MAFIA-ANTIMAFIA E CRISI DELL’ANTIMAFIA

Per capire di più sul tema della crisi dell’Antimafia occorre leggere autori come Umberto SANTINO che raccontano, anziché solo pretendere di spiegare, cosa siano la mafia e l’antimafia.

Per discutere di mafia, ci spiega Santino “occorre l’accettazione che la Mafia non è un corpo estraneo al contesto sociale ed istituzionale” e che “fa parte del suo identikit l’interazione con settori delle istituzioni e della società”.

Seguendo dunque la sua impostazione possiamo trarne la conclusione che la mafia, il suo metodo, le sue connivenze possono annidarsi in tutti i settori dello Stato e della società. Non ci sono istituzioni e pezzi di società immuni dal rischi di contaminazione mafiosa.

Santino ci spiega inoltre come “ il giudizio negativo sulla mafia” si fonda essenzialmente sul “ricorso alla violenza” utilizzata per “risolvere la conflittualità interna” e per conquistare spazi esterni.

Partendo da questo assunto possiamo perciò affermare che la mafia diviene molto più pericolosa ed insinuante quando riesce a farsi spazio nelle istituzioni senza ricorrere alla violenza: perche è in quel modo che riesce a scomparire alla vista dei cittadini perché il giudizio negativo su di essa di fonda proprio sulla violenza.

L’antimafia dal canto suo è sempre stata l’attività di denuncia del rapporto tra la mafia e il potere. Ne consegue che chi fa antimafia non può gestire potere, altrimenti di troverà in un conflitto di interessi. Santino definisce i movimenti antimafia “come gruppi di pressione, di opinione, che vogliono interloquire con altri gruppi, le istituzioni

e lo Stato o semplicemente manifestare pubblicamente la propria indignazione.”

L’antimafia è dunque impegno gratuito, spontaneo, disinteressato.

Se qualcuno utilizza l’antimafia come veicolo per giungere al potere nascono i problemi.

E’ da qui che nasce la crisi dell’antimafia; da qui il negazionismo sui rapporti tra mafia e istituzioni; da qui gli scetticismi sul concorso esterno e il profilo basso sui comportamenti dei colletti bianchi che alimentano il proliferare del fenomeno mafioso ed il disagio sociale che lo alimenta.

“E’ stato un pensiero di Stato a definire la mafia un fenomeno illegale” ci spiega Santino e pertanto possiamo concludere non dobbiamo correre il rischio che un pensiero di Stato oggi possa indurci a confonderne e sottovalutarne la presenza.

Sebastiano Ardita

(Magistrato e membro del Consiglio Superiore della Magistratura)

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