Angelo Siino, mafioso con la “littra” , autentico stratega degli affari della mafia siciliana a Castelvetrano, era di casa. Varie inchieste e gli appalti a Lui collegati ne sono la prova. Del resto è lo stesso Siino ad ammetterlo, dopo essersi pentito. Dopo l’accordo tra Riina e Don Ciccio Messina Denaro, avvenuto alla fine degli anni 70 ,a Castelvetrano per Siino si spalancarono le porte, anzi i portoni.

Angelo Siino “BRONSON”, il mafioso che guidò la Papamobile. Assomigliava a Bronson, all’attore Charles Bronson. Quel cognome lo scelse come pseudonimo per correre

Le cose – dirà Siino ai magistratiandavano a questo modo. I “politici”, che di volta in volta potevano essere sindaci o assessori comunali e regionali, bandivano le gare degli appalti di servizi, più spesso di opere pubbliche, di solito decise dopo una consultazione con gli altri sodali, di cui generalmente mi occupavo io; quindi, la mia mediazione si svolgeva con gli imprenditori designati e concordati con i capimafia locali. Come suole dirsi, rappresentavo l’ interfaccia.

Angelo Siino, «pentito» eccellente e collaboratore di giustizia, dopo aver svelato nelle aule di tribunali i volti e i meccanismi del potere mafioso, ha raccontato la sua vita attraverso la penna del suo storico avvocato. Il libro “Vita di un Uomo di mondo” scritto in collaborazione con il suo avvocato, Alfredo Galasso è un prezioso documento sul quel periodo storico. L’uomo conosciuto come il ministro dei Lavori Pubblici di Cosa Nostra, colui che per anni ha gestito da parte mafiosa l’affidamento di molti appalti, si racconta in prima persona e parla delle sue frequentazioni con i boss con politici e con gente della borghesia siciliana

Castelvetrano, roccaforte dei Messina Denaro apre le porte ad Angelo Siino e ai corleonesi, subito dopo il sequestro del suocero dei Salvo, Corleo. Inizia la stagione dei grandi affari per i Messina Denaro e per i loro amici locali che gestivano la vita pubblica ed erano in grado di poter stabilire il mercato degli appalti e degli espropri

La verità muore con i depistaggi e quando si confondono le prove per finalità politiche o di parte. Anche Lirio Abate , nel suo libro “U siccu” parla di questo grande accordo tra i mafiosi corleonesi e quelli castelvetranesi dove ,Siino era chiamato a gestire gli affari e gli appalti di famigliaAbate, nel libro, parla anche di alcuni imprenditori locali che si sono arricchiti attraverso traffici speculativi protetti dai Messina Denaro e che avrebbero portato palate di soldi anche alla famiglia mafiosa

Siino si sente a casa

Siino si sentiva a “casa” a Castelvetrano. Anche dentro il Comune “il ministro” fu bene accolto. Lo dimostrano anche le gare che riuscì ad aggiudicarsi. Lui agiva per conto di una galassia di aziende controllate dal comitato d’affari mafioso e politico siciliano. Diversi i riscontri che attestano questo periodo sporco . Siino sapeva di poter contare su alcuni politici, professionisti e funzionari del comune vicini alla famiglia mafiosa. Le collaborazioni erano aperte e rendevano anche molto. Ci sono documenti che lo dimostrano e anche le sue affermazioni.Don Ciccio Messina Denaro, padre di Matteo mi disse che gli amici mi avrebbero fatto guadagnare un sacco di soldi”. Questo è un primo passaggio che indica l’accordo tra Siino e i Messina Denaro e ancora aggiunge:” Ho visto Matteo in una riunione a casa di Filippo Guttadauro (cognato di Matteo Messina Denaro, ndr) con Francesco Messina (capomafia di Mazara del Vallo) erano presenti anche un certo Saverio Furnari, che poi fu quello che mi diede informazioni su Patti e c’erano anche dei personaggi di Campobello di Mazara per fare affari

Tra gli anni 80 e fino al suo arresto avvenuto nel 1991 sono diversi gli affari andati avanti

Siino, massone, si sarebbe anche adoperato per “aggiustare” alcuni processi che riguardavano sempre Riina e per questa ragione aveva contattato alcuni personaggi “al di sopra di ogni sospetto” che avevano promesso il loro interessamento a favore del numero uno della mafia.

Nell’ordine di arresto, frutto delle dichiarazioni di Siino , si parla dell’appalto delle fogne di Marinella di Selinunte e di quelle di Petrosino del 1989 e del pestaggio compiuto in danno all’ex commissario del comune , Amindore Ambrosetti a Palermo compiuto dal boss Pino Capo ,poi ucciso da Matteo Messina Denaro. Il torto di Ambrosetti era stato quello di opporsi a questi affari

Insomma, a leggere l’ordinanza di arresto di quell’inchiesta si comprende quanto forte era l’agire di Siino a Castelvetrano. Giusto per fare degli esempi a supporto, ricordiamo due gare che, oltre a portar soldi al comitato, avevano una particolare e strana azione collaterale: “generare contenziosi con il comune” . Un metodo usato da Siino anche in altre realtà pubbliche siciliane.

Nel 1988 la ” Siino Costruzioni“, si aggiudica una gara di svariati miliardi con il comune di Castelvetrano. Iniziano i lavori ,ma a causa della solita “sospensione dei lavori“, ordinata dalla Direzione comunale, il 10 novembre 1989 , si crea un danno per la società del boss. Siino farà causa al comune ,chiedendo un risarcimento di centinaia di milioni di lire. La causa, fortunatamente per le casse comunali, si bloccherà nel 2016 a Marsala ,per un casuale vizio giudiziario. Il Tribunale rigettò l’istanza per incompetenza territoriale. L’amministratore giudiziario della Siino costruzioni chiese 1, 5 milioni di Euro per quel danno. Il metodo del contenzioso facile con i comuni puzza molto. Peccato che la magistratura su questi enormi contenziosi che hanno riguardato anche facoltose famiglie locali , non ci abbia mai messo le mani. Questi strani errori che sono costati carissimi ai cittadini che ancora pagano.

La mafia e il malaffare ci provavano ad approfittare delle “ingenuità” degli uffici.

Pur non essendoci, ad oggi, un solo indagato per questi errori, la statistica di quel tempo ci dice che qualcosa non andava per il verso giusto negli uffici comunali.Con queste sospensioni dei lavori provocarono danni enormi al comune. Danni anche per errate procedure negli espropri che il comune sta ancora pagando. Tornando a Siino, nonostante il contenzioso con la sua ditta avesse avuto inizio già nel 1990 , il comune di Castelvetrano ci ricade ancora nell’errore della “sospensione dei lavori” . Nell’estate del 1993 si fermano i lavori per la Saiseb. Ancora una volta, a far ricorso, un’azienda ritenuta vicina alla galassia Siino e con il solito errore. Stranamente nei contratti, non si prevedeva la clausola dell’interruzione , a tutela degli interessi dell’Ente

Siino sapeva bene che gli errori, erano come la manna dal cielo per il comitato . Per avere denaro in più negli appalti e rimpinguare la filiera, era necessario generare contenziosi di milioni di euro. Ovviamente, ci voleva qualcuno che commettesse l’errore dentro gli enti. La vicenda più nota , a proposito di contenzioso, è quella della Saiseb con il comune di Castelvetrano. Vicenda che è costata oltre 4 milioni di Euro al comune
Siino, il “ministro dei lavori pubblici” di Cosa Nostra ha raccontato i segreti dell’intreccio politica-mafia molte volte. Non ha spiegato bene il sistema dei contenziosi milionari. Guarda caso, la Saiseb , azienda “raccomandata” da Siino , nel suo caso ha avuto ragione. Un altro episodio, stranamente, di “interruzione dei lavori”. Stavolta il fatto, succede a Selinunte e nell’estate del 1993. Secondo alcune sue dichiarazioni ,Siino con l’aiuto dei suoi amici riuscì, a Castelvetrano a far ritirare una nota azienda di Trapani che aveva presentato regolare partecipazione alla gara di oltre 12 miliardi di lire. l’obiettivo erano le fognature di Marinella di Selinunte. Quel lavoro lo doveva fare la SAISEB, punto e basta. E cosi fu.

Siino era pezzo da 90. Lui stesso ha ammesso ,nelle sue dichiarazioni che, a Castelvetrano, incontrava i Messina Denaro, i politici potenti del tempo e anche diversi professionisti utili ai lavori da espletare. Riunioni utili a chiudere accordi precisi sul da farsi. Su questi grandi lavori, Siino faceva in modo di accontentare tutti gli amici di politici e mafiosi. “Hannu a travagghiari l’amici nostri”. E così fu. Ma le aziende controllate dal sistema Siino , avevano vita facile anche nel Belice. Dopo l’ok della mafia locale, Siino ebbe campo libero.Anche le aziende fornitrici di materiali edili o similari venivano scelte da gruppo. Una concorrenza di mercato controllata

Siino, nel libro che ha scritto “Vita di un uomo di mondo ” parla di quanti soldi e quanto potere ha gestito nella Sicilia di quel tempo. Sono ventototto capitoli densi di episodi raccolti con l’aiuto e la passione del suo avvocato Alfredo Galasso, che l’autore chiama sempre rispettosamente “il professore”. Autobiografia di uno dei più importati pentiti, mescolata a “ragionamenti” intorno a una Sicilia avvolta ancora dai misteri.Ci sono i principi e i conti della Sicilia più sfarzosa o decadente e ci sono i capi storici delle “famiglie” più aristocratiche, personaggi di fama dubbia come Salvo Lima e Michele Sindona, senatori della Repubblica come Giulio Andreotti e Marcello Dell’Utri. Ci sono i ricordi dei viaggi fra i lussi di Parigi e quelli nei gironi del carcere dell’Asinara, delle battute di caccia con le “mangiate” e le “parlate” nelle masserie dei boss, ci sono  i retroscena di certe vicende che hanno fatto tremare un’isola e anche l’Italia intera. Lui è quello che ha fatto ricca la mafia di Palermo. E che poi l’ha rumorosamente ripudiata.

L’incipit del racconto è fulminante: “Sono e mi chiamo Angelo Siino, nato a San Giuseppe Jato il 22 marzo del 1944. Ho ripetuto queste generalità cento volte dinanzi ai Tribunali e alle Corti di tutt’Italia, fino a perderne il senso reale, il senso della mia vita”. Leggere questo libro è importante. Conoscere i fatti, saperli contestualizzarli e valutarli con l’occhio critico di chi non si fa ingannare dai giochi di parole, è fondamentale. La verità e la storia documentata sono elementi fondamentali per il trionfo della vera conoscenza.La verità , se la si cerca veramente, non vive di proclami e neanche di fanatismi senza costrutto. Vive, la verità, di coraggio, di fatti circostanziati e osservati con obiettività , senza ascoltare la rabbia interiore soggettiva e senza partigianerie . Chi cerca la verità non deve sentirsi eroe e neanche vittima. Se lo fa , fa solo il suo dovere di cittadino perbene.Sarebbe interessante chiedere Siino che ha già detto molto, quali politici incontrava e quali professionisti Castelvetrano su ordine di Don Ciccio. Magari potrebbe confermare i nomi presenti in alcuni verbali, già scritti , a l tempo, da poliziotti e carabinieri coraggiosi e finiti nei cassetti di sabbia. Qualche furbetto dell’epoca di sicuro gira ancora

Fonte: Repubblica, Documenti

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