 – lo stesso giorno in cui venne deliberata la perquisizione al “fondo Gelsomino” – giusta decreto di revoca dell’Autorità Giudiziaria (cfr. all. n. 27 doc. difesa De Caprio).
Inoltre, doveva essere localizzata, all’interno del complesso, la villa dalla quale Salvatore Riina era uscito e dovevano svolgersi i necessari accertamenti in merito allo stato dei luoghi nonché alla proprietà del residence e delle varie unità immobiliari che lo componevano.
Con nota del 26.1.93, pervenuta in Procura il giorno seguente, il ROS inviò le riprese filmate, con allegate relazioni illustrative, relative ai giorni 14 e 15 gennaio 1993, che furono visionate – ha riferito il dott. Patronaggio – dal sostituto procuratore dott. Vittorio Teresi, il quale, constatante l’interruzione lo stesso giorno dell’arresto di Riina, espresse ai colleghi, in diverse riunioni ed alla presenza dello stesso teste, le sue perplessità in merito.
Bisognava capire – ha riferito il teste – cosa era successo, ma nessuno lo chiese al ROS.
Anche alla riunione del 26 gennaio in procura non presero parte gli imputati e difatti, come si legge nella nota del 12.2.93 del dott. Caselli, alcuni ufficiali dell’arma, alla presenza del dott. Aliquò e di altri magistrati nonché della sezione anticrimine, “affermarono, sia pure non in termini di certezza, dato che essi non seguivano direttamente questo aspetto delle indagini, che ogni attività di controllo era forse cessata da tempo”.
L’istruzione condotta ha consentito di accertare che gli ufficiali presenti furono il gen. Cancellieri, il col. Sergio Cagnazzo, nonché il magg. Balsamo ed il cap. Minicucci, e che fu proprio il col. Cagnazzo a prospettare che, probabilmente, c’erano stati dei problemi circa l’osservazione e che, forse, la stessa non era più in corso già da diversi giorni.
Sul punto il teste Cagnazzo ha affermato di non avere il ricordo di quella riunione ed ha negato di avere espresso dubbi in ordine alla sussistenza del
servizio di osservazione in quanto era certo, sino al 30 gennaio, quando il cap. Minicucci gli riferì che il servizio era stato abbandonato da tempo, che l’attività continuasse, ma è stato contraddetto dalle concordi risultanze testimoniali rese da coloro, sopra già citati, che vi parteciparono.

Fonte mafie blog autore repubblica

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