Sanità, parla un imprenditore:
“Pagare per non perdere la gara”

Il verbale del nisseno Salvatore Navarra

Sembra che, finalmente si aprano squarci sulle ruberie della sanità siciliana. Coraggiosi Pm stanno facendo piena luce sullo schifo relativo alla sanità siciliana. Gli imprenditori parlano e i politici tremano. Si arriverà anche a loro? I magistrati guarderanno anche nei cassetti dell’assessorato? Guarderanno anche nella penosa giungla delle clientele politiche utili a piazzare primari e dare convenzioni milionarie ai privati? Forse si fermeranno. Peccato. Se la Giustizia si fermerà solo a quattro corrotti non avrà trionfato. L’inchiesta dovrebbe far luce sui tanti favori fatti dai politici tramite i burocrati da loro nominati. Uno schifo su cui nessuno ha mai indagato. Si dovrebbe guardare bene su chi ha voluto Damiani a Trapani

PALERMO – L’imprenditore conferma la corruzione. Salvatore Navarra avrebbe promesso una tangente da un milione di euro al faccendiere Salvatore Manganaro, che agiva per conto di Fabio Damiani, ex manager dell’Asp di Trapani, provveditore dell’Asp di Palermo e responsabile della Centrale unica di committenza della Regione siciliana.

Navarra è fra gli arrestati del blitz del Nucleo di polizia economico- finanziaria che vede coinvolto anche l’ex manager Antonio Candela.

I soldi, così ricostruisce Navarra, servivano affinché la società Pfe, di cui è presidente, ottenesse l’appalto delle pulizie negli ospedali siciliani. O meglio, affinché non venisse danneggiata e tagliata fuori dal maxi appalto da 227 milioni di euro.

A fine luglio l’imprenditore nisseno è seduto davanti ai pubblici ministeri Giacomo Brandini e Giovanni Antoci che guidano l’inchiesta, coordinati dal procuratore aggiunto Sergio Demontis.

Damiani e Manganaro sono stati intercettati mentre concordavano “a tavolino” i punteggi da attribuire alle offerte in modo da pilotare l’aggiudicazione. Il 7 novembre 2018 Damiani spiegava a Manganaro che Navarra ad un certo punto voleva tirarsi indietro. Come se temesse qualcosa. Manganaro era convinto che in realtà si “scantava” non per Damiani “ma per i cazzi che potrebbe avere lui”, perché forse “sa qualcosa più di noi”. Si riferiva a delle indagini “sul papà della situazione Montante”. Evocava situazioni scottanti che dovevano uscire fuori e di cui Navarra era venuto a conoscenza a Milano, dove la Pfe ha una sede.

“Fu Manganaro a fare cenno alla gara per l’appalto del servizio di pulizia per le strutture sanitarie della Sicilia – mette a verbale Navarra -, dopo allusioni di vario genere, mostrando di essere a conoscenza di dettagli specifici alla gara, giunse a prospettarmi la possibilità di potermi aiutare, grazie ai suoi rapporti con Damiani, nella gara delle pulizie, per la quale ritengo che la mia azienda, Pfe, era tra le favorite”.

Pfe aveva solidità economica e know how, ma Navarra ad un certo punto temette che non bastassero. Manganaro “credo nel mese di ottobre mi venne a trovare a Caltanissetta dopo avermi chiesto un appuntamento – aggiunge – arrivò all’incontro molto nervoso, era portavoce dell’incazzatura del Damiani in quanto secondo lui stavo facendo loro perdere troppo tempo mi disse che la gara era importante è che molte altre ditte erano interessate e che io avrei dovuto fare una proposta economica a loro, se non volevo perdere la gara. Peraltro in quel momento la commissione di gara sta valutando i progetti tecnici ovvero ci trovavamo nel momento più delicato e alla gara stessa”.

Per sbaragliare la concorrenza “Manganaro mi propose la consegna di un pen drive dicendomi che all’interno vi erano i progetti presentati per la gara delle pulizie dalle altre ditte e che Damiani voleva avere le mie considerazioni tecniche su tali progetti. Mi disse esplicitamente che lui e Damiani aspettavano una risposta nell’ordine una proposta di tipo economico… per cui io mi assunsi l’impegno di addivenire un accordo con loro per vincere la gara delle pulizie impegnandomi a corrispondere a Manganaro e a Damiani un riconoscimento di tipo economico”.

Solo che, prosegue Navarra, “l’impegno assunto nei giorni a seguire mi tormentava e non mi lasciava dormire per cui anche per non tradire l’etica aziendale che avevo sempre perseguito decisi di recedere dall’accordo che in qualche misura avevo raggiunto con Manganaro”.

In realtà ben presto ci ripensò: “Sono stato io ormai corroso dalla preoccupazione per la gare, conscio di quello che mi aveva richiesto a proporre una somma da cinquecentomila a un milione per ringraziarmi il presidente della commissione della gara delle pulizie… mi rispose che poteva andare bene anche la somma di 750 mila euro ma che mi avrebbe fatto sapere se fosse stato necessario salire fino ad un milione”

Fonte: Live Sicilia

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